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Arance dello Zimbabwe a Catania. E’ bufera social !

Arance dello Zimbabwe a Catania. E’ bufera social !
“Sotto casa a Catania, stasera, all’interno di un punto vendita di una importante catena della Gdo, arance dello Zimbabwe. A Catania. Fa riflettere, no? A me si! Ma non contro lo Zimbabwe…”. E sotto, la foto di “Valencia” in cassetta riutilizzabile con il cartellino che indica il prezzo (1,79 euro il chilo) la categoria (seconda) e non lascia dubbi sull’origine (anche se al nome del Paese manca una lettera…).
“Penso sia normale e strano allo stesso tempo, sicuramente fa riflettere”, dice a Italiafruit News Argentati. “Quel che è certo è che dobbiamo rafforzare la filiera siciliana per valorizzare meglio le nostre le produzioni; che lo Zimbabwe venga a vendere a Catania fa sorridere ma rappresenta anche uno stimolo, un richiamo a fare rete e sistemaperché, e questa vicenda lo conferma, non siamo soli a produrre e dobbiamo crescere, migliorare, organizzarci”. Senza colpevolizzare nessuno: “La Gdo mette sullo scaffale quello che riesce a vendere, noi dobbiamo puntare sul consumatore. Le nostre arance, in primis quelle Rosse, sono uniche: dimostriamolo. In Italia e all’estero”.
Di varia intonazione i commenti al post: “A me fa riflettere il prezzo, dallo Zimbabwe a solo 1,79 euro”, scrive Giuseppe Guagliardi, grossista al Maas di Catania: “Materia prima, packaging, trasporto in container, importatore, piattaforma Gdo e punto vendita”. Domanda sottintesa: come fanno a starci dentro? “Probabilmente in questo momento le arance africane sono presenti in tutti i mercati europei ed extraeuropei” commenta Paolo. “Agrumeti di proprietà olandese o inglese e manodopera dai costi irrisori: questo spiega il prezzo di vendita. Economie di scala, concentrazione dell’offerta e logistica che funziona”. E a chi scrive di auspicare barriere commerciali, Paolo replica: “Con i dazi i produttori morirebbero domani. Nei supermercati esteri i prodotti li distribuiscono gli olandesi e gli spagnoli. Li prendono in ogni parte del mondo. Dell’Italia gliene frega come frega a me delle abitudini dei moscerini: nulla”.
Mauro non ha dubbi: è una vicenda che deve insegnare. “Ci si dovrebbe chiedere perché le mele Melinda e quelle dell’Alto Adige sono in tutti i supermercati italiani mentre le arance siciliane non sono neanche a Catania… Forse serve guardarsi in casa e capire cosa non va”.
Ma l’agronomo Corrado Vigo mette i puntini sulle “i”: “A parte la concentrazione della produzione, ed il marketing, sono tipologie di frutti diversi. La mela si raccoglie acerba, si conserva per un anno, anno e mezzo in cella frigorifera e viene venduta secondo un preciso calendario, per evitare flessione nei prezzi. Le arance si raccolgono mature, hanno un contenuto in acqua molto maggiore, un limite alla conservazione in cella frigorifera che non supera il mese per alcune varietà, due mesi per altre, e nemmeno 10 giorni per taluni mandarini/mandarino simili. Non si possono fare comparazioni fra i due frutti. Mai”.


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