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Abruzzo – “L’utilizzo di canadair per lo spegnimento degli incendi dovrebbe essere in mano pubblica” !

Abruzzo – “L’utilizzo di canadair per lo spegnimento degli incendi dovrebbe essere in mano pubblica” !

SULMONA – “L’utilizzo di canadair per lo spegnimento degli incendi dovrebbe essere completamente in mano pubblica, non subappaltato ai privati, essendo la tutela ambientale un servizio pubblico essenziale”.

Parole non banali dette ad AbruzzoWeb da chi, come l’ex ufficiale del Corpo forestale dello Stato Luigi Ranieri, gli incendi li ha combattuti per tutta la vita lavorativa, in ogni angolo d’Italia.

Ora è andato in pensione, e nei mesi scorsi ha assistito attonito come tutti gli abruzzesi e italiani agli incendi dolosi che hanno devastato le montagne del Centro Abruzzo.

A diffondersi e rimbalzare all’impazzata, non solo nel web, i sospetti e le dietrologie su chi possa avere interesse ad appiccare incendi, oltre ai malati di mente conosciuti come piromani.

Un sospetto, non suffragato da nessuna evidenza, prova o inchiesta giudiziaria, che ha investito anche il ricco “business del fuoco”.

A differenza di altre regioni, l’Abruzzo non ha una sua flotta e nelle fasi più delicate dell’emergenza hanno operato alcuni canadair ed elicotteri di quella statale, composta da 16 canadair CL415, e 4 elicotteri Erickson S64F, uno dei quali considerato riserva tecnica, e altri 8 elicotteri del Comparto difesa e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

Ci sono poi le flotte di nove regioni, in totale 50 elicotteri. Per l’esattezza la Sardegna ne ha 12, la Toscana 10, la Campania 8, il Lazio 7, il Piemonte 5, Lombardia e 4, la Liguria 2, il Veneto e il Friuli 1.

Sia la flotta nazionale che quelle regionali sono, tuttavia, di fatto affidate a società private. Società che guadagnano 15 mila euro per un’ora di volo dei canadair e 5 mila per un’ora di volo degli elicotteri, più i compensi per logistica e manutenzione. Sommando i fatturati 2016 di queste società, si sfiora quota 250 milioni di euro.

A tal proposito, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) da marzo 2017 sta conducendo un’istruttoria proprio sugli appalti sia nazionali che regionali per i servizi di antincendio boschivo, sospettando una presunta “intesa anticoncorrenziale” e la “turbativa d’asta”, in atto dal 2000 tra alcuni dei principali operatori del mercato.

“Non si possono lanciare accuse senza uno straccio di prova o indizi – tiene a precisare l’ex ufficiale – ma in linea di principio, e proprio per azzerare ogni possibilità di sospetto, sarebbe saggio che lo spegnimento incendi fosse in completa mano pubblica. Del resto, nella Forestale posso garantire che c’erano piloti straordinari, che ora non so a che mansione siano stati affidati”.

“Sul Morrone e altrove in Abruzzo è evidente che c’è stata un’azione coordinata e pianificata da parte dei misteriosi incendiari, che non possono essere solo matti isolati – prosegue Ranieri – Ma l’interesse economico io non lo vedo. La legge impedisce di fare qualsivoglia cosa nell’area interessata dall’incendio, per molti anni, in primis i cambi di destinazione dei terreni. Il rimboschiomento può essere concesso solo in casi molto limitati”.

“In Sicilia hanno comunque arrestato volontari dei vigili del fuoco che hanno appiccato incendi per garantirsi rimborsi nelle conseguenti azioni di spegnimento, qualcosa di analogo è accaduto in Calabria con gli operai forestali. Solo le indagini potranno dire con ragionevole certezza quello che è accaduto, e appurare eventuali crimini”, fa notare.

Per Ranieri la vera criticità da risolvere subito è, comunque, il drammatico depotenziamento delle forze da impiegare nelle emergenze incendi, che avvenuto a seguito dell’accorpamento del corpo forestale ai Carabinieri, disposto dal contestato decreto del ministro della Funzione pubblica Marianna Madia.

A questo ha fatto seguito la famosa circolare 7 luglio 2017 del Comando dei Carabinieri con il quale si dispone che anche le ex Guardie Forestali in caso di incendi non debbano mettersi a spegnere, ma limitarsi ad avvisare i Vigili del fuoco, a parte piccoli focolai.

Sull’emergenza incendi hanno pesato, poi, le procedure e pastoie burocratiche che lasciano inutilizzati molti degli elicotteri e autobotti della ex Forestale.

“Una cosa è certa – commenta l’ex ufficiale – gli incendi si combattono anche e soprattutto a terra, e sul campo, sul fronte del fuoco, in Italia sono venute meno 7 mila persone capace di farlo, che conoscevano il territorio, erano distribuite in modo capillare, avevano la formazione per intervenire in modo efficace e tempestivo. Bisogna infatti capire che la velocità è tutto. Faccio alcuni esempi: anche nel 1985 divampò un incendio sul monte Giano, sopra Antrodoco, al confine tra Lazio e Abruzzo, ma intervenimmo subito e i danni furono limitatissimi, ora invece l’incendio si sta mangiando ettari di bosco, e non si riesce ancora a fermarlo”.

“Lo stesso dicasi dell’incendio a Fonte Vetica, a Campo Imperatore di inizio agosto. È davvero sorprendete che le fiamme abbiano avuto il tempo di avanzare sulla prateria e raggiungere le pinete e le faggete. E ovviamente lo stesso ragionamento va fatto sugli incendi che hanno devastato le montagne intorno alla valle Peligna”, rievoca.

L’ex ufficiale fa infatti notare che “la partita decisiva si gioca quando l’incendio è ancora controllabile, appena divampa, e si avvistano le prime colonne di fumo. I canadair sono importanti, ma non possono fare miracoli quando il fronte è già molto ampio – svela – Inoltre, per quel che riguarda il super elicottero Erickson, che ha operato sul Morrone, andrebbe spiegato che ha un’autonomia di carburante limitata e la sua efficacia è ottimale nelle aree costiere, dove può rifornirsi in breve tempo di acqua, molto meno lo è in impervie aree montane, dove deve percorrere lunghe distanze”.

“Gli incendiari conoscono molto bene il territorio e per contrastare la loro opera criminale, serve altrettanta conoscenza  e presenza del territorio – conclude – È impossibile riempire i nostri boschi e foreste di telecamere e sensori, come si è sentito dire nelle concitate ore dell’emergenza. Serve piuttosto la collaborazione della popolazione, dei residenti, sono loro le prime sentinelle, e poi serve un corpo preparato, anch’esso presente costantemente sul territorio, come lo era la Forestale, di cui mi onoro di aver fatto parte”.

abruzzoweb



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