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Allarme dispersione scolastica in Sicilia. I dati sono allarmanti

Allarme dispersione scolastica in Sicilia. I dati sono allarmanti

Abbandonano gli studi superiori prima di completarli oppure si diplomano con scarse competenze. È il destino di 37 giovani siciliani su cento di età compresa fra i 18 e i 24 anni. Ad apporre la firma sull’ennesima bocciatura nei confronti della scuola isolana è Roberto Ricci, responsabile dell’area prove dell’Invalsi, che ha pubblicato uno studio sulla dispersione scolastica “implicita”.

“Esiste una forma meno visibile di dispersione scolastica – spiega Ricci nel suo dossier – che sfugge alle statistiche”. E’ la cosiddetta dispersione scolastica implicita: quella quota non trascurabile di studenti che terminano il loro percorso scolastico, ma senza raggiungere, nemmeno lontanamente, i traguardi minimi previsti dopo 13 anni di scuola”.

A questi ultimi, vanno aggiunti i giovani adulti che hanno gettato la spugna prima di completare i cinque anni di scuola superiore: quella quota di giovani che alimenta la cosiddetta dispersione scolastica esplicita. E per l’Isola è una specie di bollettino di guerra. Perché al 24 per cento di giovani (18/24enni) siciliani che abbandonano gli studi prematuramente occorre aggiungere un 13 per cento di diplomati con competenze in lettura, matematica e inglese paragonabili a quelle che hanno i ragazzini della terza media. Sono in altre parole indietro di un intero ciclo di studi. E in Sicilia sono tantissimi: il 37 per cento, appunto. La Sicilia è superata di poco soltanto la Calabria, col 37,4 per cento.

Per comprendere l’enorme distanza che separa la Sicilia dagli standard europei basta citare un solo dato: il 10 per cento di dispersione scolastica prefissato per l’Italia come obiettivo da raggiungere prima possibile. Secondo gli studiosi, una misura per contrastare la dispersione è l’aumento del tempo-scuola soprattutto nelle realtà più degradate. E, in Sicilia, qualcosa si muove. La scorsa primavera, la Regione e il ministero dell’Istruzione hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che per quindici istituti siciliani prevede anche l’ampliamento dell’offerta formativa attraverso il potenziamento extracurriculare degli insegnamenti di base. A Palermo sono tre gli istituti comprensivi che dallo scorso 12 settembre fruiscono di questa  opportunità: l’istituto comprensivo Rita Atria, alle spalle della Cala, l’istituto Giovanni Falcone/Fondo Raffo allo Zen e l’istituto comprensivo Giuliana Saladino al Cep. Oltre alle tre scuole palermitane, la sperimentazione riguarda gli istituti comprensivi Quasimodo di Agrigento, Vittorio Veneto di Caltanissetta, Cesare Battisti e Livio Tempesta di Catania, Neglia di Enna, Albino Luciani e Villa Lina di Messina, Traina di Vittoria, Chindemi di Siracusa e Nasi di Trapani.

“Contrastare la dispersione scolastica – dice l’assessore regionale all’Istruzione, Roberto Lagalla – è stato uno dei primi obiettivi avviati dal governo Musumeci. La dispersione scolastica è un fenomeno nazionale e al Sud diventa drammatico perché alimentato da un contesto sociale ed economico a oggi ancora particolarmente complesso”. Ricordando l’avvio della sperimentazione negli istituti “a rischio”, Lagalla rileva che “il prolungamento del tempo scolastico è sicuramente uno strumento fondamentale per favorire il processo formativo dei ragazzi, ampliando l’offerta dell’attività educativa e così contribuendo positivamente agli esiti scolastici”.



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