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Calabria, Truffa a finanziamenti europei. coinvolto il personale Forestale

Calabria, Truffa a finanziamenti europei. coinvolto il personale Forestale

CATANZARO «Tutto il personale operaio dell’Azienda, a eccezione delle guardie giurate e degli operai impiegati nei lavori urgenti, è stato utilizzato a tempo pieno ed è ancora oggi utilizzato a tempo pieno per i progetti finanziati con fondi Por; si tratta di almeno il 90% degli operai».
Alfredo Allevato, ex dirigente di Calabria Verde, racconta ai finanzieri che lo interrogano l’ultimo step della procedura che ha inguaiato il management dell’agenzia regionale. Quei progetti, finanziati con i fondi europei, sarebbero dovuti essere riservati a lavori straordinari. Invece sono serviti a retribuire le assai ordinarie attività dei forestali. È stata la giunta regionale ad assegnarli a Calabria Verde, secondo una serie di atti finiti nei faldoni dell’inchiesta.
Comincia tutto nel 2014, quando un atto di indirizzo progetta “Iniziative di accelerazione, messa in salvaguardia del Por Fesr Calabria 2007/2013 e utilizzo delle economie”. Ai tempi non si pensa ancora a Calabria Verde. L’idea arriva più tardi. Il nuovo piano finanziario per la spesa dei fondi europei viene approvato l’11 agosto 2015 e, in quell’ambito, si inseriscono due Obiettivi operativi che sembrano fatti apposta per lo scopo: “Realizzare il riefficientamento del sistema idraulico” e “Mitigare il rischio da frana, esondazione ed erosione costiera e di sisma”. Gli interventi vanno effettuati in zone a rischio molto elevato (R4) o elevato (R3), proprio perché straordinari.

CARTEGGI TRA I DIPARTIMENTI È il dipartimento Lavori pubblici a coinvolgere Calabria Verde per chiedere ai vertici dell’ente «di verificare all’interno della propria struttura tecnica la presenza di progettazioni coerenti con gli obiettivi e le finalità espresse dagli obiettivi operativi e linee di intervento di propria competenza, di livello cantierabile e la cui ultimazione dei lavori possa essere ricompresa entro i termini di eleggibilità della spesa del Por». È il 17 maggio 2015. Due giorni dopo, dall’agenzia guidata all’epoca da Paolo Furgiuele arrivano le schede di sintesi degli interventi: in totale si potrebbe certificare una spesa di quasi 120 milioni di euro.
Alla proposta di Calabria Verde seguono due pareri di conformità («ai regolamenti, direttive e decisioni comunitarie», che arrivano dal dg reggente del dipartimento Presidenza e dal dg dei Lavori pubblici) e uno di «coerenza programmatica», firmato dall’Autorità di Gestione del Por Calabria Fesr 2007/2013. Insomma, l’assegnazione dei fondi, dal punto di vista burocratico, appare “blindata”. Tant’è che la delibera arriva su proposta del governatore Mario Oliverio: oltre 100 milioni di euro confluiscono nelle casse di Calabria Verde. La giunta, tra l’altro, dà mandato al dipartimento Programmazione di «costituire una task force delegata delle attività di supporto all’azienda Calabria Verde nelle fasi di rendicontazione delle operazioni finanziate».

LE ANTICIPAZIONI Non è tutto: all’ente regionale arrivano addirittura delle anticipazioni. La prima è del 16 settembre: il dipartimento Lavori pubblici trasferisce sul conto di Calabria Verde 15 milioni di euro sulla base dell’Accordo di programma sottoscritto per portare a termine gli interventi sul dissesto idrogeologico. Quell’accordo – che richiama tutti i pareri di conformità espressi dalla burocrazia regionale – prevede l’erogazione di una prima anticipazione «pari al 50% degli importi finanziati». E infatti, con altri due decreti – il 23 settembre e il 21 dicembre 2015 – vengono sbloccati quasi 40 milioni di euro. Il tutto viene completato con una certa fretta, visto che il «una eventuale mancata erogazione entro il 31 dicembre 2015 del pagamento intermedio provocherebbe all’amministrazione regionale un danno, in quanto causerebbe una consistente riduzione della spesa certificabile». Bisognava sbrigarsi.

UNA «COLOSSALE MISTIFICAZIONE» E proprio la fretta inguaia Calabria Verde. Le informative redatte dalla Guardia di finanza sono impietose: «I progetti – scrivono gli investigatori – sono stati redatti sulla base di format preimpostati e non è stato dato alcun peso alle effettive necessità delle singole zone. Le stesse aree sono state individuate solo ed esclusivamente sulla base dell’esigenza di impiegare il personale nelle zone limitrofe ai cantieri già aperti e quindi a non sconvolgere la vita dell’azienda». Nessuna operazione straordinaria: era soltanto un modo per retribuire i forestali con i soldi di Bruxelles.
In pratica «tutta la progettualità approvata e finanziata dalla Regione sembra essere nulla più di una colossale mistificazione prodotta dall’azienda regionale per sostenere le proprie spese di amministrazione ordinaria e senza che fosse minimamente valutata l’effettiva utilità degli interventi progettati».
Che le idee non siano appropriate lo spiegano ingegneri e dipendenti convocati dagli investigatori. Non hanno dubbi: «Per ottenere un lavoro davvero efficace di riefficientamento degli alvei e di mitigazione del rischio frane, sarebbe stato necessario distinguere nettamente da zona a zona gli interventi da effettuare». Ma allora perché quei progetti sono stati approvati?

IL PLACET DELLA REGIONE «Le indicazioni del mio caposettore – racconta ai finanzieri un tecnico di Calabria Verde – erano che i progetti da finanziare con fondi europei erano principalmente determinati in base agli stipendi da corrispondere ai lavoratori della zona». Manodopera pagata con i finanziamenti assegnati ai progetti dalla Regione.
Nelle stanze dell’agenzia regionale, più d’uno solleva perplessità. In particolare l’ingegnere Saverio Autolitano. Che – lo racconta nell’aprile 2016 – contesta la tempistica dell’assegnazione dei fondi («gli atti amministrativi della Regione sono intervenuti con notevole ritardo») e racconta la “rivoluzione sbagliata” nell’approccio ai finanziamenti europei: «Nella mia pregressa esperienza ero abituato a valorizzare economicamente i finanziamenti secondo le opere da eseguire». A Calabria Verde, invece, la progettazione si adeguava «alla forza lavoro presente sul territorio». Non ai progetti, ma ai dipendenti: «Tale indicazione – spiega – mi pervenne da parte del responsabile unico del procedimento dei fondi Por, Alfredo Allevato, il quale presumo l’abbia ottenuta da parte degli uffici regionali».
Gli investigatori, nell’informativa che racconta la presunta truffa ai fondi europei, spiegano che i progetti allestiti da Calabria Verde erano stati “abbelliti” «al solo scopo di ottenere il placet degli organi regionali». Di più: «La dirigenza non si è minimamente occupata della realizzabilità prima e dell’effettiva realizzazione poi dei lavori promessi alla Regione». Insomma, Calabria Verde «non aveva la possibilità di realizzare alcuna opera fisica e né Allevato né Furgiuele si sono preoccupati di promuovere gli investimenti che avrebbero consentito un tale risultato».

BUROCRAZIA INGANNATA? Davanti ai finanzieri finisce pure Fortunato Varone, che al tempo della concessione dei fondi Por (maggio 2015) svolgeva le funzioni di Autorità di gestione. Era il manager deputato a stabilire, «per conto della Regione, se i progetti fossero finanziabili o meno con i fondi comunitari». Il 7 giugno 2016 – quando mancano tre mesi al blitz che porterà in carcere Furgiuele e Allevato – Varone ricorda gli step burocratici: è Calabria Verde a fornire le schede dei 192 interventi al dipartimento Lavori pubblici che, «dopo aver effettuato una verifica sulla fattibilità degli stessi, ha inviato il parere al mio dipartimento». Varone chiede alla società esterna che si occupa dell’assistenza tecnica all’Autorità di gestione, «di procedere all’istruttoria e alla redazione del parere di coerenza programmatica». Coerenza confermata, per cui il manager appone la propria firma sull’atto che porterà alla delibera di giunta da 100 milioni di euro. Il dirigente, però, si smarca: «Ricordo – spiega – che segnalammo ai rappresentanti dell’ente che gli interventi dovevano essere di natura straordinaria», cioè «non dovevano rientrare nelle attività svolte ordinariamente dall’azienda». Sarebbero le schede, in sostanza ad aver tratto in inganno gli uffici della Regione. Furgiuele e Allevato avrebbero indotto «illegittimamente i funzionari regionali a concedere i fondi comunitari».

«RISPETTAVAMO IL VOLERE DELLA REGIONE» I legali del manager responsabile delle procedure per i finanziamenti europei non la pensano allo stesso modo. E lo hanno scritto in una memoria difensiva depositata qualche giorno dopo l’arresto del loro assistito. «L’architrave dell’indagine», per Riccardo Adamo e Giuseppe Mastrangelo, è la distrazione dei fondi europei per il pagamento degli stipendi. Ma «nessuna delle determine» che hanno trasferito le somme a Calabria è «da considerare frutto dell’iniziativa» di Allevato. Erano tutte «rispettose dei voleri regionali». Tant’è che la task force voluta dalla Regione per controllare la spesa «non ha mai sollevato alcun rilievo scritto né formalizzata alcuna contestazione». Sono le stesse osservazioni che Allevato, nove giorni dopo l’arresto, “gira” anche ad Aloisio Mariggiò, commissario straordinario di Calabria Verde: «Tutta la mia attività è intervenuta a valle di indirizzi e provvedimenti intrapresi da altri soggetti a me sovraordinati, quali Regione Calabria e direzione generale aziendale». È una chiamata in causa diretta, recapitata ad almeno due dipartimenti regionali (Lavori pubblici e Programmazione comunitaria) e alla giunta guidata da Mario Oliverio.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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