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Incendi, terremoti, alluvioni. E la prevenzione? La pioggia e l’autunno stanno arrivando

Incendi, terremoti, alluvioni. E la prevenzione? La pioggia e l’autunno stanno arrivando

L’Italia brucia. Da Nord a Sud questa è stata un’estate in cui abbiamo perso migliaia di ettari di boschi, di ossigeno, di vita, di fauna. Nulla di diverso rispetto al passato, scenari già visti, ma quest’anno abbiamo avuto molti più danni.Intervenire costa sempre tanto, come in ogni tragedia. Basta ricordare il terremoto, fare prevenzione costa milioni di euro, dopo la catastrofe la cifra sale: miliardi di euro e vite umane. Per gli incendi, ma anche per le alluvioni e per tutte le calamità naturali, il discorso è lo stesso.Senza tralasciare che quasi mai la colpa è al 100 per cento della natura, l’uomo ha una responsabilità primaria: a volte per incuria, a volte perché come recita un adagio: “Guerre, terremoti e peste, chi si spoglia e chi si veste”.

E allora l’elenco di chi ha un tornaconto diretto è lungo. In Sardegna, Sicilia, Calabria, territori dove trovare un lavoro è assai difficile e ormai è assodato che gli incendi sono quasi tutti di origine dolosa. A Ragusa sono stati indagati 15 vigili del fuoco volontari, questi vengono chiamati solo se c’è bisogno e dunque pagati solo se intervengono, parliamo di 10 euro l’ora. Fatti appurati da alcuni anni, ma che continuano, puntualmente, a verificarsi.Ci sono altri attori che hanno una posta in gioco molto alta: i proprietari dei canadair e chi si occupa del rimboschimento. Le flotte dei canadair sono private e in Italia ci sono sei società che offrono questo servizio, davvero poche per non poter applicare dei cartelli e rispondere in maniera “più o meno fittizia” alle gare pubbliche.

Il costo, all’anno, dei soli canadair è di 55 milioni di euro, a questo va aggiunto il costo per le ore di volo. L’Antitrust infatti sta indagando. Ma dalle cronache abruzzesi, emerge un altro business, anche questo in realtà affrontato anche in passato, il rimboschimento, che potrebbe essere affidato a privati attraverso gare di appalto dubbiose (il mercato elettronico era nato per porre fine alle gara di appalto pubbliche finte, ma l’inchiesta Consip, alla fine, ci svelerà se il trucco c’è sempre) .Altre centinaia di milioni di euro verranno spese per ripiantare gli esemplari bruciati. E la prevenzione? La sola prevenzione che per ora è tangibile sono i divieti. In molti boschi non si può più accedere. Limitare tutti, per colpa di alcuni che se ne infischieranno del divieto perché gli interessi sono altri e le pene non sono così elevate da fungere da deterrente. Iniziano a farsi sentire, flebilmente, idee nuove per il monitoraggio dei luoghi a rischio attraverso droni a lungo raggio, opportunamente equipaggiati che, grazie a rotte programmate, potrebbero abbattere sia i costi dei turni del personale che i tempi di reazione al verificarsi dell’evento ed essere fondamentali per la ricerca dei responsabili in caso di incendio individuato sul nascere e magari utilizzarli anche in caso di valanghe o lì dove è necessario portare ponti radio telefonici per agevolare le comunicazione dei soccorritori.

Investimenti di prevenzione che possono dare sicuramente lavoro, ma prima che l’irreparabile si verifichi. Vedremo quanti progetti verranno presi in considerazione, perché la pioggia e l’autunno stanno arrivando.

huffpost



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