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Arriva il cartellino rosso fiscale sui conti correnti bancari

Arriva il cartellino rosso fiscale sui conti correnti bancari

Parte il conto alla rovescia per il cartellino fiscale. Ad ogni correntista, nel biennio 2016-2017, verrà infatti attribuita una sorta di etichetta che lo renderà identificabile presso l’amministrazione finanziaria. E ad attribuire la targa saranno proprio gli intermediari finanziari. A questi, infatti, sarà demandato il compito di trasmettere alle autorità fiscali nazionali tutte le informazioni relative a saldi di conto, contro valori di vendita delle attività finanziarie, interessi, dividendi e tutti i dati dell’investitore stesso sia persona fisica, sia persona giuridica, per tutti i rapporti in essere prima e dopo il 31 dicembre 2015. Il tutto anche al fine di individuare i capital gain sulle compravendite di attività finanziarie. Non solo. A carico degli intermediari anche il compito di effettuare una sorta di valutazione preventiva sulla qualità del correntista in modo che l’amministrazione finanziaria sia già in possesso di un bussola per orientare eventuali controlli.

Questi contenuti del Common reporting standard (Crs), un accordo globale elaborato dall’Ocse (a cui aderiranno entro il 2018 circa 90 paesi) che porrà fine al segreto bancario, illustrati da David Pitaro, membro del dipartimento delle politiche fiscali per il Ministero dell’economia e delle finanze, nel corso del seminario per il Contrasto all’evasione fiscale che si è svolto presso la Commissione finanze della Camera. Nel corso dell’intervento, Pitaro ha sottolineato come «uno dei punti di forza del sistema è quello di essere standardizzato e, quindi, di essere in grado da un lato di intercettare un gran numero di redditi, di consistenze e di capitali infruttiferi, dall’altro lato di impedire agli investitori di nascondersi dietro i veicoli». A fungere da facsimile al modello unico globale, la normativa Fatca. «L’adesione dell’Italia alla normativa Fatca ha permesso di dare vita ad un rapporto che connette direttamente le amministrazioni finanziare tra loro, che è esattamente l’obiettivo per il quale nasce il Crs. Quest’ultimo, inoltre», ha concluso Pitaro, «in base agli ultimi accordi sottoscritti dall’Ecofin, dovrà entrare a regime all’interno della legislazione europea a partire dal 1° gennaio 2016 e, per farlo, sarà necessario revisionare la direttiva sulla cooperazione amministrativa, perché dovrà comunque essere garantito il rispetto della privacy».

Lotta all’evasione interna
Abuso di diritto per indirizzare i controlli. La codificazione del principio, infatti, renderà possibile fare una distinzione tra ipotesi di natura penale o meno. L’attesa, comunque, non sarà lunga. A chiarirlo nel corso del Seminario, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi. «Avere dei chiarimenti sull’abuso di diritto ci permetterà di avere dei canoni di certezza per distinguere tra quelle che saranno qualificate come ipotesi di abuso e quelle situazione che, invece, risultano rilevanti ai fini penali. L’abuso di diritto, che a breve troverà spazio con un D.Lgs. ad hoc della delega fiscale», ha sottolineato la Orlandi, «è ad oggi ancora un principio, non c’è una norma che lo regolamenti e non è quindi definito a livello procedurale». Sempre nell’ottica della lotta all’evasione, il direttore delle Entrate ha posto la sua attenzione sugli studi di settore e sulla tracciabilità dei pagamenti. Per quanto riguarda gli studi di settore «è necessaria una loro rivisitazione. Devono, infatti, essere letti con una chiave diversa facendo un maggior valutazione dell’efficacia preventiva dello strumento che deve guidare il contribuente sia nella fase di conoscenza sia nella selezione da parte del fisco. Per quanto riguarda, invece, la tracciabilità dei pagamenti», ha concluso il direttore, «è necessario che sia incrementata sempre di più per superare sia il limite degli scontrini fiscali sia dei continui blitz sul territorio». Studi di settore all’attenzione anche di Rete imprese Italia, secondo cui sono stati uno strumento utile. «Siamo convinti», ha spiegato nel corso dell’incontro Andrea Trevisani, responsabile per la fiscalità di Confartigianato, «che gli studi di settore siano stati uno strumento efficace che ha portato ad un maggior livello di compliance ma possono ulteriormente essere migliorati».
A chiedere chiarezza in merito all’abuso di diritto è anche la Guardia di finanza tramite il Comandante generale Saverio Capolupo. «Non ritengo che debba essere perseguita la strada penale», ha sottolineato il numero uno delle Fiamme gialle, «ma dobbiamo evitare che restino schiacciati i piccoli contribuenti da un lato e l’erario dall’altro lato. Se vogliamo distinguere tra evasione fiscale e abuso di diritto bisogna prevedere una sanzione amministrativa piena che tuteli anche lo Stato».

fonte: Lavorofisco



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