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Baccei a Roma batte cassa, non è bastato ridurre le indennità chilometriche ai Forestali !

Baccei a Roma batte cassa, non è bastato ridurre le indennità chilometriche ai Forestali !

Incontro decisivo per il bilancio regionale dove bisogna colmare un “buco” da quasi un miliardo e mezzo. “Senza l’aiuto del governo nazionale è impossibile” si legge nel documento presentato dalla Regione a Palazzo Chigi. Insieme a quella richiesta anche alcune rivendicazioni e buoni propositi. Oggi la risposta dell’esecutivo di Renzi.


 

PALERMO – Bisogna trovare quasi un miliardo e mezzo. Si può ridurre a questa necessità, a questa cifra decisiva l’incontro di oggi a Roma tra il presidente della Regione Crocetta, l’assessore Baccei e i rappresentanti del governo nazionale di Matteo Renzi (i tecnici del Ministero dell’Economia e i sottosegretari De Vincenti e Bressa). Bisogna reperire quella cifra-monstre per salvare i conti dell’Isola. Dove sembra non quadrare nulla, nonostante gli apparenti sforzi, le moralizzazioni, i tagli.

Ma i conti non tornano mai. E non torneranno, se Roma non interverrà. Oggi Palazzo Chigi verificherà la credibilità del Piano presentato dal governo regionale. Un libretto fatto di cifre, certo. Ma anche di idee, rivendicazioni e buone intenzioni. Basteranno? Intanto, dopo il primo incontro a Roma, avvenuto un paio di settimane fa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio De Vincenti ha chiesto l’eventuale copertura finanziaria alla Ragioneria generale. Oggi si saprà se gli interventi richiesti dal governo regionale potranno trovare posto nella legge di stabilità nazionale.

La proposta di Baccei

Lo aveva detto l’assessore Baccei, alcuni giorni fa in conferenza stampa. Prima di essere “azzerato” e poi ripristinato nel suo ruolo dal governatore: “Renzi ha già sul tavolo la nostra proposta per salvare i conti dell’Isola”. Ed eccola, la proposta. Che si articola in alcune sezioni. Baccei, insomma, ha provato dapprima a raccontare quali siano stati gli sforzi compiuti dalla Regione, poi ha indicato cosa si potrà fare, sempre con interventi realizzati tra Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni già nella prossima Finanziaria, infine ha messo nero su bianco un concetto dal quale tutto dovrà discendere: “Negli ultimi anni la Sicilia è stata penalizzata dagli interventi statali”. E lo Stato, in qualche modo, dovrà “risarcire” l’Isola.

I passi avanti della Sicilia

Luci e ombre nel documento che Baccei ha portato a Palazzo Chigi. Da un lato, infatti, si sottolinea “l’evidente sforzo di contenimento della spesa comprimibile fatto dall’attuale governo. Dal consuntivo 2013 (il governo Crocetta si è insediato a fine 2012) – si legge – la spesa comprimibile è scesa del 24,2% per un valore pari a 847 milioni”. Ma sempre nella parte iniziale del prospetto si va al cuore del problema: “Per il 2016 il disavanzo ad oggi stimabile, – viene messo nero su bianco – avendo già considerato gli interventi correttivi è di 1,44 miliardi di euro. Non si vedono al momento soluzioni percorribili per coprire questo disavanzo senza il supporto del Governo Nazionale”. Insomma, se Roma non apre la borsa, la Sicilia è condannata al default.

Una cifra enorme, dicevamo. Nonostante alcuni interventi operati già nell’ultima Finanziaria e ricordati da Baccei che elenca, come esempio di virtù, le nuove norme sui prepensionamenti dei regionali, gli interventi per ridurre le indennità chilometriche per i Forestali, la riduzione dei contributi per i Consorzi di bonifica, la chiusura dell’Arsea, l’istituzione della centrale unica per gli acquisti, il Piano di riordino delle partecipate e la creazione del fondo unico per lo spettacolo.

Ma non basta. E nel Piano presentato da Baccei ci sono anche, ovviamente, le buone intenzioni del governo regionale, che dovrebbero trovare posto nella prossima Finanziaria. Tra questi, il riordino e la riduzione di Ipab, Istituti autonomi case popolari, Enti di diritto allo studio, Enti parco. Una idea è anche quella di addebitare al Sistema sanitario regionale i costi dei precari delle Asp. Mentre nuove riduzioni delle spese dovrebbero arrivare dall’entrata a regime del nuovo sistema delle Partecipate, dalla riduzione delle spese per le indennità nelle ex Province (Palazzo Chigi ha impugnato anche il tentativo della Regione di mantenere nelle riforma dei Liberi consorzi una sorta di bonus per gli amministratori), dal nuovo Piano industriale di Riscossione Sicilia e Ast, dalla graduale fuoriuscita dal bacino dei precari degli Enti locali.

Tutti interventi, questi, che dovrebbero concorrere a colmare l’attuale buco di bilancio, stimabile in oltre 2,3 miliardi. Gli effetti dell’ultima manovra e quelli che potrebbero essere prodotti dalla prossima Finanziaria, però, nelle stime di Baccei, colmerebbero parte di questa voragine: ma rimarrebbe ugualmente 1,44 miliardi da riempire. Come?

Il necessario intervento del governo Renzi

È qui che entra in gioco Roma. “Senza l’aiuto del governo nazionale è impossibile colmare quel disavanzo” ha spiegato Baccei. Un aiuto che sarebbe favorito proprio dagli sforzi mostrati dalla Sicilia e che dovrebbero portare, nel 2016, a nuovi tagli per circa 700 milioni. E anche dalla constatazione che l’Isola non è una “Regione canaglia” come spesso viene descritta. Tra le Regioni a Statuto speciale, infatti, l’Isola sarebbe quella che registra la spesa pro capite più bassa (di tre volte inferiore alla Valle d’Aosta), ma anche entrate in qualche caso di quattro volte inferiori. Nonostante questi numeri, alla Sicilia viene richiesto un elevatissimo contributo alla Finanza pubblica (la quota che Regione ed enti versano allo Stato per il risanamento dei conti): quasi 1,3 miliardi quando a Regioni più ricche come Toscana e Veneto viene richiesto un contributo inferiore di circa mezzo miliardo.

Le richieste della Sicilia

La proposta di Baccei per il rientro dal disavanzo e alla quale oggi il governo Renzi dovrà dare una risposta è complessa. Ma si può racchiudere in tre macro-richieste. Intanto, la verifica dei crediti vantati dalla Sicilia nei confronti dello Stato che sarebbero pari proprio a un miliardo e mezzo. Poi si chiederà l’allineamento dei tributi con quelli delle altre regioni a Statuto speciale. E infine ecco anche la proposta di revisione dello Statuto siciliano che dovrà avvenire inizialmente attraverso uno strumento “pattizio” in attesa che l’Ars intervenga con una riforma di rango costituzionale. “Il decreto di attuazione dello Statuto – si legge infatti nel documento presentato a Renzi – risale al 1965. Alcune normative intervenute successivamente hanno cambiato profondamente il significato originale dello Statuto, penalizzando la Regione Sicilia”. Tutte le altre Regioni a Statuto speciale, infatti, avrebbero rinegoziato con lo Stato molte di queste condizioni. Cosa che non sarebbe stata fatta dalla Sicilia.

Così, nel dettaglio delle richieste ecco la verifica dell’erosione di alcune imposte come l’ex Irpef e l’Iva, la necessità di rivedere i termini dell’articolo 37 dello Statuto, le cui “modalità di attuazione – scrive Baccei – si sono rivelate inefficaci”. Inoltre viene richiesta una compensazione per l’aumento avvenuto alcuni anni fa della compartecipazione alla spesa sanitaria dal 42,5% al 49,11% (quantificabile in circa 600 milioni l’anno), e la verifica degli effetti della sentenza della Corte costituzionale che aveva riconosciuto alla Sicilia il diritto (negato) di incassare le accise per i carburanti. Un diritto a cui la Regione ha però rinunciato a causa dell’accordo firmato nel luglio del 2014 da Crocetta al Mef. Accordo col quale la Regione diceva addio agli effetti positivi di quelle sentenze. Per Baccei, però, quell’accordo non coprirebbe alcuni anni (quelli che sono passati dal ricorso alla firma del governatore): le entrate riguardanti quegli esercizi finanziari quindi potrebbero essere incassate dalla Sicilia o quantomeno utilizzate per ridurre il concorso alla Finanza pubblica.

La Sicilia penalizzata

Insomma, il governo regionale tenterà di far passare un concetto semplice: l’Isola in questi anni è stata penalizzata. “Il raffronto con gli Statuti delle altre Regioni a Statuto speciale – scrive Baccei – evidenzia come la Regione siciliana non percepisca (perché ad oggi non sono previsti dallo Statuto e dalle norme di attuazione) il gettito di alcuni tributi rilevanti dal punto di vista economico (ad esempio l’Iva sulle importazioni, accise su benzina e gasolio, imposta sui consumi e tabacchi, proventi del lotto al netto delle vincite). Il gettito della Regione siciliana – prosegue il documento – dipende fortemente da tributi che subiscono una costante erosione”. Così, una delle ipotesi previste è proprio quella di allineare, dal punto di vista dei tributi, la Sicilia alle altre Regioni a statuto speciale. Insieme a questa, però, ecco anche la proposta di “regionalizzare” la Sanità e quella di abrogare l’articolo 37 dello Statuto. Ipotesi che non piace ovviamente ai sostenitori dell’autonomia. Ma oggi come non mai, la Sicilia dipende da Roma. Se Palazzo Chigi non apre la cassa prevedendo alcuni interventi già nella legge di stabilità nazionale in discussione in parlamento, i conti della Regione rischiano di saltare in aria.livesicilia



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