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Cambia la lotta all’evasione: tracciabilità totale dei pagamenti e fatture online

Cambia la lotta all’evasione: tracciabilità totale dei pagamenti e fatture online

Tramonta il redditometro, si punta su tracciabilità e fatture online.

 

Se non vi è bastata la guerra ingaggiata dagli ultimi governi contro l’evasione fiscale – guerra condotta nel tentativo di recuperare le somme sottratte all’erario dai grandi evasori, ma che, di fatto, si è risolta in una totale compressione dei diritti dei piccoli contribuenti e in una serie di paletti che hanno finito per imbrigliare la stessa economia nazionale – ecco che arriva la nuova sferzata da parte dell’esecutivo.

 

È, infatti, in arrivo il nuovo piano anti-evasione del Governo che, prima di agosto, verrà presentato al Parlamento onde definire le strategie del prossimo autunno. Servirà a recuperare quei due miliardi di euro che mancano per poter attuare le “promesse” del decreto Irpef e scongiurare una nuova manovra con ulteriori tasse. Attualmente, infatti, sembra che manchino le coperture economiche per sorreggere gli impegni presi con gli italiani e, soprattutto, con l’Unione Europea. Il tutto in un contesto in cui la crescita continua ad avere il fiato corto.

 

Tracciabilità dei pagamenti e fatture elettroniche saranno due dei capisaldi della nuova strategia.

La conferma che, per centrare l’obiettivo, il nuovo redditometro sarà insufficiente viene dai primi dati statistici: il numero delle verifiche è stato tagliato da 30mila a poco meno di 20mila. Non solo. Il depotenziamento deriva anche dai limiti imposti dal Garante della Privacy per evitare di invadere la riservatezza delle spese più “sensibili” degli italiani.

 

Tra gli strumenti su cui il fisco sembra puntare di più c’è una norma che era già scritta nel Decreto del Fare [1] e che consentirà alle partite Iva di comunicare quotidianamente all’Agenzia delle Entrate territoriale, dal 1° gennaio prossimo, le fatture di acquisto e vendita, in cambio però di un pacchetto corposo di semplificazioni sugli altri obblighi fiscali.

 

Certo, le modalità di attuazione dovranno aiutare davvero i contribuenti, altrimenti l’opzione resterà orfana di seguaci.

 

Le stesse ragioni di tutela della privacy spiegano anche la cautela con cui l’Agenzia sta gestendo un altro strumento di pressione sugli evasori come l’archivio dei rapporti finanziari, da cui molto invece ci si attende: si tratta di quel filo diretto tra banche e Agenzia delle Entrate, in forza del quale le prime devono comunicare, in tempo reale, tutte le movimentazioni e i saldi dei rapporti dei contribuenti. Insomma, non ci sarà alcuna attività che, dal conto corrente, non arrivi a conoscenza del Fisco.

 

È stato, infatti, ultimato da parte di banche e intermediari finanziari l’invio dei dati dei conti correnti e degli altri rapporti finanziari intestati ai loro clienti nel 2011 e nel 2012. Si tratta di un ampio ventaglio di informazioni (dai conti deposito titoli alle gestioni patrimoniali, dalle carte di credito/debito ai certificati di deposito, oltre ai saldi iniziali e finali dei conti correnti), dai quali l’Agenzia, sulla base di determinati indici di anomalia, potrà estrarre liste di contribuenti sospetti da sottoporre a controllo.
Finora, però, l’interscambio delle informazioni tra istituti di credito ed Entrate è stata minima. Molto, naturalmente, ci si attende anche dall’attuazione della delega fiscale.

 

 

ECCO GLI STRUMENTI DEL NUOVO PIANO ANTI-EVASIONE

 

REDDITOMETRO

Accertamenti spuntati, ridotto il numero

Il redditometro è lo strumento di accertamento chiamato a far emergere le sproporzioni più gravi tra il reddito dichiarato e il tenore di vita dei contribuenti. I controlli sono partiti quest’anno. L’agenzia delle Entrate ha già spedito circa 17mila inviti al contraddittorio (su un totale di circa 20mila). Tuttavia le attese di recupero di gettito sono scarse.

Lo strumento di controllo è stato snaturato e depotenziato rispetto alla versione originale principalmente a causa delle modifiche apportate dopo i rilievi del Garante della Privacy, per esempio, con l’esclusione dai calcoli delle spese correnti determinate con le medie Istat (alimentari e bevande, ecc.).

 

ANAGRAFE DEI CONTI

Un avvio prudente per evitare problemi con la privacy

Le banche hanno appena finito di inviare, all’agenzia delle Entrate, tutti i dati dei conti correnti e degli altri rapporti finanziari intestati ai contribuenti, relativi agli anni 2011 e 2012. Ora l’Agenzia dovrà fissare i parametri sulla base dei quali individuare le cosiddette “liste selettive”, ossia l’elenco dei contribuenti che presentano anomalie e nei confronti dei quali procedere agli accertamenti.

 

INDAGINI FINANZIARIE

Autorizzazioni in calo e alto tasso di contenzioso

Le indagini finanziarie sono usate per verificare la posizione fiscale dei contribuenti attraverso i movimenti dei conti. Per procedere occorre l’autorizzazione del Direttore regionale delle Entrate o del Comandante regionale della GdF.

L’amministrazione si avvale di una presunzione legale, superabile solo con prova contraria la quale, ovviamente, dovrà essere fornita dal contribuente.

Per i versamenti in conto va dimostrata la riconducibilità a redditi dichiarati o legittimamente non tassati; per i prelievi, invece, va indicato il beneficiario.

Il contenzioso in materia si moltiplica, e forse anche per questo è in netto calo il numero totale delle indagini finanziarie autorizzate e completate dalla Guardia di Finanza (da 9.237 del 2012 a 5.706 del 2013).

 

STUDI DI SETTORE

Un meccanismo maturo dopo gli anni del boom

La platea dei soggetti sottoposti agli studi di settore è di circa 3,7 milioni di contribuenti (per il 65% persone fisiche). Nel 2013 (redditi 2012) è emersa una riduzione del reddito dichiarato, pari a 100 miliardi di euro, del -5,8% rispetto al 2011. Con una differenza molto marcata fra redditi dichiarati dai soggetti congrui e dai contribuenti non congrui.

 

SPESOMETRO

Il check up degli acquisti supera il rodaggio

I contribuenti devono comunicare telematicamente all’agenzia delle Entrate, per ciascun cliente e fornitore, l’importo di tutte le operazioni effettuate rilevanti ai fini Iva, attive e passive, per le quali è previsto l’obbligo di emissione della fattura. L’adempimento sussiste anche nel caso in cui l’operatore decida, al di fuori degli obblighi di norma, di certificare l’operazione con fattura.

Per le operazioni rilevanti ai fini Iva per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura la comunicazione va inviata solo per quelle di importo non inferiore a 3.600 euro al lordo d’imposta.

 

COMUNICAZIONI “BLACK LIST”

Tanti ritocchi per evitare sovrapposizioni di obblighi

È una comunicazione periodica che fornisce informazioni sulle operazioni che imprese e professionisti realizzano con Paesi a fiscalità privilegiata. Il meccanismo è stato più volte riformato perché si sovrappone ad altri strumenti simili (spesometro o modelli Intrastat), e anche il decreto legislativo sulle semplificazioni torna a occuparsene rendendo l’adempimento annuale (adesso è mensile o trimestrale) e escludendo le operazioni fino a 10mila euro. Un aspetto molto critico è l’obbligo di dichiarare per le operazioni doganali con Paesi terzi non il valore di fattura, ma il valore contenuto nella dichiarazione doganale, dato già conosciuto dal fisco. 

 

RICCOMETRO (ISEE)

Scambi di dati anti-elusione ancora da applicare

La riforma del “riccometro”, cioè la costruzione dell’indicatore sulla situazione economica delle famiglie (Isee) essenziale per disciplinare l’accesso al welfare locale e le tasse universitarie, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale a gennaio, aumenta le tutele per le famiglie numerose o con componenti disabili e fa crescere il peso degli immobili. Il cuore della riforma, però, è nel sistema di controlli automatici che deve diminuire i dati autodichiarati dai contribuenti, fonte spesso di elusione: i provvedimenti attuativi, però, non sono ancora andati in porto, nonostante siano state superate le scadenze previste dalla legge.

 

TRIBUTI DEI COMUNI

L’impegno dei sindaci rimane una promessa

La lotta all’evasione condotta fianco a fianco da agenzia delle Entrate e Comuni rimane allo stadio di eterna promessa. Avviata nel 2006, attuata solo a partire dal 2009, anche l’anno scorso ha offerto risultati modesti: il numero di accertamenti realizzati con il contributo dei Comuni è sceso nel 2013 a 2.916, il 15,6% in meno rispetto all’anno precedente. Dal punto di vista degli incassi, l’ultimo dato è relativo al 2012 e parla di 10,9 milioni di euro. A frenare il meccanismo è la forte esigenza di formazione del personale, l’esigenza di avviare rapporti più stretti fra Comuni e Agenzia e spesso la poca volontà politica degli enti locali di impegnarsi su questo terreno.

[1] Art. 50-bis del Dl 69/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

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