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Conti in rosso in Sicilia. E’ sempre colpa dell’altro ….

Conti in rosso in Sicilia. E’ sempre colpa dell’altro ….

Alla fine è solo colpa del Pd. Del governo di Rosario Crocetta, reo di non avere scoperto nel 2015 un disavanzo che pure rimanda agli anni Novanta, e dei dem attuali, colpevoli di non aver dato priorità alle riforme in un’Ars che pure conta 37 deputati di centrodestra su 70. La conferenza stampa di Nello Musumeci sui 400 milioni che mancano all’appello nelle casse della Regione e bloccano così la spesa fino alla parifica del rendiconto da parte della Corte dei Conti si riassume in un attacco al centrosinistra: “Le responsabilità – dice – sono consacrate negli atti”. In documenti cioè che provano un nuovo disavanzo da 400 milioni che con le nuove regole contabili – entrate in vigore appunto nel 2015, quando al governo c’era Crocetta – si sarebbe potuto spalmare in trent’anni: “Allora – attacca Musumeci – il governo avrebbe dovuto cancellare le entrate previste solo sulla carta”. Che ammontano a 400 milioni e che risalgono – come era emerso già ieri – all’inizio degli anni Novanta: sommati ai 600 già scoperti in passato si arriva a un miliardo da coprire in tre anni, per un disavanzo-monstre che a questo complessivamente – inclusi quelli accumulati negli anni scorsi – ammonta addirittura a 7,3 miliardi di euro. “Il miliardo da recuperare – constata l’assessore all’Economia Gaetano Armao – azzera la crescita del Pil, considerato che il prodotto interno lordo siciliano ammonta in tutto a 84 miliardi”. Ora toccherà a un esperto “di caratura nazionale”, del quale però Musumeci non rivela il nome, accertare i residui e fare chiarezza, per quella che Armao definisce “un’operazione verità che sarà il fiore all’occhiello del governo Musumeci”.

Anche perché l’ultimo anno è stato segnato dai soli collegati. “Non li riproporremo più”, sbuffa Musumeci, che poi però prende le distanze: “Appartengono al Parlamento”. Quindi passa in rassegna ciò che si è fatto finora: dai fondi dell’Irfis alla dismissione degli immobili della sanità approvata appunto dall’Ars, dal centro direzione contenuto in uno dei collegati allo sblocco del Fondo Sicilia, prima di approdare all’elenco delle riforme che tocca all’Ars analizzare. E qui, ancora, la colpa è dell’opposizione: “Perché si vuole tenere la Sicilia sotto questa spada di Damocle?”, chiede riferendosi alla mancata approvazione della riforma dei rifiuti che “potrebbe arrivare in 10-15 giorni”. E allora “l’opposizione faccia gli interessi della Sicilia accelerando la discussione di questi ddl”, suggerisce il presidente, che finge di non sapere che Movimento 5 Stelle, Pd, Centro passi e Sicilia futura contano in tutto 33 deputati su 70.

“Ho una maggioranza? – chiede a chi glielo fa notare – Lo apprendo da voi. Se ne ho parlato con Miccichè? Non si può chiedere al falegname di riparare il rubinetto”. “Invece di governare – ribatte il capogruppo Pd Giuseppe Lupo – il presidente Musumeci continua a fare una strumentale opposizione a Crocetta. Riconosca piuttosto i suoi errori che hanno di fatto paralizzato il Parlamento con una legge finanziaria a ‘puntate’. Aspettiamo che il presidente Musumeci riferisca in Parlamento se è ancora in grado di realizzare il suo programma in caso contrario ne tragga le conseguenze. Sappia – aggiunge Lupo –  che non può contare sui voti del partito democratico che è all’opposizione ed è pronto ad affrontare le riforme di cui la Sicilia ha bisogno, non certo quelle della sua giunta che riteniamo dannose per la Regione, a partire dalla riforma dei rifiuti. Se Musumeci pensa di non avere i voti per attuare il suo programma ne tragga le conseguenze e liberi la Sicilia dalla paralisi del suo governo”



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