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Crocetta nel limbo: in Sicilia Matteo Renzi vuole votare ma non perdere

Crocetta nel limbo: in Sicilia Matteo Renzi vuole votare ma non perdere

E così il silenzio di Crocetta nella telefonata con Tutino, il silenzio opposto a quel «Va fatta fuori come il padre», nel Pd hanno aperto un caso politico. Per tutta la giornata è sembrato che in Sicilia si sarebbe veramente votato a stretto giro. Crocetta a Renzi non è mai piaciuto, anzi. Anche chi non chiedeva direttamente le dimissioni, nell’esprimere solidarietà a Lucia Borsellino, muoveva pesantissimi rilievi a Crocetta.

Debora Serracchiani è una delle prime, ma è Lorenzo Guerini ad andarci giù severo, e a raccontare meglio la posizione di Matteo Renzi: «Esprimo a nome di tutto il Pd», è la dichiarazione di Guerini, «la nostra vicinanza e la nostra amicizia a Lucia Borsellino. Le parole ma anche i silenzi che emergono dalle intercettazioni e che coinvolgono la sua persona e un martire della Repubblica come Paolo Borsellino sono gravi, inaccettabili e provocano ribrezzo». Dopo il rito, arriva la bordata: «Al netto dei rilievi giudiziari, la vicenda non può non coinvolgere la responsabilità politica a partire da quella del presidente della regione Sicilia. Chiediamo che Crocetta chiarisca, anche se il tutto», aggiunge Guerini, «appare purtroppo abbastanza chiaro».

Ed è chiaro anche che fino a sera al Nazareno davano per scontato un ritorno alla urne, molto vicino, in Sicilia. Tant’è che si è cominciato anche a parlare di alleanze e strategie. Come già alle precedente elezioni, dalle parti di Renzi si preme per replicare, in Sicilia, il modello nazionale. L’idea è che senza alfaniani sia troppo alto il rischio di lasciare il campo ai 5 stelle che già si scaldano (e cominciano la campagna elettorale: «Crocetta è indegno», dice Alessandro Di Battista, «ma occhio, il Pd lo scarica non per il bene dei siciliani ma per piazzare Faraone, l’assassino della scuola pubblica»). Quindi, anzi. Il rischio è talmente alto che quando in serata Crocetta si fa forte del comunicato della procura (smentito dall’Espresso), bisogna rallentare, aspettare, riflettere.

Fausto Raciti, deputato, orfiniano e segretario regionale del Pd lo dice così: «Questi siano argomenti vanno affrontati con prudenza, servono le verifiche. Poi saremo in grado di prendere una posizione ufficiale». Il senatore Giusepe Lumia a Radio anch’io aggiunge: «La notizia è sconvolgente e quanto successo va condannato. Bisognava essere pronti a tutte le decisioni», ma prima, «bisogna venire a capo della vicenda», capire.

E non pochi in Transatlantico si spendono in riflessioni sull’uso delle intercettazioni, da parte della stampa, ma soprattutto da parte della politica che si avventa subito, come Faraone, dando sponda perfetta in realtà allo stesso Crocetta per dire che «qualcuno non vedeva l’ora». Faraone è realmente uno dei nomi che girano per le prossime elezioni, con Enzo Bianco e l’intramontabile Leoluca Orlando.

Su Crocetta dunque pesano i tre anni travagliati di governo, gli infiniti rimpasti (37 gli assessori che sono passati), gli otto miliardi di debito, e ora la vicenda del medico, l’arresto e l’intercettazione. Ma le ultime dichiarazioni offrecord anche dei renziani è che questo potrebbe non essere, alla fine, l’incidente definitivo. Sempre che non sia Crocetta a mollare, senza ulteriori spinte. E in effetti, oggi, il governatore, sempre con tono affranto, dice: «Posso dare le dimissioni anche lunedì. Sono disperato, distrutto, piango».



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