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Dalla Sardegna per un posto da boscaiolo: in 60 si presentano al Consorzio forestale

Dalla Sardegna per un posto da boscaiolo: in 60 si presentano al Consorzio forestale

Prata Camportaccio, 27 settembre 2013 – Una sessantina di aspiranti boscaioli hanno risposto all’offerta di lavoro del Consorzio forestale di Prata Camportaccio, interessato ad ampliare il proprio organico con un nuovo operatore forestale. Boom di richieste, in poche settimane, per ambire ad un contratto a tempo determinato, condizionato ad un periodo di prova, che ha catturato l’attenzione di numerose persone tra cui disoccupati valchiavennaschi e molti valtellinesi. Sono inoltre pervenuti curriculum da boscaioli di Sicilia e Sardegna, pronti a lasciare l’isola per trovare un’occupazione a Prata. «La presenza di 60 candidati per un impiego stagionale come operatore forestale è un indicatore che merita considerazione – commenta Guido Pasini, presidente del Consorzio – e dovrebbe motivare le istituzioni ad individuare formule di retribuzione che potrebbero avere una doppia ricaduta positiva, aiutando persone prive di un lavoro, così come già fatto con altri bandi, e svolgendo un’azione di presidio dell’assetto idrogeologico del territorio».

Dai giovani ai 50enni con famiglie a carico, la maggior parte dei candidati proviene dal mondo dell’edilizia, con esperienze da autodidatta o capacità acquisite nel settore boschivo. In questi giorni si sta completando la selezione e l’ex sindaco di Prata torna sulla necessità di investire nella filiera bosco-legno per creare occupazione in loco, sviluppare micro-economie e contribuire alla salvaguardia del territorio. Su questa direzione la Comunità montana si è attivata negli ultimi tempi promuovendo corsi professionali per operatori forestali, che rappresentano un prerequisito indispensabile per poter operare all’interno di un Consorzio forestale.

PASINI rilancia l’obiettivo di perseguire la creazione di un Consorzio forestale di valle di secondo livello, capace di coordinare i piccoli consorzi esistenti nei territori montani dei diversi comuni, che rappresenterebbe un valore aggiunto per programmare interventi sul bosco e pianificare l’avvio di nuove economie. «La Valchiavenna – rileva Pasini – è penalizzata dal fatto di avere nelle aree boschive tante piccole proprietà prevalentemente private, a differenza di quanto accade ad esempio in Alta Valtellina, dove i boschi sono in gran parte pubblici e in gestione al Consorzio Alta Valtellina. Serve uno sforzo per gestire in forma associata i diversi Consorzi, implementando le loro potenzialità», sottolinea l’ex assessore Cm.
Il Consorzio forestale è attualmente impegnato nell’opera di sensibilizzazione dei proprietari di selve castanili per promuovere il progetto Interreg volto a ricostruire la filiera del castagno (legname, castagna e derivati). «Dai cittadini abbiamo incontrato una buona disponibilità a consentire la raccolta del frutto per la stagione in corso, primo passo importante per dimostrare la sostenibilità del progetto».



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