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Facciamo quattro conti. Riflessioni sui costi delle ferie in Sicilia

Facciamo quattro conti. Riflessioni sui costi delle ferie in Sicilia

Lo capisco. Siete tutti in vacanza e c’è poca voglia di ascoltare tromboni che pontificano e interpretano i fatti della vita. Allora intendo utilizzare questo spazio per poche, distratte e confuse, istruzioni per l’uso.

Parliamo di Sicilia, di periferie e di ferie. Mettiamo caso abbiate la sciagurata idea di concedervi una vacanza last minute nella Capitale, sappiate sin d’ora che le compagnie aeree non avranno nessuna pietà per la vostra “sicilianitudine”. È una vecchia questione: si chiama continuità territoriale, un sistema di aiuti che dovrebbe mantenere uniti i collegamenti del Paese, dando in fondo una mano a chi vive in una posizione svantaggiata rispetto ad altri territori.

Vivere in un’Isola avrà pure i suoi vantaggi, ma sul piano dei trasporti è meglio mettere un po’ da parte la nostra vecchia, cara arroganza sicula, un super-io talmente smisurato che pari non se ne trova nel resto del pianeta.

Facciamo quattro conti. Una famiglia tipo (mamma, papà e figlio, per capirci) che decida una missione augustana nella Capitale dovrà spendere, in modalità compagnia di bandiera, non meno di 550 euro per l’intero nucleo familiare. E tutto deve funzionare a meraviglia, con partenza e ritorno all’alba.

Orari più comodi fanno schizzare i costi alle stelle. Impossibile pensare di affidarsi a delle tariffe che consentano il cambio di biglietto: in quel caso (dati acquisiti dal sito di quella che una volta era una compagnia di bandiera) andata e ritorno dalla Capitale costerebbero 805 euro a capoccia. Avete letto bene, 805 euro a capoccia.

Quali vantaggi comporterebbe l’applicazione ai cittadini siculi e sicani di quanto previsto dalla continuità territoriale? Basta chiederlo ai sardi e fare un piccolo raffronto con le neanche tanto recenti vacanze di Pasqua 2019.

Un abitante della Sicilia che ha (sciaguratamente) deciso di rientrare a casa per le festività pasquali prenotando con poco anticipo ha infatti dovuto spendere una fortuna: la tratta Roma-Catania dal 20 al 28 aprile costava ben 292 euro e quella Roma-Trapani addirittura 618 euro: quasi cinque volte più di quanto avrebbe speso un sardo per fare avanti e indietro dalla Capitale ad Alghero.

A livello di missione impossibile, il tentativo di tornare in Sicilia da Milano alla vigilia di Pasqua: per lasciare la Madonnina in direzione Santuzza, il prezzo più “vantaggioso” per trascorrere le vacanze di Pasqua a Palermo si aggirava infatti sui 746 euro. Cinque volte superiore alla tratta Milano-Olbia.

Ora, è vero che con i numeri si può affermare tutto e il contrario di tutto ma sarete d’accordo con me che qualcosa non funziona. Quella leggerissima sensazione di vuoto allo stomaco che avvertite all’imbarco degli scali siciliani, non è paura di volare. Vi stanno semplicemente svuotando il portafoglio.

Alcune considerazioni, infine, andrebbero fatte sulla famosa leggenda secondo cui la Sicilia è mare, turismo e cultura, meta preferita dai viaggiatori di tutto il mondo da Goethe in poi. Sarà anche vero, ma quella leggerezza all’imbarco la provano anche i turisti che puntano alla Sicilia e utilizzano voli diretti e non charter.

In questa torrida estate del 2019, arrivare a Palermo da Roma costa il doppio di un viaggio a Parigi o Londra. E se vogliamo dirla tutta, anche fare rotta su Malta (fatte le debite proporzioni quella piccola isola sviluppa un fatturato turistico che ridicolizza l’intero sistema Sicilia), costa la metà.

Che cosa ci raccontano queste informazioni sparse? Che al di là delle chiacchiere e delle belle dichiarazioni d’intenti, il turismo in Sicilia è roba per ricchi. O per matti. Fate un po’ voi.
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