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Fiato sospeso per il futuro di Alitalia

Fiato sospeso per il futuro di Alitalia

Fiato sospeso per il futuro di Alitalia mentre mancano soltanto 9 giorni alla scadenza della nuova deadline del 30 aprile per la presentazione dell’offerta vincolante da parte delle Fs. E’ sempre più una partita al cardiopalma quella che si sta giocando per il salvataggio dell’ex compagnia di bandiera: a nove giorni dalla scadenza, rimangono ancora insoluti i nodi più complessi, a cominciare dal rebus su una possibile discesa in campo di Atlantia.

 All’orizzonte non ci sono, al momento, altre alternative e così la newco rischia di rimanere a terra. Per questo, dopo Pasqua, si preannunciano giornate decisive per capire il destino che attende Alitalia: se arriva quella sterzata in grado di far riprendere all’operazione la giusta rotta o se, invece, l’aviolinea dovrà imboccare il viale della liquidazione.
 Proprio di fronte a questo bivio così cruciale, la partita oltre che industriale sta diventando sempre più politica. Pochi giorni fa il premier, Giuseppe Conte, ha annunciato un tavolo a Palazzo Chigi per chiudere l’operazione sulla base di un piano di rilancio della compagnia. Fari, dunque, puntati sulle mosse e sulle scelte che il Governo si appresta a compiere per dipanare la matassa. Il 23 aprile arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri il dl Crescita che prevede misure per Alitalia volte a consentire l’eventuale ingresso del Mef nel capitale della newco per una quota stimata intorno al 15%. Secondo indiscrezioni, le bozze circolate nei giorni scorsi prevederebbero la cancellazione del termine del 30 giugno prossimo per la restituzione del prestito di 900 milioni di euro concesso dal ministero dell’Economia ad Alitalia dopo il commissariamento.

Intanto, si rafforza l’ipotesi di un possibile rinvio della scadenza del 30 aprile. Ma, osservano fonti vicine al dossier, un eventuale differimento dei termini non può che avvenire sulla base di novità ed elementi di svolta concreti.

Ma di fatto, componendo le diverse tessere del mosaico la compagine azionaria può dirsi definita per il 60%, sommando le partecipazioni di Fs, Delta Air Lines e Mef e, per questo, gli investimenti rimangono ben al di sotto della quota complessiva di cui si è sempre parlato, cioè 1 miliardo di euro. Manca, dunque, il 40% e, al di là della percentuale di per sé pesante, il problema è che non si vedono, per ora, all’orizzonte, i potenziali candidati.

O meglio, il potenziale candidato rimane sempre Atlantia, contattato nelle scorse settimane dalle Fs e dall’advisor Mediobanca. L’amministratore delegato del gruppo, Giovanni Castellucci, in assemblea, ha pronunciato parole nette e chiare: il tema Alitalia non è stato mai affrontato in cda. Ma, soprattutto, ha detto, “abbiamo talmente tanti fronti aperti in questo momento, che aprirne un ulteriore, e non di bassa complessità, visto che sarebbe particolarmente complesso, uno in più non ce lo possiamo permettere in questo momento”.

Parole, dunque, che sembrano chiudere la porta a un intervento in Alitalia ma che, secondo un’altra chiave di lettura, lascerebbero invece aperto uno spiraglio: se, è il ragionamento, sui vari fronti aperti si trovasse una soluzione, allora, Atlantia potrebbe anche riconsiderare un intervento in Alitalia. Sul tavolo, c’è il progetto della Gronda di Genova ora sul tavolo del ministero delle Infrastrutture in attesa ancora di autorizzazione. Come pure oggetto di una “dialettica” con il Mit e la questione della procedura di revoca della concessione avviata dopo il crollo del ponte di Genova, su cui Aspi dovrà rispondere entro il 3 maggio.

In attesa di sviluppi, per le Ferrovie il dossier è in stand by. Il gruppo di Villa Patrizi, che, in questi mesi, ha svolto un ruolo di polo aggregatore, ha di fatto salire a bordo Delta che dovrebbe entrare con una quota del 15%. Il colosso americano potrebbe, a sua volta, coinvolgere un altro partner industriale, come China Eastern. Tuttavia sarebbe, comunque, una partecipazione minima. Ma, come l’ad di Fs Gianfranco Battisti, ha più volta ribadito il ‘Progetto Az’ dove essere un’operazione di mercato, oltre che di sistema. Se così non fosse, non ci sarebbero le condizioni per presentare un’offerta.

E’ evidente, dunque, come il dossier si collochi ancora su un crinale insidioso e cruciale. Se dovesse sfumare l’operazione, c’è sì lo scenario della liquidazione ma sullo sfondo c’è anche Lufthansa. La quale, pur non avendo fatto più sentire la sua voce di recente, rimane sempre sulle proprie posizioni: c’è l’interesse per un’Alitalia ristrutturata ma non c’è alcuna intenzione di investire insieme al Governo italiano. Se gli altri attori fanno il passo i



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