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Forestali, sì ai soldi per gli stipendi. Vecchio: “S’indaghi sulla loro pluriattività”

Quotidiano di Sicilia                   Articolo pubblicato il 15 luglio 2012 
PALERMO – La buona volontà, innanzitutto. Una qualità frequente per gli assessori pro tempore dei vari governi Lombardo. Da Di Betta, che promise di rivoluzionare i canoni di concessione, salvo poi dimettersi pochi mesi dopo la sua nomina, ad Andrea Vecchio, il neo nominato assessore alle Infrastrutture della Regione, che adesso lancia la sua sfida impossibile: avviare un’indagine sui forestali nel caso in cui compiano doppia o addirittura tripla attività. Peccato che l’imprenditore simbolo dell’anti racket tra qualche mese – viste le imminenti dimissioni del governatore a fine luglio e l’insediamento delle nuova giunta dopo le elezioni di ottobre – chiuderà il suo mandato. Un altro pensiero da mettere nel bauletto delle buone intenzioni?
“Il governo siciliano, con mio vivo disappunto, ha certamente compiuto uno sforzo straordinario, visto il momento di forte crisi come quello che stiamo vivendo, per riuscire a destinare 105 milioni di euro ai forestali”. Andrea Vecchio prova a scardinare uno dei grandi temi dello spreco siciliano. Il punto caldo riguarda gli eventuali altri lavori che questi precari, che spesso lavorano solo per pochi mesi all’anno, sono costretti a fare per sopravvivere. “È arrivato, però, il momento di avviare un’operazione di legalità e di trasparenza – ha spiegato Vecchio – su questi oltre 28 mila dipendenti che sono a carico delle casse regionali: c’è il sospetto, infatti, che molti di loro svolgano una doppia e, in qualche caso, tripla attività”.
Se l’azione di controllo voluta da Vecchio andrà appena oltre le dichiarazioni di massima potrebbe essere un primo passo per mettere ordine al sistema, ma sarà difficile che in un qualche mesetto un assessore riesca a fare quello che non si è fatto per decenni. “Sarebbe, dunque, opportuno – ha spiegato il neo assessore – avviare immediatamente un’indagine a tappeto che faccia luce su questo aspetto, allertando le forze dell’ordine e tutti quegli organismi che possiedono i mezzi per smascherare eventualmente quella che può essere definita una vera e propria truffa”.
Secondo quanto riportato da un’inchiesta di Panorama, in Sicilia ci sono 28.542 persone pagate per occuparsi dei boschi che costano quasi 693 milioni di euro all’anno. Un’armata fatta soprattutto di precari: quasi 26 mila, che lavorano per sei mesi seguiti da altri sei di disoccupazione. Di questi, i necessari sarebbero 7.200, cioè gli operai forestali che operano nell’efficientissimo sistema antincendio dell’Isola, un modello formato esportazione che però costa 120 milioni di euro all’anno con il 90% destinato agli stipendi dei 151isti dell’antincendio. I restanti 20 mila sono superflui. Però costano e non vengono neanche utilizzati per monitorare il territorio. E pensare che questi 18 mila forestali precari, recentemente impiegati in attività di collaborazione con gli enti locali, potrebbero controllare palmo a palmo (sarebbero circa 28 ettari a testa) il territorio ed evitare che ogni estate la Sicilia sia tra le regioni più coinvolte dagli incendi (90% di origine dolosa).
Dalla Regione informano che nel giro di qualche anno il loro numero sarà più contenuto. Si agisce tramite i pensionamenti – la media è di circa un migliaio all’anno -, ma bisognerà aspettare ancora un quinquennio per avere un numero ragionevole, riforma delle pensioni permettendo.
Vetrina Ricami


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