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I forestali umbri in stato di agitazione

I forestali umbri in stato di agitazione

E’ stato di agitazione per i lavoratori dell’Agenzia forestale. E se continueranno a mancare risposte il sindacato è deciso a manifestare sotto il Palazzo della Regione. Nel corso della conferenza di questa mattina, che si è tenuta presso la Cisl, Dario Bruschi della Fai Cisl, Massimo Venturini della Cgil e Stefano Tedeschi della Uila Uil hanno descritto una situazione di tensione e forte incertezza che caratterizza i circa 600 addetti agricolo-forestali con contratto privatistico.
I sindacati stanno attendendo una risposta dalla Regione, che si era impegnata nei mesi scorsi a prevedere un fondo specifico di rotazione all’interno del bilancio necessario a dare liquidità all’Agenzia forestale, continuità agli stipendi dei dipendenti, garanzie per il parco macchine e strumenti da lavoro e ad apportare le modifiche alla legge regionale costitutiva  per attribuire all’Agenzia le deleghe sulla bonifica ed impianti irrigui, per non far sentire questi dipendenti come i “parenti poveri” rispetto agli altri di enti regionali. “Impegno –hanno chiosato i segretari- che è stato disilluso con l’approvazione del bilancio regionale”.
Lo stato di forte incertezza che si registra tra i lavoratori che sono quotidianamente impegnati nella tutela e salvaguardia del territorio scaturisce da motivi economici, legati all’incertezza  sul pagamenti degli stipendi, e da questioni contrattuali. I sindacati, per questo, hanno ribadito che “il ruolo dell’Amministratore delegato non può limitarsi a coinvolgere il sindacato solo per fare la questua nei confronti delle istituzioni per reperire risorse, rinviando questioni salienti come quelle riferite all’inquadramento contrattuale dei lavoratori. Inquadramento che deve essere riallineato”.
La Regione dell’Umbria deve riconoscere nell’Agenzia un proprio ente strumentale funzionale alla tutela del territorio, alla luce del fatto che i lavoratori dell’Agenzia forestale operano in maggioranza  su progetti finanziati dalla Comunità europea e quindi rappresentano, anche per questo, un valore aggiunto per l’intero territorio e non hanno costo per i cittadini umbri.
“Per affrontare le questioni riguardanti il contratto integrativo – hanno continuato Bruschi, Venturini e Tedeschi- non riusciamo neppure ad individuare l’interlocutore naturale per avviare il processo concertativo finalizzato alla salvaguardia di coloro che si trovano a pagare le spese di una riforma istituzionale che ancora oggi non trova certezze. Attendiamo a riguardo risposte da parte della Regione, che auspichiamo che a breve ci convochi”. Infine, ai segretari appare assurdo che per riuscire a far erogare la produttività del 2012 per gli operai della ex Comunità Montana del Trasimeno saranno costretti a  procedere per via giudiziale. “Diventa indispensabile a questo punto –hanno concluso i sindacalisti- creare le condizioni giuste per armonizzare i trattamenti, ad oggi diversi per effetto delle contrattazioni effettuate negli anni nelle ex 9 comunità montane”.
Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Umbria

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