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Il forestale va dal pubblico ministero: la verità in un verbale

Il forestale va dal pubblico ministero: la verità in un verbale

BRINDISI – Scena muta davanti al gip seguita da un interrogatorio fiume davanti al pm per consegnare agli inquirenti una verità “top secret” che è ora entrata a far parte, in forma di verbale secretato, della mole di carte su cui la procura continua a lavorare. Gianfranco Asciano, forestale 41enne arrestato lunedì scorso su ordinanza di custodia cautelare, dopo aver scelto il silenzio nell’interrogatorio di garanzia, ha chiesto di essere ascoltato dal pm Milto Stefano De Nozza. Ha parlato a lungo ma sul contenuto delle sue dichiarazioni vige il massimo riserbo. Non è noto il merito dei chiarimenti offerti al fianco del suo legale di fiducia, Vito Epifani, ma è verosimile ritenere che la scelta sia stata dettata dalla volontà di riferire particolari che ritiene utili per meglio inquadrare la propria posizione e che sono senz’altro importanti per il prosieguo delle indagini condotte dai carabinieri.
Ad Asciano viene attribuito ruolo centrale, per lo meno stando alle contestazioni articolate in tredici capi di imputazione: risponde di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e del concorso con due imprenditori titolari di ditte edili nell’abbandono incontrollato di rifiuti speciali costituiti da inerti provenienti dalla demolizione di fabbricati oltre che di rivelazione del segreto d’ufficio.
Risponde poi anche di concorso in peculato e abuso d’ufficio e in falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici per induzione. Nel pacchetto c’è anche la truffa aggravata ai danni dello Stato per 34 ore di assenza dal servizio che secondo quanto emerso dalle indagini sarebbero state sottratte illecitamente all’amministrazione di cui è dipendente (ora sospeso).
Con lui, per alcune delle ipotesi di reato, sono indagati oltre ai due imprenditori Vittorio Greco e Giuseppe Caputo, gli altri quattro forestali che si trovano agli arresti domiciliari e che saranno invece sentiti lunedì mattina dal giudice per le indagini preliminari che ha firmato la misura cautelare: si tratta di Domenico Galati, forestale, 40 anni, di Surano; Giovanni Bray, 37 anni, di Martignano anch’egli forestale; Massimo Rosselli, 41 anni, di Ostuni, residente a Ceglie Messapica; Giovanni Rosselli, di Ostuni, 45 anni ex comandante della stazione di Brindisi ora in servizio a Ostuni.
Il “giro” di mazzette è stato ricostruito sulla base di numerose conversazioni captate con intercettazioni telefoniche e ambientali. A quanto emerso, anche dalle dicerie fra colleghi registrate nelle auto di servizio, Asciano avrebbe rivelato ai due imprenditori gli orari delle turnazioni delle pattuglie per poi chiudere un occhio nel momento in cui con i camion (cinque dei quali sono stati sequestrati) i dipendenti si recavano a sversare liberamente nelle campagne il materiale di risulta. Finendo talvolta per bruciarlo.
In cambio? Denaro contante a tranche di 50 o 100 euro e fino ai 2mila euro. E poi mozzarelle, olio, carciofini, ricariche, buoni benzina.
Avrebbe contribuito poi all’appropriazione di circa 400 cartucce destinate alla distruzione perché confiscate e invece “regalate ai cacciatori”. Avrebbe utilizzato per fini privati il proprio telefono di servizio: dal 24 febbraio al 25 giugno, sono stati rilevati 172 contatti partiti dal suo cellulare.
Di Asciano parlano gli altri agenti, tra loro, una volta venuti a conoscenza per via di un’acquisizione fatta dai carabinieri su delega del pm De Nozza: “Lui – incalzano – va pure in divisa, con la macchina di servizio, non si fa problemi. Però ci va solo lui”.
“Caputo lo chiama con il cellulare di servizio quando vuole le mozzarelle, non lo chiama con il telefono suo” raccontano. E poi ancora: “A me capita di stare in servizio e lui va a prendere le mozzarelle”.
“Guarda caso – prosegue il racconto – un giorno che si andava a sparare, dal rientro dello sparare sulla litoranea fermiamo questo Caputo che stava in difetto e io ero l’unico che volevo fargli il verbale e mi hanno fatto passare per scemo”.
Quindi la considerazione generale, conclusiva, che ha il sapore della rassegnazione: “C’è un modo di fare che non va bene – dice uno dei forestali – di cui è permeato il comando stazione”. “In che senso è permeato?” chiede l’altro. “Perché ci sono abitudini, ci sono abitudini vecchie, ci sono abitudini vecchie, io non voglio accusare nessuno, però..”.
L’assistente capo ha una sua versione dei fatti, di tutta risposta. Particolarmente dettagliata, considerata la durata dell’interrogatorio resa al pm. Parecchio rilevante, evidentemente per l’ulteriore attività investigativa, considerato il segreto che è stato imposto.

Quotidianodipuglia.it



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