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Il Governo congela le pensioni flessibili

Il Governo congela le pensioni flessibili

Nessuna decisione in vista sulla flessibilità in uscita.Sulle pensioni il governo si è impegnato a studiare le misure per la flessibilità in uscita, cioè per consentire alle persone di lasciare il lavoro prima prendendo di meno, ma uscirà allo scoperto «solo quando avremo proposte precise».

Poiché sono comunque costose, è probabile che se parlerà con la prossima legge di Stabilità, in autunno. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in una intervista raccolta dal Quotidiano de la Repubblica. Sulle pensioni non è sufficiente qualche “intervento spot”. La “discussione è aperta” e continua il miglioramento con l’obiettivo di arrivare un “piano strutturale” più “completo”.

Il Governo dunque prende ancora altro tempo, un tira e molla che prosegue ormai da due anni fatto di promesse, vorrei, vedremo, studieremo di cui ormai si fa fatica a tenere il conto. E che sta sfiancando e mettendo in imbarazzo anche coloro che, Cesare Damiano in primis, da anni si battono per una flessibilità in uscita adeguata. Come del resto accade in altri paesi europei. Pesa l’avvertimento dell’Ue per mantenere in equilibrio i conti pubblici che ha messo in guardia Renzi dalle possibili conseguenze di una controriforma.

Non a caso Palazzo Chigi sta mettendo a punto alcuni strumenti, di natura assistenziale, per aiutare i soggetti in condizioni di estrema povertà e bisogno con la Delega Povertà approvata la scorsa settimana. Il provvedimento, che sarà trasmesso al Parlamento nei prossimi giorni, prevede da un lato la proroga dell’Asdi oltre il 2015, una provvidenza economica di 400 euro al mese circa destinata ai lavoratori dipendenti che abbiano esaurito l’intera durata della Naspi e che si trovino in condizioni economiche di bisogno, e una riforma del Sia, il sostegno di inclusione attiva, che dovrebbe erogare un sostegno al reddito di circa 320 euro al mese in via strutturale per un milione di nuovi poveri. Soprattutto nelle famiglie in cui sono presenti minori.

I dettagli di queste misure non sono noti dato che il testo della Delega non è stato ancora diffuso  ed in ogni caso si dovranno attendere i decreti delegati attesi per fine anno, probabilmente all’inizio del 2017. Si tratta di strumenti chiaramente inidonei a sostituirsi alla flessibilità in uscita ma sui quali il Governo sta puntando nel tentativo di dare una risposta, seppur limitata, al problema degli ultra55 enni rimasti senza stipendio e senza pensione.

Senza contare che il finanziamento di questi strumenti sarà pagato sempre dai pensionati: la Delega infatti prevede il riordino delle prestazioni assistenziali e di quelle previdenziali legate a requisiti di reddito.  Nel mirino della riforma dell’assistenza ci sono, in particolare, le maggiorazioni sociali e le integrazioni al trattamento minimo con una stretta in particolare per le pensioni degli italiani residenti all’estero. Ma i criteri potrebbero diventare più stringenti anche per altre prestazioni, legando il beneficio al nuovo Isee, che tiene conto anche della situazione patrimoniale della famiglia come le pensioni ai superstiti, gli assegni e le pensioni sociali. Per ora Poletti si è limitato a fornire due rassicurazioni: non verranno toccate le prestazioni in essere e non saranno colpiti i disabili. Ma anche su questi temi si dovrà vigilare.

 



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