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Inail: esteso l’elenco delle malattie professionali

Inail: esteso l’elenco delle malattie professionali

Leucemie e tumori entrano nell’elenco delle malattie dei lavoratori da denunciare a Inail, Asl e Direzione territoriale del lavoro (Dtl). L’obbligo ricade sul medico diagnosticante e ricorre nei casi in cui il medico ritenga la malattia di sospetta ovvero di sicura origine professionale. L’aggiornamento dell’elenco delle malattie soggette a comunicazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 139 del T.U. Inail (D.P.R. n. 1124/1965), è arrivato dal D.M. 10 giugno 2014 (in G.U. n. 212 dello scorso 12 settembre). Ma questo non è l’unico obbligo certificativo che ricade sui medici: vediamo.

La malattia professionale
L’obbligo certificativo e/o dichiarativo a carico del medico ricorre quando si è in presenza di una malattia professionale.

Tale è la malattia che si sviluppa a causa di un fattore di rischio specifico presente in modo preponderante o, più raramente, esclusivo nell’ambiente di lavoro. Nella malattia professionale è riscontrabile una relazione «causa-effetto» diretta tra agente nocivo di origine lavorativa e malattia, anche se la presenza di concause non interrompe il rapporto causale.

Nella stessa denominazione di «malattia professionale» vengono annoverate anche quelle malattie che, più correttamente, andrebbero definite come «malattie correlate al lavoro». Si tratta di malattie che hanno origine multifattoriale, nel senso che possono essere provocate dall’azione combinata di più cause di origine professionale ed extraprofessionale. In questo caso il lavoro costituisce un rischio concorrente e la malattia presenta incidenza e prevalenza più elevate in particolari gruppi di lavoratori.

In presenza di una malattia per la quale vi è il sospetto o la certezza di una relazione causa-effetto con l’attività lavorativa, ricorrono per il medico una serie di obblighi certificativi.

Primo certificato medico di malattia professionale
L’obbligo di certificazione è previsto dagli artt. 52 e 53 del T.U. Inail con finalità esclusivamente di tipo assicurative e assistenziali. Serve, in particolare, per mettere in moto la procedura che tutelerà il lavoratore dal punto di vista reddituale e lo assisterà dal punto di vista sanitario. L’art. 52, tra l’altro, stabilisce che «la denuncia della malattia professionale deve essere fatta dall’assicurato al datore di lavoro (…)». Il successivo art. 53 aggiunge tra l’altro che «il certificato medico deve contenere, oltre l’indicazione del domicilio dell’ammalato e del luogo dove questi si trova ricoverato, una relazione particolareggiata della sintomatologia accusata dall’ammalato stesso e di quella rilevata dal medico certificatore. I medici certificatori hanno l’obbligo di fornire all’Istituto assicuratore tutte le notizie che esso reputi necessarie». In altre parole, dunque, è l’atto propedeutico e necessario che consente all’Inail di avviare l’istruttoria per l’eventuale riconoscimento della natura professionale della malattia e, in caso positivo, per l’erogazione delle prestazioni. Il «primo certificato medico di malattia professionale» viene rilasciato al lavoratore per l’inoltro all’Inail, eventualmente tramite il datore di lavoro.

La comunicazione statistica
L’art. 139 del T.U. Inail stabilisce l’obbligo, per ogni medico che ne riconosca l’esistenza, della denuncia a Dtl, Inail e Asl competenti per territorio, di alcune malattie professionali. L’obbligo non sussiste per tutte le malattie di probabile (o certa) origine lavorativa, ma solo per quelle individuate da apposito elenco previsto dal D.M. 18 aprile 1973 e successivamente aggiornato dai D.M. 27 aprile 2004, D.M. 14 gennaio 2008, D.M. 11 dicembre 2009 e ora dal D.M. 10 giugno 2014. Le segnalazioni, che hanno fini puramente statistico-epidemiologici, confluiscono nel registro nazionale delle malattie causate da lavoro ovvero a esse correlate istituito presso lo stesso Inail dall’art 10 del D.Lgs. n. 38/2000. Il registro è una raccolta di dati e informazioni su caratteristiche e dimensioni del fenomeno tecnopatico, con molteplici finalità: dalle analisi per scopo prevenzionale a quello di vigilanza.

L’elenco
L’elenco delle malattie per le quali la comunicazione statistica è obbligatoria è costituito da tre gruppi:

  1. malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità;
  2. malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità per le quali non sussistono ancora conoscenze sufficientemente approfondite perché siano incluse nel primo gruppo;
  3. malattie la cui origine lavorativa si può ritenere possibile e per le quali non è definibile il grado di probabilità per le sporadiche e ancora non precisabili evidenze scientifiche.

Il D.M. 10 giugno 2014 ha pubblicato il nuovo elenco e l’aggiornamento tocca esclusivamente in tutte le tre liste il gruppo 6, «tumori professionali», e il gruppo 2 «malattie da agenti fisici», in riferimento alle sole patologie muscolo scheletriche. Nel primo gruppo entrano diverse forme di leucemie e di tumori (fegato, rene, vescica, linfoma ecc.); nel gruppo 2 tra l’altro fa ingresso l’ernia discale lombare causata dalle vibrazioni trasmesse al corpo intero dall’attività di guida di automezzi pesanti e di conduzione di mezzi meccanici.

Relativamente agli aspetti sanzionatori si ricorda che l’art. 139 del T.U. Inail punisce con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da 258 a 1.032 euro i medici che non provvedano al predetto obbligo di denuncia delle malattie comprese nell’elenco; e prevede una sanzione più pesante quando la contravvenzione riguardi il medico di fabbrica, poiché in tal caso è prevista la pena dell’arresto da due a quattro mesi o l’ammenda da 516 a 2.582 euro.

Il referto di malattia professionale
Infine, il medico diagnosticante ha obbligo di produrre un referto di malattia professionale ai sensi dell’art. 365 del codice penale e dell’art. 334 del codice di procedura penale. Il referto ha finalità squisitamente giudiziarie.

L’art. 365 stabilisce che «chiunque, avendo nell’esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per il quale si debba procedere d’ufficio, omette o ritarda di riferirne all’Autorità indicata nell’art. 361, è punito (…)» ecc. L’art. 334, inoltre, prevede che «chi ha l’obbligo del referto deve farlo pervenire entro 48 ore o, se vi è pericolo nel ritardo, immediatamente (…).
Il referto indica la persona alla quale è stata prestata assistenza e, se è possibile, le sue generalità, il luogo dove si trova attualmente e quanto altro valga a identificarla nonché il luogo, il tempo e le altre circostanze dell’intervento; dà inoltre le notizie che servono a stabilire le circostanze del fatto, i mezzi con i quali è stato commesso e gli effetti che ha causato o può causare (…)».

Il referto, perciò, è l’atto con il quale l’esercente una professione sanitaria riferisce all’Autorità giudiziaria un delitto perseguibile d’ufficio da indagare per ricercare eventuali responsabilità penali. Nel caso di malattia professionale si rientra nell’ambito delle situazioni perseguibili d’ufficio qualora essa abbia causato la morte o abbia le caratteristiche della lesione personale grave o gravissima.

Che cosa dice l’Inail
Malattia professionale

Per malattia professionale si intende una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta e concentrata nel tempo).
Inoltre, la causa deve essere diretta ed efficiente, cioè in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente; il Testo Unico, infatti, parla di malattie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose. È ammesso, tuttavia, il concorso di cause extraprofessionali, purché queste non interrompano il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole l’infermità.
Per le malattie professionali, quindi, non basta l’occasione di lavoro come per gli infortuni, cioè un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, ma deve esistere un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la malattia.
Il rischio può essere provocato dalla lavorazione che l’assicurato svolge, oppure dall’ambiente in cui la svolge (cosiddetto «rischio ambientale»).

Malattie professionali tabellate e non tabellate

Le malattie professionali sono tabellate se:

  • indicate nelle due tabelle (una per l’industria e una per l’agricoltura);
  • provocate da lavorazioni indicate nelle stesse tabelle;
  • denunciate entro un determinato periodo dalla cessazione dell’attività rischiosa, fissato nelle tabelle stesse («periodo massimo di indennizzabilità»).

Nell’ambito del cosiddetto «sistema tabellare», il lavoratore è sollevato dall’onere di dimostrare l’origine professionale della malattia. Infatti, una volta che egli abbia provato l’adibizione a lavorazione tabellata (o comunque l’esposizione ad un rischio ambientale provocato da quella lavorazione) e l’esistenza della malattia anch’essa tabellata e abbia effettuato la denuncia nel termine massimo di indennizzabilità, si presume per legge che quella malattia sia di origine professionale; è questa la cosiddetta «presunzione legale d’origine», superabile soltanto con la rigorosissima prova – a carico dell’Inail – che la malattia è stata determinata da cause extraprofessionali e non dal lavoro.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 179/88, ha introdotto nella legislazione italiana il cosiddetto «sistema misto» in base al quale il sistema tabellare resta in vigore, con il principio della «presunzione legale d’origine», ma è affiancato dalla possibilità per l’assicurato di dimostrare che la malattia non tabellata di cui è portatore, pur non ricorrendo le tre condizioni previste nelle tabelle, è comunque di origine professionale.



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