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Inps e uffici pubblici a rischio paralisi in Sicilia. Boom di domande per Quota100 !

Inps e uffici pubblici a rischio paralisi in Sicilia. Boom di domande per Quota100 !

PALERMO – La carica degli aspiranti pensionati da «quota 100» ha già segnato quota tremila in Sicilia. L’incidenza delle domande nell’isola è pari a oltre il 10 per cento del totale nazionale. E negli uffici pubblici, Inps incluso, si comincia a fare i conti col rischio svuotamento. Secondo i dati ufficiali dell’Inps le istanze presentate a ieri a livello regionale erano 2.961. Il numero maggiore nella provincia di Palermo, con 747 istanze. Seguono Catania (659), Messina (415), Agrigento (252), Trapani (249), Siracusa (221), Enna (141), Caltanissetta (140) e Ragusa (137). Un dato che è destinato a crescere di parecchio.

Secondo le stime, sarebbero circa 30 mila in Sicilia, sul totale nazionale di 350 mila, coloro che hanno i requisiti per accedere a quota 100. Che si aggiungono ai circa 240.000 i possibili beneficiari del reddito di cittadinanza. Questi i dati emersi nel corso di un incontro tra i segretari generali regionali dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil e Ugl e i vertici regionali dell’Inps. Numeri definiti «importanti», in una nota congiunta sindacati-Inps, che potrebbero «mettere a dura prova l’attività dell’istituto di previdenza, già provato da mancanza strutturale di personale in pianta organica». Anche perché l’esodo da quota 100 non risparmierà lo stesso Inps: si prevede un’ulteriore diminuzione di personale, circa 400 unità sul totale di 2.000, dovuto proprio ai pensionamenti. Da qui la richiesta congiunta di «potenziare le piante organiche dell’Inps per evitare che i cittadini subiscano ulteriori disagi dalla crescita importante del lavoro dovuto alle nuove misure del governo». E l’esodo da quota 100 preoccupa non poco i Comuni siciliani. Che rischiano di svuotarsi. «Per anni negli enti locali c’è stato un blocco delle assunzioni che ha fatto sì che oggi il personale abbia un’età media molto alta — osserva Emanuele Alvano, segretario dell’Anci Sicilia—. Molti sindaci temono di perdere numeri consistenti, soprattutto nelle città medio-grandi».



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