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In Italia sempre più boschi e foreste, Emilia e Umbria le regioni più alberate

In Italia sempre più boschi e foreste, Emilia e Umbria le regioni più alberate

In Italia ci sono sempre più boschi e foreste, e si espandono di anno in anno: gli italiani hanno raggiunto la cifra record di 200 alberi a testa. Questo è il periodo in assoluto più selvoso della storia d’italia, almeno dell’ultimo migliaio di anni. E ogni giorno la natura inarrestabile e potente occupa nuovi spazi italiani con piante e animali, e toglie questi spazi soprattutto all’agricoltura. Qualche dato e qualche numero tratto dalla terza edizione del rapporto Infc, cioè Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc2015), che segue le edizioni del 2005 (Infc2005) e il primo vecchio censimento dell’85 (Infc1985).

Secondo il censimento 2015 (integrato con i dati dei due rapporti Infc precedenti), oggi la selva cresce inesorabile alla velocità media dello 0,6% l’anno.
Le foreste dieci anni fa trattenevano – togliendole dall’atmosfera e fissandole sotto forma di tronchi, rami e foglie – circa 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio organico.
Nel 2005 ogni italiano aveva a disposizione 199 alberi; oggi, dieci anni dopo, ognuno di noi ha una dozzina di alberi in più, circa 210.

Dal ’71 al 2011 la natura si è ripresa con alberi, sottobosco e animali liberi circa 3,5 milioni di ettari italiani; altri 1,5 milioni di ettari sono stati invece edificati. In tutto, dal ’71 al 2011 le superfici agricole (che sono anch’esse artificiali, come quelle edificate) hanno perso 5 milioni di ettari.

In questi ultimi dieci anni, dal 2005 al 2015, sono stati liberati dallo sfruttamento umano 600mila ettari di territorio italiano, ettari che sono diventati selva con animali selvaggi.
Oggi in Italia sono coperti da boschi circa 10,9 milioni di ettari. Ci sono circa 20 miliardi di alberi (per l’esattezza nel 2005 ne erano stati censiti 11.949.630.797).
Come densità di alberi, le regioni più alberate sono l’Emilia Romagna (1.815 alberi per ettaro di territorio regionale) e l’Umbria (1.815 alberi), seguite da Marche e Veneto.
Nell’85 le foreste occupavano 8.675.000 ettari. Nel 2005 le foreste occupavano 10.345.282 ettari. Oggi le foreste occupano 10.982.013 ettari.

Le regioni meno selvose sono l’Alto Adige (884 alberi per ettaro), la Sicilia (765) e ultimissima la Val d’Aosta (appena 707 alberi per ettaro): interessante il confronto fra due aree contigue come l’industrializzatissimo Veneto, con il doppio di densità di piante rispetto alla Provincia di Bolzano.
Sulla cementificazione e sul “consumo di suolo”, il 19% è rappresentato da nuove strade sterrate e poderali; nel complesso il maggiore “consumo di suolo” viene dalle strade e dalle ferrovie (47%).

Da che cosa deriva questo ricupero della foresta? Dalla meccanizzazione agricola, che ha liberato i contadini dalla schiavitù della terra consentendo a gran parte di loro di cambiare attività e trasformando in agricoltori chi ha continuato le attività degli antenati, e dalle altre nuove tecnologie, le quali permettono oggi di avere raccolti assai più abbondanti e sicuri con molto meno territorio e molti meno addetti. L’agricoltura produce molto di più rispetto ad alcuni decenni fa concentrandosi nelle aree pianeggianti e di prima collina, e abbandonando alla rinascita delle selve le zone di collina e le montagne.
Il periodo più disboscato della Penisola fu il Basso Medioevo, fra il ‘200 e il ‘300, quando la crescita della popolazione prima delle grandi pestilenze costringeva a mettere a coltura tutte le terre disponibili, e furono abbattute foreste immense.



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