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La Foresta di Sasso Frattino (AR) candidata per l’Unesco

La Foresta di Sasso Frattino (AR) candidata per l’Unesco

L’Unesco, agenzia delle Nazioni Unite costituita nel 1945, identifica e mantiene una lista di siti patrimonio dell’umanità (World Heritage List), aree di eccezionale rilevanza dal punto di vista culturale o naturale. l’Italia, all’inizio del 2015, ha presentato una “tentative list” per candidare, insieme ad altri undici stati europei, le migliori faggete vetuste come patrimonio Unesco, in estensione del già riconosciuto “Sito seriale transnazionale” Primeval Beech Forests of the Carpathians and the Ancient Beech Forests of Germany. La proposta italiana comprenderà otto siti candidati ad essere riconosciuti come “patrimonio mondiale naturale”. Tra questi spicca la riserva naturale integrale di Sasso Fratino. Il termine old-growth forest, “foresta vetusta”, si collega alle battaglie negli anni ’70 del mondo ambientalista statunitense per impedire l’abbattimento di alcune maestose foreste e la conseguente distruzione di habitat di specie importanti. In Italia questa espressione è stata introdotta circa vent’anni dopo e denota un ambiente dove gli alberi nascono, crescono e invecchiano seguendo le leggi della natura e sono presenti grandi masse di materiale organico dovuto agli alberi morti. “Sasso Fratino, la prima riserva integrale italiana, costituita nel 1959, è uno di questi luoghi dal valore inestimabile. Dopo un biennio di ricerche dendroecologiche che hanno visto la collaborazione del Parco nazionale, del Corpo forestale dello Stato e del dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, oggi sappiamo che in questo ambiente naturale i faggi possono superare i cinque secoli di età. Rappresentano quindi una sorta di ‘capsula del tempo’ della gioventù del Rinascimento, quella che annoverava tra le sue fila Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. La candidatura è un’ulteriore opportunità di promozione a livello internazionale – per la loro conservazione e valorizzazione – delle nostre foreste“, spiega Luca Santini, presidente dell’ente di gestione dell’area protetta. Il rinvenimento di faggi così vecchi, al limite della longevità per le latifoglie decidue (con la foglia che cade d’inverno), fa prepotentemente entrare Sasso Fratino nella classifica delle dieci foreste più antiche dell’emisfero nord. Per gli studiosi Sasso Fratino ha costituito un laboratorio naturale dove apprendere il funzionamento degli ecosistemi e sviluppare strategie per la conservazione della biodiversità. Il rinvenimento di alberi così vetusti qualifica quest’area anche per ricerche sulla biologia e l’ecologia dell’invecchiamento nel mondo vegetale. Si tratta di studi complessi non solo per l’arco temporale da indagare ma anche per le condizioni ambientali difficili in cui vivono questi esemplari. La ricerca in ambienti così estremi è una vera e propria sfida. La storia del rinvenimento di tali “patriarchi” è un esempio di collaborazione tra diverse professionalità, tutte estremamente motivate nella conservazione della natura. Oltre che per gli aspetti forestali queste aree sono rilevanti per alcune specie animali particolarmente rappresentative come il picchio nero (Dryocopus martius), il più grande d’Europa, simbolo delle Foreste casentinesi. Gli alberi selezionati per la sua nidificazione, non a caso, superano i 150 anni di età.

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