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La Regione incassa i soldi degli sponsor, ma non paga i fornitori

La Regione incassa i soldi degli sponsor, ma non paga i fornitori

Settanta fornitori del Cluster biomediterraneo dell’Expo, affidato alla Regione siciliana, non possono essere pagati perché il “commissario ad acta, disposta dall’assessore all’Agricoltura, sviluppo economico e pesca Mediterranea”, Dario Cartabellotta, nella qualità di responsabile unico, non poteva sostituire un organo amministrativo competente. Di conseguenza i suoi provvedimenti sono stati giudicati dalla ragioneria generale della Regione siciliana “”improduttivi di effetti”. Una coda velenosa del Cluster che mette in costernazione i fornitori e aggiunge al contenzioso molto aspro sulla missione siciliana a Milano, un altro tassello, forse il più rilevante. La prima “volta” di una Regione che coordina ben dodici nazioni – questo è accaduto a Milano – si trasforma in una querelle burocratica il cui esito appare imprevedibile.

I fatti. Il responsabile unico del Cluster, Dario Cartabellotta, nell’occhio del ciclone ormai da mesi, ha trasferito alla Regione due milioni e seicento mila euro provenienti da sponsorizzazioni private. I soldi sono stati incassati dalla Regione siciliana. Avrebbero dovuto servire per pagare i fornitori, ma ciò non è avvenuto. Cartabellotta sarebbe “competente” ad acquisire denaro privato, ed effetuare i versamenti alle casse della Regione, che li ha incamerati senza avere alcunché da obiettare, ma perderebbe il titolo, cioè la competenza come ufficiale pagatore.

Diavolerie della burocrazia? La questione è in corso di esame.

Facciamo un passo indietro. Gli assessori all’Agricoltura Caleca e Reale, che si sono avvicendati alla vigilia dell’Expo, autorizzarono Cartabellotta a realizzare il Cluster senza spendere denaro pubblico, vendendo gli spazi ed i prodotti.

Fatti i conti, è risultato che i costi di gestione ammontano a un milione e sei centomila euro, le spese per l’acquisto dei prodotti ammontano a circa ottocentomila euro. Per la prima volta, dunque, la Regione siciliana realizza un attivo di gestione per una sua impresa, circa centomila euro. Invece di festeggiare a champagne per questo risultato, unico nella storia, (la Sicilia era presente anche con uno stand curato dall’assessorato alle Attività produttive), ha proclamato il lutto, tagliando i viveri agli imprenditori che hanno fornito quel che serviva per mettere in piedi la baracca. Si tratta di settanta imprese tutte intenzionati a farsi sentire, naturalmente.

C’è infatti chi rischia di rimetterci l’osso del collo, per l’entità dell’esposizione. “La Regione siciliana ha incassato ben 250 mila euro vendendo cannoli, il prodotto più richiesto”, spiega uno dei fornitori. “Per produrre i cannoli ha acquistato ricotta e scorza, e si è servita dei pasticceri. I 250 mila euro sono stati versati nelle casse della Regione, ma la ricotta, la scorza e i pasticceri che confezionavano i cannoli non sono stati pagati per…incompetenza”.

Con una lettera inviata dalla Ragioneria generale al Dipartimento della Pesca mediterranea, “si restituiscono, non registrati, con riserva di ulteriore esame, i provvedimenti in oggetto, ritenendoli non conformi a legge per difetto di competenza”.

E’ possibile, dunque, che con il “riesame” la vicenda in qualche modo si risolva, ma intanto essa produce i suoi effetti sui creditori. Ciò che, tuttavia, appare difficile da superare è il clima che si respira nelle alte sfere della burocrazia regionale, dove sarebbe in corso da tempo un’accesa disputa, le cui origini, tuttavia, non sono state ancora scoperte.

siciliainformazioni

 



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