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L’assessore Baccei, Alì Babà e i 5 miliardi di Euro della Regione spariti nel nulla

L’assessore Baccei, Alì Babà e i 5 miliardi di Euro della Regione spariti nel nulla

In questo caso i 40 ladroni sono a Roma. E lì, dalle parti del governo Renzi, che sono finiti, in buona parte, i 5 miliardi di crediti della Regione siciliana ‘cancellati’. Con la ‘benedizione’ del PD. Un ‘regalo’ dell’assessore Baccei al governo nazionale a spese dei siciliani. Risultato: la Regione siciliana, adesso, si trova con il culo a terra. Ve l’immaginate che succederebbe se intervenissero Sergio Mattarella, Piero Grasso, la magistratura e la Corte dei Conti?

La Sicilia non finisce mai di stupire. Farebbe anche ridere se di mezzo non ci fossero cinque milioni di persone – i suoi abitanti – trattati dallo Stato e, in generale, dalla vecchia politica, come mezzi scemi. Prendiamo il caso dell’assessore regionale all’Economia, il toscano Alessandro Baccei: toscano come Matteo Renzi. In queste  ore va dicendo a destra e a manca con aria trasognata: “Ragazzi, per fare il Bilancio 2016 debbo trovare tre miliardi di Euro”. Ha ragione: a tanto ammonta il ‘buco’ dei conti della Regione siciliana per il prossimo anno.

Quello che l’assessore toscano mandato in Sicilia dai toscani Renzi e Delrio non dice è che, sempre in questi giorni, lo stesso assessore ha fatto cancellare dalle entrate del Bilancio regionale 2015 la ‘bellezza’ di 10 miliardi e 800 milioni di Euro di crediti. Di questi, 5 miliardi di Euro sono stati cancellati del tutto. Spariti. Volatilizzati. L’assessore, non abbiamo capito sulla base di quali indicazioni, ha deciso che questi 5 miliardi di Euro erano inesigibili. Scrivi a ‘u muru e scancedda cu ‘i spaddi, si dice in Sicilia (traduzione: Scrivi al muro a cancella con le spalle). Gli altri 5 miliardi e 800 milioni di Euro verranno inseriti tra le entrate del 2017 e del 2018. Però senza impegni precisi. Della serie: se il prossimo anno non ci convinceranno, beh, cancelleremo anche questi crediti. Del resto, che se ne deve fare la Sicilia di tutti questi crediti?

Alessandro Baccei

L’assessore all’Economia della Regione siciliana, Alessandro Baccei

Sapete qual è l’aspetto interessante di tutta questa storia? La certezza che lo Stato di diritto mai e poi mai chiederà conto e ragione di questa storia. Non tanto dei 5 miliardi e 800 milioni di Euro piazzati, momentaneamente, tra le entrate della Regione del 2017 e del 2018, quanto per i 5 miliardi di Euro cancellati. La legge alla quale si richiama Baccei è il Decreto legislativo n. 118 del 2011. Questa legge e le eventuali modifiche prevedono che un soggetto pubblico – in questo caso la Regione siciliana – prima di cancellare un debito perché inesigibile, deve accertarne la sua effettiva inesigibilità.

Sapete che è successo, invece, cari lettori? E’ andata in scena una storia degna di Alì Babà e i 40 ladroni. E’ successo che un ufficio della stessa Regione ha scritto a Baccei. E gli ha detto: “Caro assessore, guarda che noi i soldi – cioè questi benedetti 5 miliardi di Euro – li abbiamo chiesti ai nostri creditori. Lo sa, assessore Baccei, chi è il maggiore creditore di questi 5 miliardi di Euro? E’ lo Stato italiano! E’ lo Stato che deve alla Regione siciliana, cioè a 5 milioni di siciliani, buona parte di questi 5 miliardi di Euro. Lo sa qual è il problema, assessore Baccei? Che gli uffici dello Stato che abbiamo interpellato non ci hanno risposto”. Insomma, i creditori – e tra questi lo Stato – non hanno risposto. Ma l’assessore Baccei ha dato lo stesso disposizione di cancellare questi 5 miliardi di Euro dal Bilancio della Regione. Cancellati per sempre. Spariti. Insomma l’assessore Baccei, d’accordo con alcuni dirigenti e funzionari della Regione, ha deciso che questi crediti non esistono più.

Ragazzi, pazienza: abbiamo perso 5 miliardi di crediti che, in buona parte, lo Stato avrebbe dovuto versare nelle ‘casse’ della Regione. Fine dei regali a Roma? No. Ragazzi, non dobbiamo dimenticare i 5 miliardi e 400 milioni di Euro che il nostro presidente della Regione, Rosario Crocetta da Gela, nell’estate dello scorso anno, ha regalato allo Stato. Ricordate? Qualche settimana prima di questo ‘storico’ accordo crocettiano a Roma, la Corte Costituzionale aveva sentenziato con una sentenza che, in materia di imposte territoriali, aveva, anzi ha (la sentenza è ancora valida) ragione la Regione siciliana. Insomma, su una parte del contenzioso finanziario Stato-Regione (che va avanti da decenni) la Consulta ha dato ragione alla Sicilia.

In base a questa sentenza lo Stato avrebbe dovuto versare una barca di soldi alla Regione siciliana. A questo punto Renzi si è chiamato Crocetta a Roma: “Siamo entrambi del PD, no – avrebbe detto Renzi a Crocetta -. E allora fammi una cortesia: firmami ‘st’accordo: per quattro anni lo Stato non dà un cazzo alla Sicilia e ai siciliani. Tra quattro anni ne riparliamo”. E Rosario manolesta che ha fatto? Ha firmato subito. In cambio di che? Boh! Di sicuro c’è che, per quattro anni, gli effetti di questa sentenza sono stati sospesi. E i soldi che perderemo in questi quattro anni – circa 5 miliardi e 400 milioni di Euro – la Regione siciliana non li vedrà più. Amen.

Insomma, tra il colpo di mano di Baccei sui crediti della Regione cancellati in un sol colpo (5 miliardi di Euro circa) e i 5,4 miliardi che Crocetta ha regalato allo Stato, la Regione, nel giro di un anno, ha perso 9 miliardi e 400 milioni di Euro! Pensate: in questo momento, senza il ‘regalo’ di Crocetta a Roma e senza l’atto di ‘banditismo’ neocolonialista di Baccei, la Regione siciliana avrebbe nelle proprie ‘casse’ 9 miliardi e 400 milioni di Euro. Pagando il ‘buco’ di 3 miliardi (‘buco’ provocato dallo Stato e dallo stesso Baccei e non dai siciliani che hanno scialacquato), la Regione avrebbe un attivo di 6 miliardi e 400 milioni di Euro. Con questi soldi potrebbe pagare e stabilizzare tutti i precari della Regione, dei Comuni e delle ex Province; non avrebbe bisogno di derubare gli operai della Forestale; potrebbe erogare ai Comuni siciliani i soldi del Fondo regionale per le Autonomie locali; potrebbe pagare i dipendenti degli enti e delle società regionali (ci sono dipendenti di enti e società regionali che non vengono pagati da tre-quattro-cinque mesi: secondo Baccei e secondo il PD siciliano, il partito che sta celebrando la festa dell’Unità, queste persone dovrebbero vivere di aria e non di pane e companatico: non hanno figli che vanno a scuola, non pagano l’affitto o la rata del mutuo casa, non pagano le bollette).

Insomma, Crocetta e Baccei hanno fatto i ‘grandi’ a Roma con il culo di 5 milioni di siciliani. Oggi, dopo aver regalato a Roma 9 miliardi e 400 milioni di Euro, Crocetta e Baccei non sanno come approntare il Bilancio regionale 2016. Hanno ragione: dove li trovano ‘sti 3 miliardi di Euro se hanno regalato tutto a Roma? Meno male che nessuno racconta queste cose. Meno male che in Tv non arrivano ‘ste brutte notizie. Meno male che nessuno disturba il ‘manovratore’ toscano.

mattarella e grasso

Sergio Mattarella e Piero Grasso

Ve l’immaginate che succederebbe se il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, e il presidente del Senato, Piero Grasso, in un momento di estasi, decidessero di ricordarsi di essere siciliani? Provate a immaginare la seguente scena: Mattarella e Grasso che convocano Baccei e gli dicono: “Scusi, assessore, ma lei a che titolo ha cancellato dal Bilancio della nostra Regione 5 miliardi di Euro? E con quale faccia, adesso, va dicendo a destra e a manca che mancano 3 miliardi di Euro dal Bilancio regionale? Pensa veramente che noi siciliani siamo dei cretini?”.

Provate a immaginare se la magistratura penale – magari la Procura della Repubblica di Palermo – decidesse di vedere chiaro in questa storia. Immaginate la scena: i pubblici ministeri che convocano non tanto Crocetta e Baccei, quanto i dirigenti e funzionari che hanno avallato (e soprattutto firmato) la cancellazione di 5 miliardi di Euro. A cominciare dal dottore Salvatore Sammaritano, quello arrivato dalle avare lande degli uffici turistici provinciali e entrato alla Regione dopo aver superato sette concorsi (tutti i dipendenti regionali arrivati dalle Apt, sigla che sta per Aziende provinciali per il turismo, hanno superato sette concorsi e hanno consumato sette paia di scarpe, proprio come le sette fatiche di Ercole).

Ve l’immaginate il dottore Sammartano che spiega ai magistrati come hanno fatto, lui e i suoi dirigenti e funzionari, a cancellare 5 miliardi di Euro dal Bilancio della Regione? Altro che milioni spariti dai conti delle Aziende provinciali sanitarie e delle Aziende ospedaliere! Lì, bene o male, gli ‘ammuini’ si possono fare giocando ed equivocando con le scoperture bancarie. Ma 5 miliardi di Euro di crediti come si fanno sparire? Ve l’immaginate i Pm che interrogano gli altri dirigenti e gli altri funzionari? Ve l’immaginate se gli stessi Pm dovessero trovare la relazione del dirigente regionale – quella finita chissà dove – nella quale si dice che i creditori di 5 miliardi alla Regione siciliana non hanno mai risposto? Che casino che succederebbe! La magistratura che, ancora una volta, si sostituirebbe alla politica per fargli fare una cosa giusta, addirittura nell’interesse dei siciliani! Pensate quanto ci rimarrebbe male Renzi che, dalle ‘casse’ del governo nazionale, sarebbe costretto a restituire alla Sicilia buona parte di questi 5 miliardi di Euro. Mamma mia, che ‘bordello’. Meno male che l’Italia è l’Italia, cioè il Paese di Pulcinella.

Per chiudere, anche per pareggiare i conti con il destino, non possiamo non immaginare cosa succederebbe se i giudici della Corte dei Conti – sezione Sicilia – dovessero decidere, loro pure, di fare chiarezza su questa storia. Già immaginiamo la scena: i magistrati contabili che si chiamano Baccei e i dirigenti e i funzionari solerti (verso Roma, ovviamente), li prendono per il collo e gli dicono: “Allora secondo voi, noi, in tutti questi anni, abbiamo parificato Bilanci della Regione con entrate fittizie? E poi ce lo spiegate, per favore, come avete fatto, in meno di tre mesi, a scoprire che 5 miliardi di Euro di crediti della Regione erano fasulli e andavano cancellati? Ma come, la scorsa primavera vi abbiamo invitato alla parifica, siete venuti, avete ascoltato la nostra relazione, e tre mesi dopo, ad agosto, in una delibera di Giunta, spunta questa tagliatina di faccia? Mettete nero su bianco che questi 5 miliardi di Euro sono aria fritta e vanno eliminati. E noi, allora, che ci stiamo a fare?”.

Meno male che i nostri sono solo cattivi pensieri. Anzi, quasi quasi siamo preoccupati. Non è che il Presidente Mattarella e il Presidente Grasso magari ci rimangono male perché li abbiamo citati? Magari li abbiamo infastiditi. Hanno ragione. La verità è che certi articoli non andrebbero scritti. Non è che si possono importunare così le più alte cariche dello Stato solo per affermare che stanno derubando 5 miliardi di Euro alla Sicilia, cioè all’ultima Colonia dell’Impero.

Via, disturbare le più alte cariche dello Stato per le gesta del primo Verre che passa. Sì, in effetti abbiamo esagerato. Magari Mattarella e Grasso ci perdoneranno. In fondo che è successo? Hanno fatto sparire 5 miliardi di Euro destinati alla Sicilia. Via, non è la fine del mondo. Nella vita ci sono cose più importanti. O no?



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