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L’Economia siciliana è lapiù bassa d’Italia

L’Economia siciliana è lapiù bassa d’Italia

L’economia siciliana frena vistosamente nel 2018  e cresce il divario della produttività con la media nazionale. E’ questo quello che certifica il rapporto di Bankitalia sull’economia dell’Isola. Lo stato di salute delle imprese è però migliorato e il comparto ancora in crescita è quello industriale anche se rispetto al 2017 ha registrato un lieve calo.

L’occupazione rimane la più bassa in Ialia – L’occupazione regionale rimane stabile, risentendo del rallentamento dell’attività produttiva e in particolare nel settore dei servizi. Le assunzioni per i lavoratori dipendenti del settore privato sono risultate inferiori a quello dell’anno precedente e quelle con contratto a tempo indeterminato sono leggermente aumentate. Nel 2018 il tasso di occupazione è risultato il più basso tra le regioni italiane; per i non occupati la probabilità di trovare un impiego a distanza di un anno ha continuato a essere inferiore alla media italiana. Il tasso di disoccupazione si è mantenuto al 21,5 per cento, più del doppio rispetto alla media nazionale. A non trovare lavoro, principalmente, sono i giovani tra i 15 e i 34 anni, per i quali è cresciuta l’incidenza di chi, oltre a non lavorare, non studia o segue corsi di formazione, i cosiddetti neet.  Per avere contezza, quindi, nel 2018 erano 1,9 milioni circa gli individui in età da lavoro, residenti in Sicilia, ad essere disoccupati o inattivi: il 59,3 per cento della popolazione, 18 punti percentuali oltre la media nazionale.

La crescita del redditi delle famiglie è proseguita ma rimane molto modesta. Tra il 2008 e il 2017 la ricchezza netta delle famiglie siciliane è cresciuta solo lievemente e in misura più esigua della media italiana.

L’agricoltura perde il 4,9 di produzione – Nel 2018 la produzione agricola siciliana è diminuita del 4,9 per cento. Si è ridotta la quantità di cereali e ortaggi, correlata alla riduzione delle superfici coltivate. Tra le coltivazioni, la produzione di olive è diminuita dopo l’incremento del 2017, mentre quella delle arance è scesa per il secondo anno consecutivo; cresce la produzione vinicola, in particolare per le varietà DOP e IGP.

Il settore agricolo siciliano è stato sostenuto da un Piano di sviluppo rurale (PSR), co-finanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR),  che ha meso a disposizione in totale 2,2 miliardi di euro. In base alle ultime informazioni fornite dalla Commissione europea, la percentuale di avanzamento finanziario, data dal rapporto tra i pagamenti erogati e la dotazione disponibile, era pari al 26,4 per cento, un valore sostanzialmente in linea con la media delle regioni “meno sviluppate” (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) e leggermente al di sotto della media nazionale. Rispetto alle aree di confronto, il PSR siciliano ha destinato una quota superiore di risorse a sostegno dei metodi di agricoltura biologica, degli investimenti produttivi e della creazione di nuove aziende o di organizzazioni tra i produttori.

L’industria cresce dell’1,8% ma perde rispetto al 2017 – La crescita del valore aggiunto industriale, che nel 2017 era stata del 3,4 per cento, ha rallentato all’1,8 per cento nel 2018, in linea con l’andamento nazionale del settore. I risultati dell’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (Invind), condotta dalla Banca d’Italia su un campione di 120 imprese con più di 20 addetti, confermano l’indebolimento della congiuntura: il fatturato (valutato a prezzi costanti) ha ristagnato, dopo la debole crescita dell’anno precedente. Le aziende di maggiore dimensione (oltre 50 addetti) e quelle con che si occupano di export hanno registrato andamenti migliori. Il trend nel medio periodo prevede che le vendite dovrebbero tornare a crescere nel 2019, anche per le aziende più piccole.

Crisi del settore edile – Continua ad essere molto debole il settore delle costruzioni, nonostante il miglioramento del comparto a livello nazionale. Secondo i dati delle casse edili, le ore lavorate si sono ridotte dell’11,9 per cento (del 10,8 nel 2017), con una flessione che ha interessato tutto il territorio regionale ed è stata più accentuata nei lavori pubblici. Nell’edilizia privata si è registrata una crescita delle compravendite immobiliari. Secondo i dati del Cresme, l’importo dei bandi di gara per lavori pubblici in regione è cresciuto nel 2018  del 19,5 per cento di gare sostanzialmente analogo a quello del 2017.  Qui bisogna considerare i ritardi dovuti agli appalti pubblici condizionati dalla burocrazia. Secondo i dati di ANCE Sicilia, alla fine di ottobre del 2018 risultavano aggiudicate poco più di un quinto delle gare bandite nel 2017.



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