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“L’influenza suina? Vaccinatevi subito, il picco deve arrivare”

“L’influenza suina? Vaccinatevi subito, il picco deve arrivare”

«Non dobbiamo creare allarmismi ma la suina ha colpito due italiani su tre di quelli a letto per l’influenza, per cui l’appello è a vaccinarsi subito perché il picco è previsto per i primi di febbraio e il vaccino fa effetto dopo due settimane». Invita a fare presto Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. Anche se il virus dell’A-H1N1 non è letale come quello che ha flagellato tempo fa il Sudamerica.

 

In questo momento si può parlare di «allarme suina»?

«No, perché non è così pericolosa come si crede ma certo è che in questo momento due italiani su tre a letto per influenza sono stati colpiti proprio del virus A/H1N1. Che però non sta mietendo vittime come in Sudamerica».

 

Ma in questo momento si segnalano 50 persone in terapia intensiva in tutta Italia…

«Appunto, in tutto il Paese, quindi su milioni di casi. Siamo nelle normali statistiche. Basti ricordare che per le mancate vaccinazioni ogni anno l’influenza miete ottomila vittime».

 

I normali vaccini antinfluenzali proteggono anche dalla suina?

«Sì, e chi non si è immunizzato tra le categorie a rischio sarebbe bene lo facesse subito perché il picco influenzale è previsto per i primi di febbraio, ma il vaccino inizia a fare effetto solo due settimane dopo averlo somministrato. Quindi con i tempi siamo proprio al limite».

 

A questa epidemia di A-H1N1 ha contribuito anche il falso allarme sui vaccini antinfluenzali?

«A giudicare dai più alti tassi di ospedalizzazione per l’influenza direi proprio di sì. La settimana scorsa abbiamo avuto il picco con un milione e 300mila casi e le cose andranno peggio nelle prossime settimane. La cosa apparentemente strana è che ad essere maggiormente colpiti, soprattutto dalla suina, non sono gli anziani, ma soprattutto i bambini con meno di 4 anni e gli italiani di mezza età, dove i casi sono stati 6,23 ogni mille abitanti contro una media di 5,7».

 

Ma non sono quelli che possono fare a meno di vaccinarsi?

«In quella fascia di età c’è un ampio spettro di persone a rischio, soprattutto rispetto al virus A-H1N1. Dovrebbero vaccinarsi soprattutto cardiopatici, persone con problemi respiratori seri, diabetici, neurolesi, donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza, immunodepressi, bambini nati prematuri tra i 6 mesi e i due anni di età».

 

Quali sono i sintomi della suina?

«Sono simili a quelli dell’influenza stagionale. All’inizio è simile a una bronchite ma poi può degenerare anche in disturbi neurologici e polmoniti. Ai primi sintomi è consigliabile starsene a casa e consultare il proprio medico. Anche se è impossibile stabilire con una semplice visita a studio o in pronto soccorso se i sintomi siano causati proprio dal virus A-H1N1».

 

E allora cosa bisogna fare?

«Servirebbe un’analisi specifica, il Prc. Un test biologico che si fa con un prelievo del sangue ma non è necessario farlo. È consigliabile solo se ci sono complicanze serie».

 

Ma come la curiamo questa suina?

«Come tutte le altre influenze. Assumendo antipiretici per combattere la febbre e anti infiammatori contro i dolori, mentre gli antibiotici sono inutili, a meno che non insorgano complicanze di tipo batterico».

 



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