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Per l’Italia crescita zero. Tria telefona al presidente Conte….

Per l’Italia crescita zero. Tria telefona al presidente Conte….

Scena numero uno. Giovanni Tria, Festival di Trento: «Le cose stanno andando per il verso giusto, non ci sarà bisogno di manovra correttiva». Scena numero due. Matteo Salvini, Palazzo Madama, Roma: «Porterò la discussione sulla tassa piatta per imprese e famiglie nel prossimo consiglio dei ministri». Costo stimato: 10-12 miliardi di euro, grazie anche all’assorbimento del bonus Renzi. Il ministro del Tesoro e il vicepremier sembrano parte di governi diversi, eppure ieri mattina si sono incontrati a palazzo per discutere proprio di questo. Il leader leghista, accompagnato dagli esperti economici del partito, voleva essere informato sui contenuti della lettera di risposta dell’Italia alla Commissione europea. Una lettera che – per inciso – esprime forti dubbi sulla tenuta dei conti italiani, di ieri e di oggi. Questa a grandi linee la linea di difesa: l’Italia paga un forte rallentamento dell’economia mondiale, ma «nella seconda metà dell’anno» le cose andranno meglio. Il Tesoro scriverà che le entrate da lotta all’evasione e quelle derivanti dalla cosiddetta pace fiscale «stanno andando meglio del previsto», e dunque contribuiranno a tenere il deficit entro i limiti concordati. Il governo tenterà di convincere la Commissione che le spese per reddito di cittadinanza e quota cento saranno inferiori al previsto, e che alla fine ci saranno le promesse privatizzazioni. Quali saranno difficile dirlo, visto che fino a questo momento il governo ha fatto e promesso il contrario.

 Perché quindi – si chiederà il lettore – la Commissione ha preso di mira l’Italia? A Bruxelles non sono convinti che l’Italia sarà in grado di rispettare gli impegni. Temono invece che il deficit stia pericolosamente scivolando oltre il tre per cento nel rapporto deficit-Pil. Poco male se il Paese crescesse, purtroppo l’economia è di nuovo in stagnazione e c’è il rischio che i conti deraglino, con conseguenze nefaste sui mercati per i titoli italiani, e non solo. La linea della Lega in sé non è lunare: uno choc fiscale aumenterebbe il deficit nel breve periodo, ma contribuirebbe a ridurlo nel medio termine grazie alla spinta alla crescita. Dal Carroccio però arrivano molti proclami e ipotesi al momento molto frammentarie. Lo testimonia un aneddoto riferito ieri da fonti della maggioranza: subito dopo aver incontrato la delegazione, Tria ha alzato il telefono per aggiornare Giuseppe Conte. Il senso della conversazione – carico di stupore – sarebbe stato più o meno questo: «La Lega non ha in mano niente». Il ministro avrebbe raccontato al premier di non aver ricevuto alcuna proposta dettagliata né a proposito di una nuova pace fiscale, né sulla cosiddetta flat tax. I presenti – fra gli altri Claudio Borghi e Giancarlo Giorgetti – avrebbero promesso di farlo in tempi rapidi. Nessuna imposizione di Salvini o dei suoi uomini, nessuna irruzione con «ricette non più rinviabili», come fatto circolare nel pomeriggio dalla Lega. La strategia del vicepremier al momento appare essenzialmente muscolare: di fronte alle obiezioni dell’Unione, la risposta è andare in direzione opposta. Il resto dipenderà dalla tenuta o meno del governo fino a settembre, quando la proposta leghista dovrà fare i conti con la situazione dei conti pubblici e occorrerà trattare sui conti del 2020.


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