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Hanno litigato per anni. Ora tutti insieme appassionatamente !

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Orlando e Ferrandelli, Crocetta e Pd
È il centrosinistra delle ipocrisie

PALERMO – La discontinuità è già un ricordo. Annegato nella standing ovation per il governatore dal quale in tanti volevano prendere le distanze. E lontane sono persino le previsioni dello stesso Crocetta: “Micari è un candidato perdente”, disse appena pochi giorni fa. Salvo rivedere il pronostico, dopo un incontro con Matteo Renzi su liste e seggi: “Intendevo dire che era perdente senza di me”.Sono i giorni in cui nel centrosinistra è tutto un “rimangiarsi” parole e dichiarazioni. Un equilibrio precario sulla contraddizione. Che il segretario regionale del Pd Fausto Raciti, ieri nel corso della direzione, ha provato a spazzare via con un discorso orgoglioso: “No all’ipocrisia” ha detto. Peccato che in quegli stessi minuti, Fabrizio Ferrandelli, che col Pd e il candidato Leoluca Orlando fino a poche settimane fa se le dava di santa ragione, decideva, con la benedizione di Orlando, di allearsi col Partito democratico.

Il campo largo, si dirà. Ma alla fine, vai a guardare bene, ed è il campo degli equilibri impossibili, della memoria corta. Ieri, ad esempio, il presidente della Regione Rosario Crocetta ha rivelato alcuni dettagli del suo incontro con Matteo Renzi. L’ex premier, stando alle parole del governatore, avrebbe giudicato positivamente il lavoro svolto da questo governo regionale. E del resto, lo stesso concetto è finito dentro la relazione dello stesso Raciti, votata all’unanimità dalla direzione. Il lavoro svolto dal governo Crocetta, si legge, dovrà rappresentare la “base di partenza” del nuovo progetto.

Vai a spiegarlo adesso però, ad esempio, ai renziani del Pd. Presenti, tra l’altro, in direzione. Tutto dimenticato, a quanto pare. Compresi i reiterati richiami alla “discontinuità” col governo Crocetta, ribaditi – ad esempio in occasione dell’ultima direzione, prima di quella celebrata ieri – dal presidente del Pd Giuseppe Bruno e, con altre parole, spesso assai dure (“Se sostenessi Crocetta sarei da Tso”) dal sottosegretario Davide Faraone. Tutto dimenticato. Persino le liti sulla “natura” del Megafono che avevano incendiato il partito nei mesi precedenti, con tanto di garanti inviati a verificare la posizione di Crocetta e dei suoi. Tutto alle spalle. Insieme ai richiami alla “rottura” col governo regionale lanciati, solo per fare due esempi tra i tanti, da altri leader della coalizione come Gianpiero D’Alia (che con i suoi Centristi ha deciso persino di lasciare polemicamente il governo regionale) e Totò Cardinale con Sicilia Futura.

Equilibri precari, che Raciti ha cercato di mantenere, con un lavoro oggettivamente difficile, impegnativo, a tratti sfiancante. Che è riuscito, ad esempio, a mettere dalla stessa parte addirittura Rosario Crocetta e Leoluca Orlando. Il primo, a lanciare strali contro il sindaco fino a ieri (“Fuori da Palermo ha grosse difficoltà”) e il secondo per anni a parlare di un problema “istituzionale” e a puntare il dito ad esempio sul rapporto tra il governo regionale e la Confindustria siciliana. Ora sono tutti insieme, dalla stessa parte. Così come gli uomini di Alfano e quelli dello stesso Crocetta. Le cui distanze vanno viste al di là dell’origine politica degli uni e degli altri, ma che possono essere riportate a tempi assai più recenti, quando Alfano assicurava che il progetto politico nato dall’ingresso in giunta di Carlo Vermiglio “non doveva chiudersi perché in realtà non era mai nato”. Vermiglio è ancora lì e Crocetta è di nuovo un alleato in queste Regionali.

livesicilia


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