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Musumeci in cerca di una maggioranza: parla col Pd mentre si tratta con i grillini !

Musumeci in cerca di una maggioranza: parla col Pd mentre si tratta con i grillini !

L’esigenza di allargare la maggioranza – per assicurarsi una migliore governabilità che all’Ars è pressoché  inesistente – sta spingendo il governatore Nello Musumeci a compiere passi a dir poco azzardati. Esponenti a lui fedelissimi e altri di Cinquestelle, stando a “notizie” di stampa fondate su vertiginose congetture, starebbero segretamente brigando per un contratto di governo sull’esempio di quello tra Salvini e Di Maio. Ma con due sostanziali differenze: la Lega in Sicilia ha avuto a novembre solo il 5,6% insieme con Fratelli d’Italia e la Meloni è oggi  schierata contro il governo gialloverde.
Musumeci  e Cancelleri (più nemici che avversari, rimasti con le armature di guerra) hanno negato ogni trattativa ma alcuni colonnelli grillini hanno già avanzato condizioni, prima fra tutte l’esclusione di Forza Italia da un possibile accordo, in osservanza al codice Di Maio.

Il quale potrebbe essere d’accordo, mettendo Cancelleri nell’obbligo di accettare quello che suonerebbe come un pactum sceleris fondato sull’intelligenza con il nemico, ma il vicepremier dovrebbe prima piegarsi all’idea che Musumeci è oggi presidente grazie solo al sostegno di Forza Italia, senza il quale Diventerà bellissima, autonomisti e Sicilia vera non sarebbero riusciti a farlo eleggere che deputato soltanto. A meno che Musumeci, irremovibile uomo di destra migrato nel centrodestra, non faccia un altro salto e si attesti su posizioni leghiste, tradendo così non solo la stragrande maggioranza dei suoi elettori berlusconiani ma anche i propri convincimenti, sbandierati in termini ultimativi durante la campagna elettorale per il 5 novembre, circa la personale incompatibilità con la Lega.
Secondo rivelazioni fatte da Cancelleri, Musumeci avrebbe avuto contatti con il Pd per un diverso accordo di maggioranza. Se dunque è pronto ad allearsi con i suoi rivali storici, vestendo in azzurro e smettendo il nero, gli potrà essere più facile stringere patti con forze come la Lega che comunque militano a destra. Ma si affrancherà per questo da Forza Italia, magari recitando il breviario di Salvini che si dice alleato di Berlusconi e poi va a fare il governo con i nemici di Berlusconi?
A quanto scrivono alcuni giornali, circa la volontà di non ricandidarsi fra cinque anni, Musumeci potrebbe arrivare a stabilire un patto di desistenza con Cancelleri: campo libero alle prossime elezioni in cambio di un’opposizione meno serrata che possa tradursi anche in voto favorevole su progetti condivisi.

Ma da questo preambolo a un accordo di tipo romano il passo sarebbe breve, riguardando solo i tempi di transizione da un appoggio esterno occasionale a un’adesione organica alla maggioranza fino alla compartecipazione di governo: secondo un modello che richiama la prima repubblica sebbene sia cominciata la terza.
Fatto si è che il governatore non ha zittito le voci né fermato le manovre del suo entourage, mentre Cancelleri dal canto suo non ha posto alcuna preclusione, lasciando così immaginare che la sola imposizione di condizioni prefiguri di per sé una possibile intesa e comprovi negoziati in corso, sia pur sommersi.
Allora la domanda è questa: fino a che punto le principali forze regionali di maggioranza e di opposizione sono pronte ad allontanarsi dal risultato elettorale e tradire la volontà popolare? Domanda indotta dai rivolgimenti nazionali, frutto di un doppio compromesso che è costato a Cinquestelle e Lega l’adeguamento del voto del 4 marzo all’esigenza di formare un governo: che è stato senz’altro di “cambiamento”, quantomeno dello scacchiere politico andato alle urne, giacché Cinquestelle ha dovuto contaminarsi perdendo in purismo e la Lega dichiararsi nel centrodestra separata in casa.
Gli equilibrismi politici regionali si stanno confacendo a quelli nazionali e anziché “laboratorio” la Regione si prepara a diventare ufficio di collaudo di scelte ed esperimenti altrui. Effetto di uno stato di ingovernabilità dovuto alla mancanza di una maggioranza assembleare che non si regga su gambe di diversa altezza e diversa natura come quella nazionale. Musumeci aveva detto che non avrebbe mai accettato maggioranze d’accatto e che si sarebbe dimesso subito pur di non subire pressioni e condizionamenti.

Gli sta finendo che a schiudergli e preparargli scenari peggiori di quelli da lui temuti (un accordo con i grillini quando paventava compravendite con cani sciolti e cespugli del suo bosco) sono proprio i suoi centurioni che dovrebbero tenerlo lontano dalle tentazioni e dai rischi di cadute rovinose. Sempreché non sia proprio lui a dirigere sotto mentite spoglie le relazioni pericolose con i grillini, quelli – come disse in un comizio a Lentini – il più pulito dei quali ha la scabbia.

eccellente org



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