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Nuovo Isee: nel 2015 un italiano su 6 lo ha usato

Nuovo Isee: nel 2015 un italiano su 6 lo ha usato

Quali obiettivi ha raggiunto la riforma dell’Isee? Un comunicato del ministero del Lavoro fa il punto della situazione,

Il governo sembra soddisfatto della riforma dell’Isee che, secondo Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, sta conseguendo gli obiettivi prefissati.

La nuova dichiarazione Isee, entrata in vigore poco più di un anno fa, 1 gennaio 2015, è stata utilizzata da 1 italiano su 6 nei primi 9 mesi del 2015. La nuova dichiarazione permette delle stime più veritiere sul patrimonio dei nuclei familiari permettendo più equità.

Al 30 settembre 2015, spiega un comunicato del Ministero del Lavoro, la percentuale di popolazione coperta da dichiarazione Isee e’ pari al 16,7% del totale dei residenti, passando da circa il 14% nel Centro-Nord al 22% nel Mezzogiorno. Si conferma la buona capacita’ del sistema Isee di assorbimento delle nuove procedure. Anche in settembre, il mese dell’anno in cui sono state presentate piu’ dichiarazioni sostitutive uniche (oltre 620.000, il 76% in più che nella media dei mesi precedenti) i tempi di rilascio sono stati abbondantemente sotto la meta’ di quelli programmati, meno di sei giorni a fronte dei 14 previsti dal regolamento Isee.

L’indicatore e’ oggi molto più veritiero: i redditi non sono piu’ autodichiarati, ma rilevati direttamente presso l’anagrafe tributaria mentre con riferimento al patrimonio mobiliare (conti correnti, libretti di deposito…) l’annuncio del rafforzamento dei controlli ha risultati eclatanti: le Dsu con patrimonio mobiliare nullo passano da quasi il 70% al 16%; nel Mezzogiorno, in particolare, si e’ passati da quasi il 90% a poco piu’ del 20.

In settembre oltre i due terzi degli Isee sono stati presentati al fine di richiedere prestazioni di diritto allo studio universitario. Nonostante si tratti di valori Isee molto piu’ alti che nella popolazione complessiva (l’Isee medio degli universitari e’ quasi il doppio), si conferma che per la maggioranza della popolazione il nuovo Isee e’ piu’ favorevole o indifferente rispetto al vecchio.

Quanto all’impatto delle nuove regole sul valore dell’indicatore, trovano conferma nei dati sui primi nove mesi gli obiettivi che erano stati posti al centro della riforma. In particolare, sulla popolazione nel suo complesso non si osservano particolari variazioni nella distribuzione per classi di Isee. Gli ordinamenti, pero’, sono molto cambiati: per oltre meta’ della popolazione il nuovo Isee e’ piu’ favorevole (46,7%) o indifferente (11,3%) rispetto al vecchio. Per il resto della popolazione per cui il nuovo indicatore e’ meno favorevole, cio’ dipende dai valori patrimoniali: il patrimonio infatti pesa molto di più nel nuovo indicatore, da un settimo (13,5%) a un quinto (19,5%). Per effetto del maggior valore del patrimonio, aumentano la media e la mediana generale, ma comunque in misura contenuta (rispettivamente, di circa il 5% e il 3%).

“I dati relativi ai primi nove mesi del 2015 – sottolinea il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti – confermano le tendenze che gia’ avevamo cominciato a monitorare nella prima parte dell’anno, anche a fronte di un notevole afflusso di valori Isee piu’ elevati, tipicamente connessi alle prestazioni universitarie. La riforma dell’Isee sembra stia conseguendo gli obiettivi che ci si era prefissati: dichiarazioni piu’ veritiere, maggiore selettivita’ dell’indicatore legata al patrimonio, maggiore attenzione ai piu’ fragili; in sintesi, piu’ equita’. Come gia’ si osservava nel primo semestre dell’anno, per oltre metà di coloro che fanno una dichiarazione Isee si osserva una riduzione o una sostanziale stabilita’ dell’indicatore, mentre l’Isee, quando aumenta, lo fa in presenza di valori patrimoniali di una certa consistenza. Gli indicatori manifestano un favore particolare delle nuove regole per i nuclei familiari con carichi di cura, nella fattispecie nuclei con minori e nuclei con disabili. Continuano poi a stupire favorevolmente, in particolare, i risultati in termini di emersione di conti correnti e altri depositi, precedentemente non dichiarati nonostante la disciplina lo prevedesse”.

“Il monitoraggio si avvicina a considerare l’intera popolazione Isee -conclude il ministro – ma e’ ancora necessaria prudenza nell’esame dei dati, per quanto al momento appaiano confortanti: chiusa l’analisi del primo anno di esercizio della riforma, faremo comunque un bilancio e decideremo il da farsi. Ritengo che un’attenta analisi dei risultati debba diventare pratica comune dell’amministrazione al fine di farsi trovar sempre pronti a modificare con rapidita’ le decisioni, se non ci portano nella direzione auspicata”.investireoggi



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