full screen background image
Search

Pagamenti tracciabili. Che significa ?

Pagamenti tracciabili. Che significa ?

Quando è obbligatorio lasciare traccia di un acquisto o di un prestito oltre il limite dell’uso dei contanti. Quali sono i sistemi più diffusi.

La lotta all’evasione fiscale passa attraverso i pagamenti tracciabili. Cosa significa? Significa che non è possibile corrispondere con dei soldi in contanti al di sopra di una certa soglia l’acquisto di merce o la prestazione di un servizio. Bisogna, quindi, lasciare traccia di quel pagamento in modo tale che il Fisco ne venga a conoscenza e che chi riceve del denaro in cambio di una vendita o di una prestazione ci paghi le tasse.

Tuttavia, i pagamenti tracciabili sono previsti in altri casi. Un esempio su tutti, il prestito di una certa somma di denaro ad un parente o ad un amico. Cosa significa? Che se devi dare a tuo figlio 200 euro per aiutarlo a pagare una bolletta, glieli puoi dare in contanti. Ma se gli devi prestare 7.000 euro per comprare la moto, dovrai ricorrere ad un metodo di pagamento tracciabile perché superi la soglia oltre la quale non è più consentito che i soldi passino di mano in mano senza che nessuno lo sappia.

Lo stesso succede con lo stipendio: l’azienda non può versarti la retribuzione dandoti un mucchio di banconote in una busta ma deve lasciarne traccia.

Tutto ciò in funzione non solo di soddisfare la voglia dell’Agenzia delle Entrate di conoscere dove e a chi vanno a finire i tuoi soldi (e da chi e perché li ricevi) ma anche per evitare che la gestione del denaro diventi un vero e proprio Far West, dove le banconote vanno e vengono senza alcun criterio e le tasse le paga solo chi si fa troppi scrupoli di coscienza e ritiene che sia utile per il Paese, cioè per tutti noi.

Vediamo, a questo punto, cosa significa il concetto dei pagamenti tracciabili, quali sono questi metodi, a che cosa servono e quando sono obbligatori.

Pagamenti tracciabili: che cosa sono?

Parlare di pagamenti tracciabili significa parlare di quei movimenti di denaro che non possono restare nascosti al Fisco. Ti presti dei soldi, il Fisco lo sa. Ti pago lo stipendio, il Fisco lo sa. Pago l’idraulico che mi ha sistemato il lavandino che perde, il Fisco lo sa. Eccetera eccetera. Il tutto per evitare che sulle somme di una certa consistenza qualcuno «si dimentichi» (volutamente, è ovvio) di pagare le tasse. Il Fisco vuol sapere anche questo.

Pagamenti tracciabili: a che servono?

Come appena accennato, i pagamenti tracciabili servono alla lotta all’evasione fiscale ma anche ad evitare la circolazione di soldi di provenienza illecita. Gli obiettivi del divieto dell’uso di contanti al di sopra di una certa soglia si possono, quindi, riassumere in questo modo:

  • tenere d’occhio il riciclaggio di denaro sporco da parte della criminalità organizzata;
  • garantire la trasparenza dei movimenti di soldi tenuti nascosti al Fisco in modo da conoscere la reale disponibilità reddituale dei contribuenti;
  • ridurre la criminalità dedita ai furti riducendo la circolazione di contanti;
  • assicurare maggiori tutele e comodità ai consumatori.

Pagamenti tracciabili: quando non servono?

Entro certi limiti, è possibile evitare i pagamenti tracciabili ed utilizzare i contanti. Dal 1° gennaio 2016, e grazie alla Legge di Stabilità di quell’anno, è possibile fare dei pagamenti senza obbligo di tracciabilità fino a 2.999,99 euro e non più fino a 999,99 euro, come succedeva fino al 31 dicembre 2015. Significa che se devi fare un acquisto di 2.500 euro, puoi pagare in contanti, mentre se compri un bene o un servizio dai 3.000 euro in su dovrai utilizzare uno strumento che lasci traccia del pagamento (bonifico, assegno, carta di credito, ecc.).

La legge, inoltre, stabilisce:

  • che non è possibile trasferire a qualsiasi titolo denaro contante o libretti di deposito bancari o postali o titoli al portatore tra soggetti diversi se il valore dell’operazione è pari o superiore a 3.000 euro, a meno che non se ne lasci traccia grazie all’intervento di istituti di credito, Poste o società di moneta elettronica o di pagamento;
  • è possibile negoziare a pronti di mezzi di pagamento in valuta nell’attività di cambiavalute fino a 3.000 euro (non più fino a 2.500 euro, come in passato);
  • non è possibile utilizzare i money transfer per rimessa di denaro o per emettere degli assegni senza l’indicazione del beneficiario e senza la clausola di non trasferibilità per un importo pari o superiore ai 1.000 euro.

Pagamenti tracciabili: come effettuarli?

Naturalmente, per effettuare dei pagamenti tracciabili bisogna utilizzare gli strumentiadatti: moneta elettronica, bonifici bancari o postali, assegni. Ma anche dei metodi oggi molto più diffusi con lo sviluppo della tecnologia mobile, come i pagamenti tramite app direttamente con il cellulare. Vediamo che cosa significa fare dei pagamenti tracciabili in questo modo e com’è possibile realizzarli.

Bonifico bancario o postale

Tra i metodi più utilizzati per i pagamenti tracciabili c’è quello del bonifico bancario o postale. Si tratta dell’ordine dato da un soggetto alla banca o alla Posta affinché una somma di denaro venga trasferita dal proprio conto corrente a quello del beneficiario.

Per effettuare il bonifico è necessario essere in possesso del codice Iban del beneficiario, cioè del numero che identifica in modo univoco il suo conto corrente.

Il bonifico riporta normalmente una causale di pagamento, cioè deve essere indicato il motivo per cui quel denaro viene trasferito. Non è un dettaglio da poco conto: non è obbligatorio per legge ma a volte può risultare determinante quando devi provare di avere fatto un pagamento. Ti consigliamo, a questo proposito di leggere questo articolo su che cosa scrivere come causale di un bonifico.

Di solito, l’operazione viene conclusa entro un giorno lavorativo da quando l’ordine di versamento è stato autorizzato da parte della banca o della Posta. Se il bonifico è stato richiesto non online ma in versione cartacea, ci potrebbe volere un ulteriore giorno di tempo.

Assegno

Altro strumento assai utilizzato per i pagamenti tracciabili è quello dell’assegno. Si tratta di un titolo di credito cartaceo di due tipi: bancario oppure circolare.

Il primo, cioè l’assegno bancario a cui è assimilato quello postale, riporta l’ordine di un soggetto alla propria banca di pagare la somma indicata ad un altro soggetto oppure a sé stesso. Per ogni assegno richiesto alla banca c’è da pagare 1,50 euro di imposta di bollo, a meno che le condizioni che hai trattato con il tuo istituto di credito prevedano un certo numero di titoli gratis.

Se devi fare un pagamento tramite assegno del valore pari o superiore a 1.000 euro devi inserire la clausola di non trasferibilità. Significa che può essere incassato solo dalla persona a cui è intestato (leggi Cosa significa assegno non trasferibile).

L’assegno viene pagato dalla banca che lo ha emesso oppure da quella in cui il beneficiario ha il proprio conto corrente.

L’assegno circolare, invece, è quello che la banca emette per una somma non superiore a quella disponibile sul conto del pagatore oppure per il valore dei soldi che quest’ultimo consegna alla banca al momento di richiedere l’emissione dell’assegno. Non presuppone, quindi, l’esistenza di un conto corrente ma può essere richiesto da chi si presenta con i soldi in mano in banca ed ha la necessità di fare un pagamento tracciabile.

Se l’assegno circolare viene emesso dalla Banca d’Italia riceve il nome di vaglia cambiario.

Per tutti i dettagli sulla differenza tra assegno bancario ed assegni circolare, puoi consultare la nostra guida.

Moneta elettronica

Carte di credito, di debito, prepagate: la moneta elettronica è sempre più utilizzata per fare dei pagamenti tracciabili o, semplicemente, per pagare cifre anche modeste al ristorante, al supermercato o in un negozio. Alla comodità di non portare tanti soldi in contanti nel portafoglio, si unisce, in questo modo, la tracciabilità di ogni pagamento che fai.

La moneta elettronica viene emessa da intermediari autorizzati, i cosiddetti circuiti che gestiscono le varie carte, ovvero:

  • la carta di credito: si tratta di una tessera rilasciata in base ad un contratto che consente di effettuare degli acquisti oppure di prelevare dei contanti presso gli sportelli automatici posticipando il pagamento al mese successivo (o più avanti, se il contratto prevede altre scadenze);
  • la carta di debito: in questo caso, l’addebito sul conto del titolare della carta è immediato. Ci sono dei limiti di importo mensili sia per gli acquisti sia per i prelievi, per i quali è contemplata anche una soglia giornaliera. Consente anche di pagare bollette o ricariche telefoniche o di effettuare altri pagamenti presso gli sportelli Bancomat;
  • la carta prepagata: permette di effettuare degli acquisti o di prelevare dei contanti sulla base di un importo versato precedentemente sulla carta stessa. Non è prevista, dunque, l’esistenza di un conto corrente, ma la carta può essere ditata di un codice Iban per poter effettuare dei bonifici o degli addebiti diretti;
  • la carta a spendibilità limitata: sono delle carte, per così dire, «dedicate» ad un determinato settore o ad un punto vendita in cui poterle utilizzare. Ad esempio, la Viacard per il pedaggio in autostrada o la tessera che consente l’acquisto di certi articoli in determinati esercizi commerciali.

La moneta elettronica viene utilizzata anche per i pagamenti di articoli o servizi acquistati via Internet grazie all’e-commerce.

Addebito diretto

In alternativa all’uso dei contanti e, quindi, come forma di pagamento tracciabile, troviamo anche l’addebito diretto. Si potrebbe dire che è l’esatto contrario del bonifico: non è il debitore chi dà l’ordine di trasferire dei soldi sul conto del beneficiario ma è il creditore chi chiede alla banca di ricevere del denaro dal debitore. L’esempio più comune è quello delle utenze domiciliate, vale a dire la compagnia del gas, il fornitore dell’energia elettrica o l’operatore telefonico che danno l’ordine di ricevere con una certa cadenza dal conto corrente del cliente la somma stabilita o che corrisponde all’importo della bolletta.

I pagamenti da cellulari e tablet

Ultimo sistema di pagamento tracciabile da segnalare è quello che si può fare tramite il cellulare o il tablet grazie alle app dedicate.

Si tratta, in poche parole, di una sorta di carta di pagamento virtuale installata nel dispositivo grazie alla relativa applicazione o associata alla sim card da cui verrà scalato il credito telefonico. Vengono utilizzate per pagare dei servizi: dalla pizza a domicilio all’abbonamento ad un’app fino al parcheggio nei Comuni in cui è abilitato il sistema. Ma anche per pagare in negozio o al bar, accostando il cellulare al Pos.

laleggepertutti



Per contattarci cliccate sulla busta sopra. Saremo lieti di rispondervi :)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *