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Paradossi italiani. Al comando delle Foreste in Sardegna, un condannato per reati ambientali !

Paradossi italiani. Al comando delle Foreste in Sardegna, un condannato per reati ambientali !

«Perché un condannato (in primo grado) per reati ambientali viene nominato comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna?» La domanda di Stefano Deliperi, il leader del Gruppo d’intervento giuridico, rimbomba nelle orecchie di ogni ambientalista da Punta Marmorata a Capo Spartivento. Ma Francesco Pigliaru e i sonnambuli del Pd che sopravvivono alla guida della Regione, che stando ai sondaggi non è più loro da un pezzo, non sentono. Non hanno sentito il boato assordante delle politiche del 4 marzo, quando sono precipitati sotto il 15% (dal 42% delle regionali 2014) prendendo un terzo dei voti del M5S. Figurarsi se potevano ascoltare lo sdegno di quei rompiscatole che difendono l’ambiente. Sordi.

Il beneficiario del regalo si chiama Antonio Casula, omonimo di un leggendario fantino del Palio di Siena detto «Moretto» che per sei volte su tredici fu buttato giù dai cavalli imbizzarriti in piazza del Campo (una volta, anzi, vinse anche con il «cavallo scosso», senza mai demoralizzarsi). Qualche lettore se lo ricorderà: era il direttore generale di Forestas (foreste demaniali della Regione Sarda, bollato dai critici come «un carrozzone» con 7.000 dipendenti pari a 250mila nell’Italia intera) quando il sindaco di Domusnovas Angelo Deidda detto Angioletto ebbe la pensata di tagliare buona parte (35 ettari rasi al suolo, altri 540 in progetto) dell’antichissima foresta di Marganai. Cioè, secondo tre scienziati ostili al taglio, «uno degli ultimi esempi di foresta mediterranea spontanea cresciuta su rocce vecchie di 680 milioni di anni e sopravvissuto nei millenni agli errori dell’uomo… Una rarità assoluta». Dove «per fare un centimetro di suolo ci vogliono mediamente 350mila anni…». Uno scempio. Bloccato dal Sovrintendente ai beni paesaggistici di Cagliari e Oristano Fausto Martino, che impose lo stop ai tagli perché il progetto era stato avviato senza la «vincolante autorizzazione paesaggistica». Sotto gli occhi e col consenso dell’allora direttore. Colpito 5 mesi fa da un decreto penale di condanna del tribunale di Cagliari proprio perché per quei lavori ci voleva l’autorizzazione. Non bastasse, scrive sardiniapost.it, il neopromosso «è attualmente sotto processo a Oristano» per un appalto per la videosorveglianza «assegnato dal Comune di Seneghe quando il commissario straordinario era proprio Casula. Il professionista è accusato di frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta».

Eppure, la nomina a difensore delle foreste di un uomo condannato per non averle difese è accompagnata, nella nota della Regione, da giudizi lusinghieri se non proprio zuccherini: «Determinante, nella scelta, l’esperienza maturata esercitando le funzioni di manager dell’Ente Foreste della Sardegna e di Forestas, con specifico riferimento alle competenze in materia forestale di protezione civile, salvaguardia del patrimonio forestale dalla minaccia degli incendi, tutela e conservazione del patrimonio forestale, tutela idrogeologica del territorio e difesa del suolo, promozione della cultura forestale, educazione ambientale. Casula ha anche svolto l’incarico di funzionario istruttore all’interno del Corpo Forestale, in qualità di responsabile del settore antincendio». A farla corta: l’uomo giusto al posto giusto. Grillini e ambientalisti sono inferociti: «è l’ennesima umiliazione che la vecchia politica intrisa di clientelismo e logiche spartitorie ha voluto infliggere a un Corpo già pieno di problemi», è sbottato il deputato del M5S Alberto Manca. Dovesse finire davvero male per la sinistra, alle prossime elezioni, ci sia risparmiato almeno lo stupore…



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