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Permessi retribuiti: a chi spettano ?

Permessi retribuiti: a chi spettano ?

Il patrimonio di diritti di cui godono i lavoratori non deriva unicamente dalla legge ma anche dagli accordi che vengono stipulati da imprenditori e sindacati e che prendono il nome di contratti collettivi di lavoro.

 Non tutti i lavoratori sanno che molti dei diritti che possono vedersi riconosciuti o meno dai propri datori di lavoro dipendono dal tipo di contratto collettivo di lavoro che viene applicato al loro rapporto lavorativo. C’è, infatti, tutta una serie di diritti che non sono previsti dalla legge, ma solo dai contratti collettivi. Con la conseguenza che, a seconda del contratto applicato, questi diritti possono spettare oppure no.

Uno di questi è il diritto ai permessi retribuiti. Per capire a chi spettano i permessi retribuiti bisogna, dunque, fare riferimento a quello che prevede il Ccnl perchè solo al suo interno è possibile individuare la presenza o meno di questo diritto.

Sempre nel Ccnl occorrerà verificare le regole di funzionamento e di maturazione dei permessi retribuiti che, dunque, non sono uguali per tutti ma dipendono dalla disciplina contrattuale.

Contratti collettivi: cosa sono?

Come abbiamo detto, non tutti i diritti dei lavoratori sono previsti dalla legge. Molti diritti trovano nel contratto collettivo la loro fonte.

Per capire questo occorre premettere che il rapporto di lavoro è disciplinato da numerose fonti. In testa troviamo la Costituzione italiana e le fonti del diritto europeo. Ad esempio, è la Costituzione a prevedere il diritto al lavoro di ogni cittadino [1], il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e sufficiente a vivere dignitosamente [2], etc.

Più in basso troviamo la legge che è la fonte della gran parte dei diritti dei dipendenti: si pensi al diritto a non essere licenziati senza una giusta causa o a un giustificato motivo, al diritto alle ferie [3], alla disciplina dell’orario di lavoro, alla regolamentazione dell’indennità di disoccupazione, etc.

La legge, per sua natura, si applica a tutti i cittadini ed a tutte le imprese. I diritti previsti dalla legge, dunque, non possono essere disapplicati in nessun caso.

Al di sotto della legge, si situano i contratti collettivi nazionali di lavoro. I Ccnl sono sottoscritti dalle associazioni degli imprenditori e dai sindacati e ce ne sono molti, divisi per settore di riferimento (es. Ccnl aziende metalmeccaniche, Ccnl Commercio, Ccnl aziende alimentari, etc.).

I Ccnl sono, sul piano giuridico, dei contratti di diritto privato e, dunque, le aziende ed i lavoratori non sono obbligate ad applicarli.

Infine, troviamo il contratto individuale di lavoro siglato dal dipendente con l’azienda.

Come abbiamo detto, le regole fissate dalla Costituzione, dall’Unione europea e dalle leggi sono applicabili a tutti i soggetti. Le regole fissate nei contratti collettivi, invece, si applicano solo ai rapporti di lavoro ai quali si applica quello specifico Ccnl.

Per questo, i diritti previsti nel Ccnl non spettano a tutti i dipendenti ma solo a quelli al quale si applica il Ccnl.

I Ccnl ed i contratti individuali di lavoro possono solo estendere i diritti previsti dalla legge o introdurre nuovi diritti. Non possono mai ridurre i diritti che la legge conferisce ai lavoratori in quanto questi diritti non sono derogabili se non in senso maggiormente favorevole al lavoratore.

Permessi retribuiti: cosa sono?

Sono molti più di quanti si pensi i diritti dei lavoratori che trovano nei Ccnl la loro unica fonte; e che, dunque, non spettano al dipendente se nessun Ccnl viene applicato al rapporto di lavoro.

Tanto per fare alcuni esempi, sono diritti previsti dal Ccnl:

  • il diritto ad ottenere una integrazione dell’indennità di malattia erogata dall’Inps nei primi tre giorni di malattia (durante i quali l’Inps non eroga nemmeno un euro al dipendente);
  • il diritto ad ottenere la tredicesima mensilità o gratifica natalizia;
  • il diritto ad ottenere la quattordicesima mensilità;
  • la limitazione del periodo di prova;
  • il diritto a ricevere l’elemento di garanzia retributiva se nella propria azienda non vengono pagati bonus e altre forme di retribuzione variabile;
  • permessi speciali in caso di nascita di un figlio, matrimonio, etc.

Uno dei principali diritti che trova la propria fonte unicamente nel Ccnl è il diritto a fruire dei permessi retribuiti, che vengono anche detti rol (da riduzione orario di lavoro) o permessi per festività soppresse.

Si tratta di un monte di ore o di giornate lavorative durante le quali il dipendente ha diritto ad astenersi dalla prestazione di lavoro, mantenendo in ogni caso il diritto al pagamento della retribuzione.

I permessi retribuiti sono un diritto contrattuale molto simile alle ferie in quanto, al pari del periodo feriale, rappresentano una eccezione alla regola per cui lo stipendio si paga solo come contropartita del lavoro svolto.

Nel caso delle ferie o dei permessi retribuiti (o rol o festività soppresse), invece, il dipendente viene pagato senza aver effettivamente svolto la prestazione di lavoro.

Permessi retribuiti: a chi spettano?

Innanzitutto, ricordiamo che i permessi retribuiti spettano solo ai lavoratori cui si applica il Ccnl che prevede i permessi retribuiti stessi.

Facciamo un esempio. Tizio è addetto agli impianti di trasporto a fune. Nella sua lettera di assunzione c’è scritto che al rapporto di lavoro si applica il Ccnl per gli addetti ad impianti di trasporto a fune. Leggendo il Ccnl, Tizio legge che ha diritto per il primo anno di assunzione in servizio a 32 ore di permessi retribuiti all’anno e, a partire dal secondo anno, a 64 ore di permessi retribuiti all’anno. Inoltre, sempre leggendo il Ccnl, trova scritto che i permessi retribuiti possono essere fruiti solo a gruppi di 4 ore.

Caio è anch’egli addetto agli impianti di risalita. Nella sua lettera di assunzione, però, non c’è scritto che al rapporto di lavoro si applica il Ccnl per gli addetti ad impianti di trasporto a fune ma, al contrario, è espressamente scritto che al contratto di lavoro non si applica alcun Ccnl. Caio non avrà diritto a nessuna ora di permesso retribuito ma dovrà unicamente accontentarsi delle ferie annuali e delle altre tipologie di permessi retribuiti previsti direttamente dalla legge per la generalità dei lavoratori.

Inoltre, la norma del Ccnl per gli addetti ad impianti di trasporto a fune ci fa capire che, anche per i dipendenti cui si applica un Ccnl, non è detto che i permessi retribuiti spettino sempre e che spettino a tutti nella stessa quantità. Infatti, nell’esempio riportato, il dipendente neo-assunto ha diritto ai permessi retribuiti in quantità inferiore ai dipendenti che hanno già uno o più anni di anzianità di servizio.

Si tratta di una norma contrattuale spesso presente nei Ccnl che subordina o modula il diritto ai permessi ad essere stato un certo numero di mesi o anni presso l’azienda. In questo senso il permesso retribuito diventa una misura per premiare il dipendente fedele che resta alle dipendenze della società negli anni.

Inoltre, come visto, la quantità dei permessi può variare nel tempo sempre a seconda dell’anzianità di servizio.

I permessi retribuiti previsti dalla legge

Quelli descritti sino ad ora sono i permessi retribuiti previsti dai Ccnl. Oltre a questi permessi, vi sono altri permessi retribuiti previsti direttamente dalla legge per tutti i lavoratori. C’è però una differenza netta. I permessi retribuiti di legge sono solitamente attribuiti a particolari categorie di lavoratori per soddisfare un bisogno che la legge considera particolarmente importante.

Vediamo alcuni esempi di permessi retribuiti di legge:

  • congedo parentale previsto per genitori di figli neonati;
  • permessi retribuiti per il lavoratore disabile in situazione di gravità;
  • permessi retribuiti per il lavoratore parente di un disabile in situazione di gravità nei confronti del quale deve effettuare attività di assistenza;
  • permessi retribuiti per motivi di studio.

In tutti i casi descritti, la finalità del permesso retribuito è tutelare una categoria di soggetti o permettere loro di fare un’attività lodevole (come lo studio).

Nel caso dei permessi retribuiti previsti dal Ccnl, invece, non c’è nessun fine cui il permesso è finalizzato: al pari delle ferie il dipendente ha diritto ad assentarsi indipendentemente dal fine e da ciò che farà durante il permesso.

Permessi retribuiti: che succede se non vengono rispettati?

Ci si può chiedere che succede se il datore di lavoro non rispetta il diritto ai permessi retribuiti previsto nel Ccnl. Ad esempio, l’azienda addetta agli impianti a fune non permette ai suoi dipendenti di fruire delle 64 ore di permesso retribuito previste nel Ccnl.

Il ministero del Lavoro ha precisato [4] che il mancato rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro che prevedono il diritto ai permessi retribuiti non comporta alcuna ipotesi sanzionatoria, né di carattere penale né di carattere amministrativo.

Il ragionamento ministeriale parte dalla considerazione dell’origine contrattuale dei permessi retribuiti: visto che i permessi retribuiti sono stabiliti da accordi privati tra aziende e sindacati, il legislatore si astiene dall’introdurre interventi di tipo sanzionatorio.

Ne consegue che il lavoratore ha solo la possibilità di tutelare i suoi diritti in sede processuale, attivando una causa di lavoro innanzi al tribunale del lavoro.

Permessi retribuiti: possono essere monetizzati?

La legge prevede che il periodo feriale minimo previsto dalla legge, pari a quattro settimane annue, non può essere compensato con una somma di denaro. In sostanza, se il diritto alle ferie deriva dalla necessità di tutelare la salute del dipendente, non è possibile scambiare le ferie con una somma di denaro.

I permessi retribuiti, al contrario, come detto, non sono un diritto inderogabile di legge ma sono introdotti dal Ccnl. Ne consegue la loro monetizzabilità con una indennità pari alla normale retribuzione del dipendente nell’ora di permesso retribuito accumulata e non goduta.

laleggepertutti



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