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Regione, tutto fermo al punto di partenza !

Regione, tutto fermo al punto di partenza !

Tutto fermo al punto di partenza. A dieci mesi dalla nascita del governo regionale guidato da Nello Musumeci, la perifrasi potrebbe calzare a pennello a tanti dossier cruciali per la Regione. Almeno un paio sono riemersi, nella loro desolante staticità, in questa settimana. Si tratta della situazione delle ex Province, ormai a mezzo passo dalla bancarotta, e di Riscossione Sicilia, la partecipata che si occupa di raccogliere i tributi nell’Isola e che vive ormai da più o meno un anno una situazione di assoluta incertezza.

Due storie disastrose, che affondano le radici in un’era precedente a quella della giunta Musumeci, e che restano ancora in cerca di una soluzione. Che appare complicatissima nel caso delle Province. E che sarebbe almeno in parte a portata di mano per Riscossione. Eppure la maledizione della stasi avvolge tutto. La partecipata che fu guidata da Antonio Fiumefreddo resta in uno stato acefalo. Il primo cda nominato dal governo Musumeci durò il tempo di un amen, salutò e tolse il disturbo, forse anche alla luce del fumosissimo futuro della società. Altri nomi sono stati individuati, ma le nomine giacciono in prima commissione all’Ars aspettando un via libera che non arriva. L’ultima seduta l’altro ieri è saltata per l’assenza dei deputati della coalizione di governo. I sindacati tutti hanno fatto sentire la loro preoccupazione per una società che “versa in una situazione finanziaria gravissima, risolvibile solo con la cessione di attività e personale ad Agenzia delle Entrate Riscossione, come prevede la legge regionale 16 del 2017”. Un obiettivo che resta lontano finché una nuova governance non metterà mano alla patata bollente. Il passaggio a vuoto all’Ars è stato quindi particolarmente infelice. E altrettanto infelice la coincidenza che ha visto nello stesso giorno saltare la seduta di Sala d’Ercole per l’assenza dell’assessore Pierobon, un doppio passo falso che ha spinto il Pd a ironizzare suggerendo a Musumeci e ai suoi compagni di percorso che le vacanze sono finite.

Ancora più complessa la pratica delle ex Province, alle prese con un doppio stallo. Il primo è quello istituzionale, legato alle incredibili vicissitudini delle leggi votate e rivotate nella scorsa legislatura e puntualmente cassate, che hanno portato a un periodo monstre di commissariamenti e sospensione della democrazia che si protrae ormai da più di cinque anni. Questa devastante incertezza che ha reso praticamente acefali gli enti non ha ancora una data di scadenza, visto che non sono ancora state fissate le elezioni di secondo grado. La speranza è che almeno su questo si intervenga entro il mese. C’è poi la questione finanziaria, che è assolutamente drammatica. Entro il 31 ottobre i commissari non sono in grado di fare i bilanci degli enti, soffocati dal prelievo statale per il contributo alla finanza pubblica, uno sforzo al di là delle possibilità degli enti che ha spinto il governo regionale a impugnare il bilancio dello Stato. E l’Anci Sicilia ieri a chiedere un intervento del governo nazionale. Nelle more però bisogna trovare una soluzione per scongiurare prima del 31 ottobre il default che porterebbe una serie di effetti nefasti, a partire da un’impennata dei tributi. La giunta regionale, fa sapere l’assessore all’Economia Gaetano Armao, sta cercando una soluzione per scongiurare il peggio. Al momento resta l’allarme dei commissari, che in settimana hanno scritto alla Regione paventando l’imminente dissesto.

Problemi irrisolti, insomma. L’attenuante dell’eredità pesante e della complessità della situazione, soprattutto finanziaria, c’è tutta. Ma più passa il tempo, più le attenuanti sfumano. Musumeci ha detto più volte che la cifra del suo governo vuole essere quella delle riforme, ma in questo quasi primo anno di governo le riforme sono rimaste un proposito. Come ad esempio è avvenuto sul complicato terreno dei rifiuti. Anche lì, la famosa, attesissima riforma cammina lentamente, dopo un primo stop in commissione. Procede a piccoli passi anche la riforma della Pesca. Ha subito già un primo brusco stop all’Ars la riforma del diritto allo studio. È passata la riforma di Ircac e Crias, ma in attesa dei decreti attuativi. Il resto, vedi Ipab, Iacp, consorzi di bonifica, tanto per fare qualche esempio, si attende. In compenso, procede finalmente spedita la spartizione dei posti di sottogoverno, pescando nella nomenklatura ancien regime. Con la sessione di bilancio vicina – il governo vuole rispettare i tempi e approvare i documenti contabili entro fine anno evitando l’esercizio provvisorio a cui si è ricorso molto spesso negli ultimi anni – tra un po’ il Parlamento regionale verrà monopolizzato da bilancio e finanziaria. È l’ora, quindi, di premere sull’acceleratore dopo la partenza diesel di questi primi mesi.



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