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Sassari, La rivolta dei forestali: i sindacati non ci tutelano

Sassari, La rivolta dei forestali: i sindacati non ci tutelano

Duro documento di protesta di sessanta operai del cantiere di Porto Conte Il disegno di legge regionale nel mirino: «È mancato il dialogo e il confronto»


 

SASSARI. Parte dal cantiere forestale di Porto Conte la rivolta degli operai contro i sindacati, in un momento che vede l’Ente Foreste e tutto il sistema della forestazione in Sardegna, al centro di un disegno di legge regionale di riordino. In un documento i sessanta firmatari accusano le organizzazioni sindacali, a partire da quelle di base fino alle regionali, di non informare e tutelare i lavoratori e le “diffidano” a prendere qualsiasi iniziativa «senza un preventivo confronto e assenso»

«Da molto tempo – dicono gli operai del cantiere algherese – ci sentiamo non rappresentati e tutelati, da ultimo per quanto riguardo la nuova legge e disciplina che concerne il riassetto organizzativo dell’Ente Foreste».

Tanto che gli operai affermano di essere venuti a conoscenza per caso, e non dai loro rappresentanti, del disegno di legge della giunta regionale, adottato lo scorso 28 aprile. «Non siamo stati nè informati nè chiamati ad esprimere la nostra posizione in merito – affermano i lavoratori di Porto Conte – ed è per questo che non ci sentiamo più rappresentati».

I lavoratori contestano che un aspetto così delicato come la riorganizzazione dell’ente e il futuro contratto di lavoro che scaturirà dalla nuova normativa, quando sarà approvata, non sia stato oggetto di dialogo all’interno della categoria e che i sindacati non abbiano promosso alcuna iniziativa a proposito. E annunciano che, per questi motivi, si riservano di agire anche in altre sedi per tutelare i loro diritti.

La protesta dei forestali di Porto Conte potrebbe presto allargarsi ad altri cantieri in tutta l’isola. Sono cinquemila, tra dipendenti e stagionali, i lavoratori impiegati nella forestazione e nei settori di prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi. All’origine della presa di posizione degli operai ci sono soprattutto due aspetti: il contratto di lavoro collettivo e il futuro dei lavoratori impiegati nei terreni privati. Nel primo caso bisogna ricordare che ai forestali viene applicato al momento un contratto di natura privatistica, nonostante lavorino per un ente pubblico, mentre le loro aspettative sono di essere inquadrati come dipendenti regionali. Per quanto riguarda il secondo aspetto, l’interrogativo è quale sarà la sorte dei lavoratori nel momenti in cui la forestazione nei terreni privati sarà conclusa.

I sindacati hanno fatto le loro richieste alla giunta Pigliaru, richieste che sono state, secondo quanto hanno dichiarato pubblicamente alcune sigle, accolte pienamente. Ma alcuni punti, per ammissione delle stesse organizzazioni, restano da chiarire. C’è da dire che gli stessi sindacati, dai confederali agli autonomi, hanno mostrato un cauto consenso alle proposte quando non si sono riservati di dare un giudizio in attesa di vedere il testo di legge della riforma annunciata.



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