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Sicilia, prima per scandali,spese e danni

Sicilia, prima per scandali,spese e danni

Comunque la si giri, non c’è posto al mondo in cui si realizza il doppio record di spesa per la manutenzione del patrimonio boschivo e di devastazioni del patrimonio boschivo. Laddove si spende poco, infatti, l’avarizia viene inesorabilmente punita. Laddove invece si spende un sacco di soldi, almeno si è in grado di documentare una seppur lieve diminuzione dei danni.

La Sicilia invece rimane saldamente sul podio sia per i costi della manutenzione delle aree demaniali che sui costi degli incendi, in aree demaniali e non demaniali. Bisogna partire da questa realtà per affrontare la questione.

Eppure il governo e l’Assemblea regionale hanno, ognuno per la loro parte, grande attenzione per i forestali, che costituiscono una voce importante del bilancio regionale, e su questo versante non possono certo rimproverarsi nulla. Ma il meccanismo con cui le risorse vengono distribuite, per il personale addetto, sembra costituire un incentivo a devastare il patrimonio boschivo piuttosto che uno strumento di prevenzione.

Il sistema di pagamento dei salari al personale ha dato delle sicurezze ai “forestali”, ma ha lasciato ampi margini di preoccupazione. I forestali non sono né dentro la Regione, né fuori.Fuori dalla Sicilia sono statali ed a tempo pieno, in Sicilia regionali, precari (nonostante tutto) e contingentati secondo il numero di giornate lavorative assegnate per legge, sempre appeso alle risorse pubbliche, soprattutto ai tempi di erogazione delle risorse. Di conseguenza lo stato di calamità, e la tensione creata dagli incendi, finiscono con il creare un incentivo reale, o comunque, bene che vada, suscitano un grave sospetto. Sia la prima che la seconda ipotesi non aiuta il reperimento delle risorse da parte della Regione siciliana, bersaglio di feroci critiche dalle Alpi in giù, sia per il numero degli addetti, sia per i risultati della prevenzione degli incendi boschivi.

Accanto a queste considerazioni, occorre farne altre, che riguardano i mezzi. La Sardegna, che ha un patrimonio boschivo inferiore di gran lunga alla Sicilia, dispone di undici mezzi aerei, molti di più della Sicilia. Le sensibilità che sostengono nel Parlamento regionale e nel governi, i costi del personale, subiscono infatti un calo quando c’è da spendere quattrini per i mezzi.

Il sistema è ben oleato per corrispondere ai bisogni dei forestali-elettori o imprenditori-elettori del settore, categoria quest’ultima ormai in via di estinzione, ma s’inceppa quando c’è da affrontare scelte che non mettono all’incasso il consenso. E’ una anomalia che si riscontra ovunque, non solo in Sicilia e nella salvaguardia dell’ambiente. Ma questo non consola.

Ciò che è accaduto negli ultimi anni, le calamità stagionali provocate da eventi atmosferici e dal crimine, individuale ed organizzato, avrebbe richiesto, tuttavia, una mobilitazione straordinaria delle risorse, umane e non. L’evento catastrofico inatteso, infatti, può essere affrontato con l’emergenza, ma quello atteso, con la puntualità del Big Ben, pretende responsabilità, pianificazione, gestione accurata preventiva delle risorse. Se la calamità annunciata ci costerà una montagna di quattrini e la prevenzione riduce di un decimo la spesa, non ci sono dubbi su che cosa va fatto e subito.

 

Eppure, finora, è accaduto il contrario, come se gli incendi estivi, che devastano periodicamente il patrimonio boschivo, giungessero improvvisi e trovassero tutti impreparati. E questo è scandaloso. Ancora più scandaloso il fatto che all’indomani di ogni stagione dei fuochi le istituzioni – quelle competenti e le altre, incompetenti di nome e di fatto – promettano l’uso di mezzi di vigilanza, prevenzione e repressione all’avanguardia, come i droni, i satelliti, le squadre dei “cacciatori” ed altro, facendoci toccare con mano il futuro finalmente privo di negligenze. E’ proprio questo, la beffa dopo il danno, a fare più male, perché colpisce quella parte del lobo cerebrale, carico di serotonina, che ha voglia di sentire buone nuove ed è perciò disposta a crederci. Insomma, se ne approfittano…

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