full screen background image
Search

Sugli incendi rimane la piaga dei piromani !

Sugli incendi rimane la piaga dei piromani !

Se non fosse per l’ultima drammatica settimana in provincia di Pisa, i cerchi rossi sull’Italia infuocata quest’estate si concentrerebbero quasi esclusivamente in due zone: principalmente in Sicilia e un po’ in Calabria. Nella stagione del tempo incerto e della pioggia a Ferragosto i piromani non hanno avuto vita facile. O forse hanno deciso di concedere una tregua all’Italia verde, che nel 2017 era stata davvero assediata dai roghi. Alla fine della campagna antincendi, dunque, si può dire che il patrimonio ambientale è stato risparmiato dal solito assalto. Il bilancio comunque è pur sempre preoccupante, perché 13 mila ettari di natura andati in cenere non sono certo un trionfo. Ma il paragone con i 120 mila ettari della stagione precedente basta per concedersi un po’ di entusiasmo.

 Dei 128 grandi incendi monitorati dal sistema europeo Effis, cioè quelli che hanno superato i 20 ettari di superficie bruciata, il 70 per cento esatto ha interessato la macchina mediterranea della Sicilia. Il più grave è del 22 luglio, nella provincia di Palermo: 1649 ettari in una delle giornate che sono state tra le più impegnative per l’apparato della Protezione civile. Escluso il rogo del Monte Serra, quello che ha tenuto la Toscana col fiato sospeso per quasi una settimana, i dieci incendi che hanno lasciato la più grande distesa di cenere hanno tutti riguardato l’isola: in provincia di Messina e Catania, due molto vasti a Siracusa e quattro nella zona di Agrigento.

Analizzando le statistiche del database di Effis viene fuori un dato che forse è abbastanza semplice da analizzare: sulla prevenzione non si fanno gli stessi investimenti in tutte le zone d’Italia. Di certo, i piani d’azione contro i piromani non sono ugualmente efficaci. E questo in qualche modo conferma il timore dei carabinieri forestali all’inizio della stagione estiva: «Il grande problema è ancora la mancanza del catasto delle aree bruciate, che è fondamentale per vincolare le zone incendiate e impedire qualunque tipo di speculazione da parte di chi innesca gli incendi per poi sfruttare i terreni. Molti Comuni non hanno il catasto e nelle zona in cui ci sono pericolose infiltrazioni della criminalità organizzata». Insomma, le temperature meno alte degli anni passati e le frequenti piogge estive non sono bastate a ridurre capillarmente la piaga dei roghi estivi.

Al secondo posto della classifica più nera dell’anno c’è la Calabria che tra Crotone, Cosenza e Reggio si è ritrovata con una fetta di territorio carbonizzata estesa poco meno di 1500 ettari. Terzo posto per la Puglia, con soli tre roghi preoccupanti nelle province di Taranto e Bari. Anno di grazia anche per la Sardegna, che fa i conti con i danni al turismo provocati proprio dal tempo incerto, ma che in qualche modo ringrazia perché non si è ritrovata di fronte al consueto bilancio drammatico di inizio autunno.

 

Per la grande macchina della Protezione civile nazionale e dei vigili del fuoco, che quest’anno avevano rafforzato il numero dei mezzi a disposizione, non c’è stato il grande lavoro. Dall’inizio di giugno a metà settembre, il centro operativo nazionale ha ricevuto 197 richieste d’intervento e il numero delle missioni fatte scattare sul fronte del fuoco sono state 528. I soliti gli obiettivi più frequenti: la Sicilia e la Calabria.



Per contattarci cliccate sulla busta sopra. Saremo lieti di rispondervi :)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *