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Tagli ai permessi sindacali Adesso è guerra di cifre

Live Sicilia




Un articolo del disegno di legge sulla spending review prevede il taglio del 90% per le assenze dei dipendenti regionale motivate da attività sindacali. Ma tre sigle insorgono: “I dati diffusi da Armao sono fasulli”. L’assessore replica: “Sono i numeri resi noti dalla Corte dei conti”

Tagli ai permessi sindacali Adesso è guerra di cifre
I 62 commi che compongono il ddl sulla cosiddetta “spending review” siciliana sono infarciti di misure certamente impopolari, dolorose, ma secondo l’assessore regionale Armao, assolutamente necessarie. Il problema è che, in certi casi, non sembrano chiari nemmeno i numeri sui quali operare i tagli. È il caso, ad esempio, di quello che nell’emendamento approntato da Armao era il “comma 18 bis”, riguardante i permessi sindacali. La norma prevede un’indicazione molto semplice: “Le aspettative ed i permessi sindacali fruiti dalle OO.SS. dei dipendenti cui trova applicazione il CCRL dei dipendenti regionali è ridotto del 90% della misura in atto vigente”.

Ma a quanto ammonta quel 90%? Già, sui permessi sindacali dei dipendenti della Regione è guerra di cifre tra l’assessore Armao e i sindacati. Armao, infatti, fa riferimento ai dati contenuti nel rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2011 della Corte dei conti. Secondo la Corte, per i lavoratori della Regione siciliana, i permessi al 2011 ammontavano a 775 minuti e 50 secondi. Un numero che può dire poco se non lo si confronta con i dati riguardanti, sempre stando al rendiconto della Corte, i dipendenti statali: 76 minuti e 30 secondi. Insomma, i sindacalisti siciliani avrebbero a una quota di permessi sindacali superiore di dieci volte a quelle dei colleghi statali.

Una cifra smentita oggi dai sindacati Cobas Codir, Sadirs e Siad: “I dati diffusi sulle prerogative sindacali nella Regione Siciliana dall’assessore Gaetano Armao a supporto del comma 18bis, di sua stesura, nella “spending review” – scrivono – sono privi di ogni fondamento, in quanto riferiti ad alcuni anni or sono, ancor prima che intervenisse l’accordo, sottoscritto in data 14 marzo 2011, tra Aran Sicilia e organizzazioni sindacali in seguito alle direttive del presidente Raffaele Lombardo che ha dimezzato il contingente dei permessi sindacali da 35.000 giornate complessive (distribuite tra 8 organizzazioni sindacali rappresentative) a 18.375 giornate. Il numero, infatti, di minuti per permessi sindacali attribuito dalla Regione alle organizzazioni sindacali è di 360 minuti per dipendente e non di 775 minuti e 30 secondi (come erroneamente affermato dall’assessore all’Economia)”.

Insomma, secondo i sindacati il numero complessivo delle ore di permesso corrisponde alla metà di quanto indicato da Armao. E sempre secondo le sigle, anche il raffronto con i permessi dei dipendenti statali non è descritto in maniera corretta: “Oltre ai 76 minuti e 30 secondi previsti dal contratto nazionale quadro – scrivono Cobas Codir, Sadirs e Siad – vanno considerati altri ulteriori parametri. Innanzitutto, altri 18 minuti e 50 secondi, se si fa riferimento al comparto enti locali (che conta 600mila dipendenti), oppure altri ulteriori 27 minuti se si fa riferimento al comparto degli enti non economici (che conta 57mila dipendenti e che, quindi, è quello più vicino alle caratteristiche della Regione siciliana in termini numerici): si tratta di ulteriori minuti di permessi sindacali attributi per partecipazione a direttivi e riunioni di organismi statutari oltre che per le confederazioni sindacali. In definitiva, a livello nazionale, va considerato un parametro minimo di circa 100 minuti per dipendente (e non quindi di 76 minuti e 30 secondi come sostenuto dall’assessore Armao o dalla stessa Corte dei Conti). Ma alla Regione – prosegue la nota – il calcolo viene fatto su circa 16.000 dipendenti di ruolo non tenendo conto di tutto il bacino dei lavoratori realmente assistiti dai sindacati rappresentativi (circa 1.000 precari regionali, 26mila operai stagionali forestali, lavoratori pip, lsu, società partecipate etc.)”.

Semmai, secondo i sindacati il confronto andrebbe fatto con un altro settore di impiegati, quello del “comparto nazionale degli enti non economici, mentre alla Regione siciliana – spiegano i sindacati – che conta 16 mila dipendenti viene attribuita un’aspettativa ogni 650 dipendenti (21 aspettative totali), l’Aran nazionale prevede per quel comparto di 57mila dipendenti il numero di 192 aspettative, ovvero un’aspettativa ogni 296 dipendenti, con ulteriori 205 minuti, quindi, da aggiungere ai 100 minuti attribuiti a livello nazionale per permessi sindacali, per un totale di 305 minuti di libertà sindacali attribuiti per ciascun dipendente. Non, quindi, un rapporto di 1 a 10 (“il mille per cento…”) come sostenuto, strumentalmente, dall’assessore Gaetano Armao (utilizzando i dati dell’anno 2003, superati dall’entrata in vigore di accordi restrittivi tra Aran Sicilia e sindacati), ma, effettuando il confronto con una categoria nazionale più simile dal punto di vista dei numeri, di 360 minuti alla Regione contro i 305 minuti per dipendente attribuiti al comparto nazionale di riferimento (enti non economici)”.

Puntuale la replica dell’assessore Armao: “I dati su permessi e aspettative sindacali – ha detto – sono quelli della Corte dei conti, espressi nel giudizio di parifica e ribaditi due giorni fa alla Commissione bilancio della Camera e mai smentiti dal sindacato. Il sindacato – aggiunge – svolge una funzione insostituibile ed incessante nella difesa dei lavoratori e per il progresso della Sicilia e questo eè fuor di dubbio. Ma proprio per questo è chiamato a dare uno straordinario contributo alla revisione della spesa e al contenimento dei costi di un apparato che, sebbene svolga funzioni che in altre regioni sono assolte dallo Stato, ha tuttavia una dimensione non più compatibile – conclude Armao – con le riduzioni di spesa imposte dalle manovre nazionali e che occorre conseguire nei prossimi due anni (- 4 miliardi di euro)”.

“Se tale manovra dovesse passare così come voluta da Armao – hanno però ribadito i segretari generali dei sindacati autonomi Cobas Codir, Siad e Sadirs – utilizzando dati fuori dalla realtà, si consumerebbe un’antidemocratica cancellazione dei sindacati autonomi rappresentativi e forza di maggioranza assoluta, forse perché spine nel fianco di ogni politica asservita alla clientela ed agli sperperi di palazzo”



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