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Tagli alla Calabria. Questa volta colpiti i forestali

Tagli alla Calabria. Questa volta colpiti i forestali

Dopo la beffa dei soli 23 posti lasciati disponibili per i precari calabresi del settore giustizia, un altro importante comparto passa sotto l’implacabile scure governativa, che taglia di fatto i finanziamenti attesi. Sono i forestali calabresi, che si vedono decurtati di parecchi milioni le risorse per la forestazione, con le inevitabili conseguenze su tutto l’ampio settore. “L’Italia con il segno ‘più'” è l’accattivante slogan coniato dal Primo Ministro Renzi alla presentazione di ieri del testo sulla Legge di Stabilità 2016, la vecchia Finanziaria. Ma entrando negli anfratti di questa nuova manovra, il segno “più” si può associare solo ai numerosi tagli effettuati, naturalmente a danno dei lavoratori del Sud.

La Legge varata dal Governo infatti, anche se deve passare al vaglio del Parlamento e superare l’esame di Bruxelles, pur contenendo le attese riduzioni delle tasse più volte annunciate dal presidente Renzi, viene meno a quelli che sono gli impegni economici necessari per aiutare la Calabria. Non è difficile supporre che questi tagli alle tasse derivino da più significative sforbiciate in settori e comparti più delicati. Un esempio: nel testo scompaiono i 50 milioni utili alla stabilizzazione dei lavoratori LSU, vengono cancellate le già previste risorse per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego e cassata ogni risposta alla crisi del porto di Gioia Tauro.

E come se non bastasse, dal Governo si scaricano i costi delle politiche degli Ammortizzatori Sociali del vasto bacino calabrese, dei lavoratori in mobilità e in Cassa Integrazione in deroga sulle risorse regionali. Ma rimanendo sui forestali, il Governo ha deciso di decurtare dai 140milioni di euro previsti per la forestazione ben 30milioni scaricando gli effetti di tale decisione sulla Regione e sui lavoratori. Settecento solo nella provincia di Vibo Valentia, gestiti dal Consorzio di bonifica Tirreno-Vibonese (260 addetti), Calabria Verde (420 unità)  e dal Parco Naturale delle Serre (altri 50), per un totale di 7500 in tutta la Calabria, impiegati nella prevenzione dei dissesti, la tutela e salvaguardia del patrimonio forestale calabrese, compresa l’attività di forestazione e di Anti Incendio Boschivo. Sottraendo, dunque, ulteriori risorse al settore non solo vengono messi a rischio i posti di lavoro, ma vengono sottratte possibilità di nuove opportunità di lavoro, e tutta una tutela del territorio di cui invece la Calabria ha fortemente bisogno.

Come facilmente intuibile, le parti sociali già sono in fermento, pronti mobilitarsi contro questa politica, «a cominciare – fanno sapere dalla segreteria regionale della Cgil – dalla manifestazione unitaria nazionale del 28 Novembre del Pubblico Impiego e della scuola», mentre invocano la deputazione calabrese a far sentire il proprio peso. Ma dalla segreteria Flai-Cgil di Vibo Valentia, Battista Platì, segretario generale, e Rinaldo Tedesco, segretario d’organizzazione, entrano ancora più nel dettaglio circa i rischi che ulteriori tagli al comparto provocherebbe.  «Crediamo sia indispensabile avviare da subito nella nostra regione un piano per il lavoro (peraltro da noi più volte sollecitato), nel settore della salvaguardia ambientale e della forestazione. Quello che si dovrebbe evitare in questa fase delicata che attraversa il settore, è praticare una politica dei proclami a dispetto di una politica della concretezza: occorre insomma puntare, senza tentennamenti, a mette in sicurezza il fragile territorio calabrese, avviare progetti di forestazione di tutela e salvaguardia del patrimonio forestale, coinvolgere i forestali calabresi nel sistema di protezione civile, attraverso programmi di formazione per gli addetti oltre ha prevedere la necessità di nuove assunzioni. Il tutto alla luce delle modifiche climatiche che sempre più investono l’intero territorio calabrese già fragile dal punto di vista idrogeologico, altro che tagli indiscriminati al settore della forestazione. Bisogna anzi investire – concludono i due sindacalisti del settore agroindustriale – per dare sicurezza ai territori e possibilità di sviluppo sopratutto nelle aree montane che di più soffrono lo spopolamento e l’isolamento».



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