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Trentino: Una “task force” per catturare Daniza

Trentino: Una “task force” per catturare Daniza
La trappola a tubo è stata posizionata tra la Val di Genova e la Val Nambrone: sulle tracce del plantigrado un team di espertidi Luca Pianesi

TRENTO. Nessun allarme è scattato nella notte a cavallo tra sabato e domenica e la grossa trappola a tubo allestita in Val Rendena per catturare Daniza, l’orsa che ha aggredito un fungaiolo nei boschi sopra Pinzolo nella giornata di Ferragosto , non è entrata in funzione per tutta la giornata di ieri e nemmeno nelle ultime ore. Daniza, i cui spostamenti sono costantemente monitorati grazie al radiocollare, e i suoi due piccoli non hanno “abboccato” all’esca posizionata dai forestali e si sono anzi allontanati risalendo verso la Val di Genova e la Val Nambrone. Si sono quindi stabilizzati in quell’area «in una zona che ci lascia abbastanza tranquilli – spiega il dirigente del dipartimento territorio, agricoltura, ambiente e foreste della Provincia Romano Masè – perché è molto poco frequentata dall’uomo e quindi non dovrebbe esserci il “rischio” che si verifichino nuovi incontri».

Sulle tracce della famiglia di plantigradi ci sono una decina di operatori forestali,contro cui “tifano” migliaia di persone che stanno esprimendo tutta la loro rabbia via web con l’hashtag #iostocondaniza . Cinque di questi formano un team specializzato nel recupero e nella cattura degli orsi (hanno già compiuto molte operazioni di questo tipo da quando il progetto “life ursus” è attivo dai primi anni 2000), gli altri sono in appoggio e si occupano del supporto, della comunicazione e di tenere monitoraggio dell’animale. I primi, ieri, hanno provveduto a posizionare la trappola nei nuovi boschi scelti da Daniza quelli a cavallo tra la Val Nambrone e la Val di Genova.

«La trappola a tubo è molto ingombrante – racconta Masè – e quindi può essere piazzata solo sulle strade forestali. E’ uno strumento molto utilizzato in tutta Europa e che da anni applichiamo anche qui in Trentino perché garantisce in maniera pressoché totale la salute dell’orso. Una volta che l’animale entra, infatti, attirato dalle esche che poniamo all’interno scatta immediatamente lo sportello che gli chiude ogni via di fuga. A quel punto l’orso può anche muoversi, agitarsi, ma non si farà mai male perché non ci sono spigoli, non ci sono sporgenze e non può ferirsi in alcun modo. Il tubo è liscio e si adatta perfettamente alla fisionomia dell’animale. Al momento del suo ingresso nella trappola poi – prosegue il dirigente provinciale – scatta un allarme che avverte i nostri operatori della cattura. A quel punto la squadra di recupero entrerà in funzione e dovrà agire in tempi molto rapidi perché all’esterno della trappola dovrebbero restare i cuccioli incustoditi».

Tutta l’operazione è strutturata per creare meno traumi possibile alla famiglia di orsi e per garantire gli operatori da eventuali pericoli. Per questa ragione il dipartimento territorio, agricoltura, ambiente e foreste della Provincia ha scelto di non narcotizzare l’animale con dei dardi. «La tecnica del free racing – conclude Masè – è stata esclusa per non mettere in pericolo i nostri forestali. I movimenti di Daniza li conosciamo perfettamente ma per spararle un proiettile con del sonnifero avremmo prima dovuto seguirla da vicino, attraverso i boschi, e poi avvicinarla ulteriormente per fare fuoco a non meno di 20, massimo 30 metri di distanza. Il narcotico, poi, ci mette del tempo prima di fare effetto. Insomma avremmo esposto troppo i nostri operatori».

La salute di Daniza e dei suoi orsetti, dunque, dovrebbe essere al sicuro ma la caccia è aperta e la loro cattura potrebbe essere una questione di ore.



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