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Umbria: Lavoratori dell’Agenzia Forestale in stato di agitazione

Umbria: Lavoratori dell’Agenzia Forestale in stato di agitazione

E’ stato di agitazione per i lavoratori dell’Agenzia forestale: “E se continueranno a mancare risposte il sindacato è deciso a manifestare sotto il palazzo della Regione”. Nel corso della conferenza di giovedì 24 aprile, che si è tenuta presso la Cisl, Dario Bruschi della Fai Cisl, Massimo Venturini della Cgil e Stefano Tedeschi della Uila Uil hanno descritto una situazione di tensione e forte incertezza che caratterizza i circa 600 addetti agricolo-forestali con contratto privatistico.
“I sindacati stanno attendendo una risposta dalla Regione, che si era impegnata nei mesi scorsi a prevedere un fondo specifico di rotazione all’interno del bilancio necessario a dare liquidità all’Agenzia forestale, continuità agli stipendi dei dipendenti, garanzie per il parco macchine e strumenti da lavoro e ad apportare le modifiche alla legge regionale costitutiva per attribuire all’Agenzia le deleghe sulla bonifica ed impianti irrigui, per non far sentire questi dipendenti come i ‘parenti poveri’ rispetto agli altri di enti regionali. “Impegno –hanno chiosato i segretari- che è stato disilluso con l’approvazione del bilancio regionale”.
Lo stato di forte incertezza che si registra tra i lavoratori che sono quotidianamente impegnati nella tutela e salvaguardia del territorio scaturisce da motivi economici, legati all’incertezza sul pagamenti degli stipendi, e da questioni contrattuali. I sindacati, per questo, hanno ribadito che “il ruolo dell’amministratore delegato non può limitarsi a coinvolgere il sindacato solo per fare la questua nei confronti delle istituzioni per reperire risorse, rinviando questioni salienti come quelle riferite all’inquadramento contrattuale dei lavoratori. Inquadramento che deve essere riallineato”.

Infine, ai segretari appare assurdo che per riuscire a far erogare la produttività del 2012 per gli operai della ex Comunità Montana del Trasimeno saranno costretti a procedere per via giudiziale. “Diventa indispensabile a questo punto –hanno concluso i sindacalisti- creare le condizioni giuste per armonizzare i trattamenti, ad oggi diversi per effetto delle contrattazioni effettuate negli anni nelle ex 9 comunità montane”.



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