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Il lato oscuro Forestale. Attività illegali del legno, seconda solo a quella del narcotraffico

I traffici e le attività illegali nel settore foresta-legno fruttano alla criminalità mondiale tra 30 e 100 miliardi di euro ogni anno. E il 20% delle importazioni di produzioni forestali nella Ue sono illecite. A Roma il 14 luglio i risultati del progetto Trees

ROMA. Il volto sporco del mondo forestale è poco noto, ma i suoi lineamenti sono agghiaccianti: dai 30 ai 100 miliardi di euro ogni anno finiscono infatti nelle tasche della criminalità organizzata di tutto il mondo, frutto di molteplici attività illegali legate al settore foresta-legno. Un fatturato secondo solo a quello del narcotraffico, messo a nudo nel capitolo dedicato al mondo del legno del rapporto Ecomafie 2016 di Legambiente, curato da Antonio Brunori ed Eleonora Mariano del Pefc Italia, sezione nazionale dello schema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso in Italia e nel mondo.

Un’azione di contrasto a livello europeo. Per contrastare il problema l’Ue ha varato negli ultimi anni i regolamenti Flegt e Timber Regulation, che impongono agli operatori economici del settore legno di ottenere dai propri fornitori informazioni sulla provenienza del materiale importato, per tentare di minimizzare il rischio di provenienza da fonti illegali.

Tra gli obiettivi principali c’è quello di fare luce sul traffico illegale di legname ed evidenziare le falle degli attuali regolamenti Ue: a questo scopo la direzione affari interni della commissione europea, nell’ambito del programma Isec di prevenzione e lotta al crimine, ha finanziato il progetto Trees, del quale il Pefc è partner. I risultati delle ricerche effettuate nei Balcani verranno presentati in un incontro pubblico a Roma il 14 luglio presso i locali del Crea – Centro di ricerca per la patologia vegetale, in via C.G. Bertero 22.

Il 30% dei tagli forestali nel mondo è illegale. Il dossier curato da Pefc Italia nell’ambito del rapporto Ecomafie 2016 di Legambiente, che riprende analisi del programma Onu per l’ambiente Unep e dell’Interpol, evidenzia come “le attività illegali nel settore foresta-legno siano pari a circa il 30% del totale dei tagli forestali, tali da contribuire con una percentuale compresa tra il 50% e il 90% alla deforestazione di alcune aree tropicali quali Africa centrale, Amazzonia e Sud-Est asiatico”.

Il fenomeno coinvolge direttamente l’Europa e quindi anche il nostro Paese. In particolare, almeno il 20% dei prodotti di origine forestale (derivati da legno e carta) che arriva nel vecchio continente è importato illegalmente e senza alcuna tracciabilitàproveniendo da processi di deforestazione, frode doganale, illeciti amministrativi, corruzione e altri crimini ambientali e finanziari. “Secondo Forest Trends – si legge nel rapporto – nel 2011 la Ue a 27 Stati ha importato legno e prodotti legnosi (esclusa carta e polpa di cellulosa) per un valore di 15,11 miliardi di euro”.

La situazione in Italia. Cina, Russia, Sud-Est asiatico, Est Europa, America e Africa centrale: queste le principali aree di esportazione verso l’Italia e l’82% dei prodotti importati da questi Paesi arriva da zone ad alto rischio di corruzione. Il nostro Paese, quarto importatore al mondo di legno (con oltre 10 miliardi di euro di fatturato), appare particolarmente esposto ai flussi illeciti ed è infatti il primo mercato per l’import di tronchi e altri prodotti legnosi provenienti da Paesi riconosciuti a livello mondiale per gli alti livelli di illegalità del settore, quali Bosnia, Albania, Serbia, Romania, Camerun e Costa d’Avorio. “Sotto questo profilo sono del tutto realistiche, e forse anche stimate per difetto, le stime ufficiali, che individuano in un range tra il 10 e il 20% il legname tagliato o commercializzato illecitamente nel nostro Paese, per un fatturato di circa due miliardi di euro”, spiegano i due autori del capitolo di Ecomafie.

Conseguenze non solo economiche. Non è un caso che, solo nel 2014, il settore foresta-legno in Italia abbia subìto 41mila controlli, con conseguenti 5mila sanzioni amministrative, 500 persone denunciate e 12 arresti o fermi da parte del Corpo Forestale dello Stato. I danni del fenomeno sono ovviamente soprattutto economici ed altrettanto importanti le ripercussioni ambientali e sociali su scala globale, quali deforestazione, inquinamento delle acque, cambiamento climatico, perdita di biodiversità, conflitti per il possesso delle risorse primarie, violazione dei diritti umani, corruzione, sottrazione di territori alle comunità indigene.

repubblica

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Written by forestalinews

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