in , ,

A Piano Battaglia gli impianti sciistici restano chiusi. Rischia di essere vanificato investimento di 3 milioni

Ci sono la neve, le strutture e un mercato turistico con un potenziale importante, ma gli impianti della stazione sciistica di Piano Battaglia, sulle Madonie in provincia di Palermo, restano chiusi. La stagione di quest’area, con cinque chilometri di piste, in uno degli ambienti più suggestivi d’Europa, si può dire definitivamente archiviata. Quella che andiamo a raccontare è una storia di speranza e caparbietà imprenditoriale disincentivate da un imponente muro burocratico.

Una storia costellata da lentezze e errori
Una storia che parte nel 2009 con il progetto di riavviare gli impianti storici delle Madonie .  Una storia costellata da lentezze e errori che appaiono madornali e decisivi. L’impianto di risalita viene realizzato con un cofinanziamento pubblico-privato, una sorta di project financing, dalla Piano Battaglia srl: il valore degli impianti è di tre milioni (al netto di Iva e altri oneri) di cui 600mila euro investiti dalla Piano Battaglia srl e il resto messo a disposizione dall’Unione europea. Insomma, il modello sembra quello giusto: a guidare l’operazione la Città metropolitana di Palermo (che ha preso il posto della Provincia). Viene stipulato un contratto con la Piano Battaglia srl per la gestione degli impianti di risalita ma in quel contratto non viene inserita la manutenzione e la gestione delle piste. Un vero problema, anzi il problema dei problemi perché, spiega  Antonio Catalano rimasto unico socio della Piano Battaglia, «la legge 363/2003 prevede che nelle aree sciistiche attrezzate vi sia un unico gestore per le piste e gli impianti di risalita».

La paralisi delle attività
Dal 2017, anno di riapertura degli impianti, all’anno scorso la Città metropolitana di Palermo ha affidato la manutenzione delle piste alla stessa società che gestisce gli impianti di risalita: «Lo abbiamo fatto – dice Catalano – e ci è costato parecchio: il primo anno abbiamo perso 137mila euro, il secondo 231mila e il terzo 289mila euro. Così abbiamo chiesto di regolarizzare il tutto, prevedendo costi e ristoro per la gestione delle piste: un lavoro che costa 300mila euro l’anno». Anche per poter programmare meglio visto che la gestione deve (ma sarebbe meglio dire a questo punto dovrebbe) durare 29 anni.

Ma a questo punto, come direbbero a Palermo, si sono fermati gli orologi per dire che si è arrivati alla paralisi: la proposta della Piano Battaglia non è stata accettata e la Città metropolitana ha avviato la gara per affidare a un’altra impresa la manutenzione delle piste. «Noi non possiamo partecipare – dice Catalano -, la legge dice che il gestore deve essere unico ma lo dice anche la nostra assicurazione». Il primo effetto di questo braccio di ferro tra la Piano Battaglia srl e la Città metropolitana è stato il licenziamento di 18 persone.

L’appalto
La gara, cui sono state invitate 113 aziende, è andata avanti. Ad aggiudicarsi i lavori un’azienda che si occupa di pavimentazione stradale: «Noi non mettiamo in dubbio la capacità di questa azienda. Ma una cosa è asfaltare strade, un’altra è fare la manutenzione di una pista a 1600 metri di altitudine e sotto la neve» dice Catalano. Il quale ha già fatto partire una diffida ma non si arrende: «Quest’anno gli impianti restano chiusi. L’assicurazione con noi è stata chiara: se anche qualcuno dovesse avere la gestione delle piste loro darebbero immediatamente disdetta del contratto con noi».

Un danno enorme per l’intera area: secondo alcuni calcoli il valore dell’indotto (che in questo caso viene a mancare) è di almeno tre milioni senza considerare eventuali investimenti e i costi in termini di fiducia: «Siamo partiti in 5, poi siamo diventati 14, e infine gli altri di fronte a tante difficoltà sono scappati» conclude Catalano.

Il groviglio normativo
Dal canto suo la Città metropolitana di Palermo con una nota precisa che «La Regione siciliana non ha ancora recepito la legge 363/2003, né tantomeno ha adottato misure per definire tutti gli aspetti legati alla gestione degli impianti e dell’area sciabile né ha definito i rapporti finanziari legati alla gestione» affidando ogni speranza a un tavolo tecnico. In attesa del tavolo tecnico però il nodo non è stato affatto sciolto: dalla Regione siciliana non è arrivata alcuna notizia sulla possibile applicazione, per così dire dinamica, della legge nell’isola. Mentre c’è chi sostiene che la legge 363/2003, all’articolo 22, prevede che possa essere applicata nelle regioni (o province) a Statuto speciale.

Al comma 3 dell’articolo 22 c’è scritto che «le norme della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano in quanto compatibili con i rispettivi statuti speciali e le relative norme di attuazione». Mentre il comma 1 sempre dell’articolo 22 della legge 363/2003 lascia intendere tutt’altro: «Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono tenute ad adeguare la propria normativa alle disposizioni di cui alla legge stessa e a quelle che costituiscono princìpi fondamentali in tema di sicurezza individuale e collettiva nella pratica dello sci e degli altri sport della neve».  Insomma materia da giuristi o forse è meglio dire da avvocati . E purtroppo, in Sicilia, non è la prima volta.

L’impatto sull’econ0mia
Mentre dalle Madonie arriva l’invito a tutti gli enti interessati a far uso di buon senso per riaprire le piste la cui chiusura : «è una sciagura per l’asfittica economia delle nostre montagne – dice il portavoce di Uniti per le Madonie Franco Scancarello –. Abbiamo chiesto insieme a Cittadinanza Attiva Sicilia, un incontro urgente al sindaco della Città metropolitana di Palermo Leoluca Orlando, titolare delle piste e proprietario degli impianti di risalita. Siamo convinti che ogni ente debba effettivamente sforzarsi per fare quanto di competenza immediatamente, se vuole effettivamente il funzionamento di Piano Battaglia.

Se ci fosse l’effettiva volontà e disponibilità di tutti, in due settimane si potrebbe essere in condizione di far ripartire la stazione sciistica trovando le soluzioni amministrative e legislative per risolvere definitivamente i problemi sollevati dalla Piano Battaglia Srl».

What do you think?

Written by forestalinews

Per contattarci cliccate sulla busta sopra. Saremo lieti di rispondervi :)

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Loading…

0

Comments

0 comments

Gestione foreste e mancate risorse. 11 Febbraio manifestazione dei Forestali davanti la sede della Regione Basilicata

Rassegna Stampa. Le Prime Pagine di oggi 27 Gennaio