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Banca della Terra di Sicilia, pronto il bando per 1.100 ettari

Entro la fine di giugno saranno disponibili le perizie estimative del valore dei fondi rustici utili per la determinazione del canone di concessione, che avrà durata di 20 o trent’anni. Priorità ai giovani agricoltori under 41

Per il primo bando della Banca della Terra di Sicilia si è dovuto attendere sei anni. Adesso, dopo l’annuncio del presidente della Regione Nello Musumeci, per potere chiedere l’assegnazione dei terreni presenti nella Banca della Terra di Sicilia, attualmente poco più di 1.100 ettari, si dovrà aspettare ancora qualche settimana.

Entro la fine di giugno, infatti, saranno disponibili le perizie estimative del valore dei fondi rustici utili per la determinazione del canone di concessione. Per l’operazione, l’assessorato regionale all’Agricoltura ha chiesto la collaborazione della Federazione regionale dei dottori agronomi e forestali, del Collegio dei periti agrari e della Federazione regionale agrotecnici.

I terreni e i manufatti agricoli che verranno messi a bando in questa prima tornata, appartengono in parte (430 ettari) al Dipartimento regionale sviluppo rurale (ex Azienda Foreste) e per il resto (724 ettari) alle Aziende sanitarie della Regione siciliana.

Priorità ai giovani agricoltori

Il bando è ancora in via di definizione, tanto che non è stata ancora stabilita la durata della concessione. «Sarà almeno ventennale, forse anche trentennale – anticipa l’assessore all’Agricoltura Edy Bandiera – poiché dobbiamo consentire una progettualità di ampio respiro temporale: l’agricoltura ha bisogno di investimenti e tempo per produrre reddito».

Di sicuro c’è che, come prevede l’atto d’indirizzo inserito nella delibera della giunta di governo del 25 marzo dello scorso anno «i primi destinatari saranno i giovani agricoltori che non hanno compiuto 41 anni alla scadenza del bando, che intendano insediarsi per la prima volta in un’azienda agricola o che si sono insediati da non più di 60 mesi alla data di scadenza del bando».

La Banca della Terra di Sicilia, istituita con l’articolo 21 della legge regionale n. 5 del 31 gennaio 2014, non ha nulla a che vedere con la Banca della Terra gestita da Ismea. In quest’ultima confluiscono i fondi agricoli acquistati dagli agricoltori che non riescono più a pagare le rate del mutuo. Nella Banca della Terra di Sicilia, invece, possono confluire i terreni e gli immobili residuati dalla Riforma Agraria che permangono nella disponibilità dell’Ente di Sviluppo Agricolo a conclusione della procedura di assegnazione iniziata negli anni ’50. Possono confluire, inoltre, gli immobili del demanio forestale non strettamente funzionali all’espletamento dell’attività istituzionale dell’amministrazione forestale regionale; i terreni e gli immobili di proprietà dell’Assessorato regionale all’agricoltura e degli enti sottoposti a sua tutela e vigilanza; i terreni e gli immobili degli enti locali e/o di altri soggetti pubblici. Infine, possono essere inseriti nell’Albo i terreni e gli immobili che i privati volessero mettere a disposizione della Banca.

In più c’è un’altra grande differenza: i terreni di quella gestita da Ismea vengono messi in vendita, quelli della istituzione siciliana, invece, vengono dati in concessione.

Occasione per rilanciare l’occupazione

«La Banca della Terra – sottolinea in una nota il presidente della Regione Nello Musumeci – rappresenta un’importante occasione per rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito delle aree rurali. Con questo strumento puntiamo a valorizzare il patrimonio agricolo forestale, pubblico e privato, incolto o abbandonato, favorendo, tra l’altro, il ricambio generazionale nel settore. Con questo primo bando “sperimentale”, al quale ne seguiranno altri, andiamo incontro alla volontà di adesione alle opportunità offerte dal Psr che abbiamo registrato, da parte di tanti siciliani aspiranti agricoltori. C’è un grande fermento tra i giovani dell’Isola, desiderosi di ritornare alla terra. In questo modo vogliamo metterli in condizione di avviare un’attività agricola, senza doversi sobbarcare gli oneri derivanti dall’acquisto dei terreni, che avrebbe costi proibitivi».

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Written by forestalinews

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