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Biden: «C’è molto da guarire». E smantella l’era Trump con 17 ordini esecutivi

Non c’è più rabbia ma non c’è neanche più il sogno. Il primo discorso del nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden allontana da quel grido di Donald Trump che nel gennaio 2016, con una smorfia da personaggio di Mad Max, prometteva la fine dell’«American carnage» a quegli americani impoveriti e arrabbiati per i tanti posti di lavoro persi. Ma in una Washington non particolarmente fredda e con il cielo azzurro, non risuona neanche il suggestivo «Yes we can» di Barack Obama. Il 2021 non è il 2008, un altro mondo, altre urgenze, non è il momento di dire quello che «si può» ma quello che «si deve» fare.

Non è stato un discorso dell’era Twitter, e non è facile farne un titolo accattivante e riconoscibile che segnerà i prossimi quattro anni ma forse è stata questa la sua forza. Nel giorno dell’insediamento, in 21 minuti, in una capitale protetta da 25mila soldati della Guardia nazionale, Biden in sostanza dice “sono qui per sistemare le cose”.

Si deve «risanare, ricostruire» quello che si è rotto: non si può riparare agli oltre 400mila morti per Covid in meno di un anno «più degli americani caduti nella seconda guerra mondiale» ma si deve ricordarli con un minuto di silenzio. Non si può trovare subito una soluzione per chi con la pandemia ha perso lavoro, casa, sicurezze «Milioni di posti di lavoro sono andati persi e centinaia e centinaia di aziende hanno chiuso». Non si può dimenticare quello che è stato in questi quattro anni e nell’ultimo mese in cui le istituzioni sono state sfregiate da estremisti e balordi con cinque morti nell’assalto ai palazzi e alle massime istituzioni. Ma si possono riaffermare dei principi che questo grande Paese indebolito e diviso sembra aver smarrito: «Oggi non celebriamo il trionfo di un candidato ma di una causa, la causa della democrazia. La volontà del popolo è stata ascoltata Abbiamo imparato di nuovo che la democrazia è preziosa. La democrazia è fragile. E in quest’ora, amici, la democrazia ha prevalso».

Biden deve ricordare cosa è successo in questi palazzi il 6 gennaio: «d ove solo pochi giorni fa la violenza ha scosso il Campidoglio, noi veniamo adesso insieme come un’unica nazione, guidata da Dio, indivisibile, per un pacifico trasferimento dei poteri come sempre abbiamo fatto da più di due secoli»

«La storia americana non dipende da uno di noi, da alcuni di noi, ma da tutti noi» scandisce, poi una frase semplice e toccante, che tradisce la sua fede, la sua età, forse chi è Joe Biden «questo è un grande paese e noi siamo brave persone».

Il nuovo presidente, espressione della Washington tanto vituperata dai movimenti anti-establishment, agisce come chi sa bene che non può godersi fino in fondo questo giorno, non può concedersi il lusso del trionfo. «Dobbiamo agire con velocità e urgenza, abbiamo molto da fare in questo inverno di pericolo e possibilità. Molto da riparare. Molto da risanare. Molto da guarire. E molto da guadagnare. Pochi periodi nella storia del nostro paese sono stati cosi pieni di sfide e difficili come quello che stiamo vivendo».

Invita a distinguere «il dissenso dalla disgregazione», parla a chi l’ha votato e a chi non l’ha fatto: «Se poi non sarete ancora d’accordo va bene. Questa è la democrazia, Questa è l’America. Il diritto di dissentire pacificamente è forse la nostra forza più grande». Si deve però «mettere fine a questa guerra incivile, democratici contro repubblicani, campagna contro città, conservatori contro liberal». Promette che sarà il presidente «di tutti gli americani». Srotola il suo manifesto per i diritti e il dialogo: «Kamala Harris è la prima donna nera vicepresidente: non mi dite che questo non cambia le cose. Sconfiggeremo l’estremismo politico, il suprematismo bianco, il terrorismo domestico». Quindi «l’unità» come unica strada «tutta la mia anima sarà rivolta a questo: riunire l’America, unire la nostra gente, la nostra nazione». Il cattolico d’origine irlandese Biden cita Sant’Agostino, «un santo della mia chiesaha scritto che un popolo è una moltitudine definita da comuni obiettivi e dall’amore». 

C’è una terza parola che il presidente scandisce come «democrazia» e «unità» ed è «verità». Dice di voler respingere l’attacco alla verità ma soprattutto quella cultura che «manipola i fatti e li fabbrica». Chiaro riferimento alla propaganda filo-trumpiana che ha scatenato sul web una offensiva di fake news e teorie complottiste senza precedenti.

Il passaggio politico che più interessa a noi europei. «Il mio messaggio a coloro che sono oltre confine. L’America è stata messa alla prova e ne è uscita più forte di prima. Ripareremo le nostre alleanze e ci impegneremo di nuovo nel mondo». Basta con l’isolazionismo di Trump, l’America è tornata e questa è senza dubbio la novità più interessante di questa nuova amministrazione americana.

Nel pomeriggio, nonostante il richiamo all’unità – o da un altro punto di vista, forse proprio per questo – firma 15 ordini esecutivi e due azioni esecutive che smantellano la presidenza Trump nel suo discorso mai citato. Tra le priorità, mascherina obbligatoria in tutti gli edifici federali, fine dello stato di emergenza con cui Trump dirottava i fondi pubblici per costruire il muro al confine con il Messico, rientro nell’accordo di Parigi sul clima, interruzione immediata del processo di uscita dall’Organizzazione mondiale per la Sanità, annullamento delle iniziative legali per escludere dal censimento gli immigrati sprovvisti di documenti, una più centralizzata e incisiva risposta alla pandemia con il recupero del “Directorate for Global Health Security and Biodefense” d’epoca obamiana, come sostegno finanziario agli americani, Biden chiederà alle agenzie governative di estendere le moratorie sui debiti federali e sulle procedure di sfratto. Naturalmente, Biden metterà fine al bando sugli arrivi dai paesi di religione musulmana.

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Written by forestalinews

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