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I cinque punti che impantanano Musumeci e la Sicilia

DISCARICHE
“Basta munnizza a cielo aperto”: è questo il titolo della petizione che il Quotidiano di Sicilia ha lanciato su change.org con il preciso obiettivo di “scuotere” le coscienze dei siciliani e permettere loro di comprendere che la dipendenza atavica dal sistema discariche ha alimentato le lobbies ed avvelenato noi e i nostri figli.

Uscire da questa gestione emergenziale ormai non più tollerabile è un dovere. Il governo Musumeci ha ufficialmente aperto all’inserimento di due impianti nel Piano rifiuti come previsto dallo Sblocca Italia ma dobbiamo “rimproverare” al nostro Presidente, un atteggiamento troppo “timido” nei confronti della possibilità, più volte sollecitata e auspicata, di realizzare impianti a basso impatto ambientale, capaci di smaltire e di trasformare in energia i rifiuti: manca una presa di posizione ferma, decisa, ma soprattutto risolutiva.

BUROCRAZIA
Personale in sovrannumero e con scarse competenze. La burocrazia regionale siciliana è tra le più “scassate” d’Europa. Malata di elefantiasi, la macchina amministrativa di Palazzo d’Orléans piange le conseguenze di una gestione clientelare delle assunzioni, tra l’altro più volte stigmatizzata dalla Corte dei Conti.
A Musumeci va certamente riconosciuto il merito di aver portato a termine, non senza fatica, la riforma della burocrazia regionale che ha visto la luce con l’approvazione all’Assemblea regionale siciliana della legge 7/2019. Tempi certi, responsabilità del procedimento, potere sostituitivo in caso di inerzia e silenzio assenso: sono queste le principali novità introdotte dalla nuova legge che abroga la vecchia l.r. 10/91 e si adegua alla normativa nazionale nell’ottica di perseguire al meglio i criteri di efficienza, economicità, efficacia, imparzialità e trasparenza che dovrebbero reggere la macchina amministrativa. Tuttavia, se da un lato nella legge si afferma, in linea teorica, il principio secondo il quale chi non fa il proprio lavoro, viene punito sia da un punto di vista disciplinare che economico, su questo fronte bisognava osare di più con sanzioni più severe ma soprattutto certe.

DEBITO
Proprio qualche giorno fa, Moody’s ha confermato il rating Ba1 alla Sicilia: certamente una scelta di “fiducia” nei confronti del governo Musumeci al quale va riconosciuto il merito di non aver acceso altri mutui e di non aver creato altri debiti. E questo, di per sé, è una buona notizia. La Regione, con tono trionfalistico, ha commentato il risultato confermando entro il 2020 la riduzione del debito a 7 miliardi. In verità, i 7 miliardi di cui parla la Regione, si riferiscono solo ai mutui, cioè al debito in senso stretto a carico della Regione. In realtà, come scritto nero su bianco dalla stessa Regione qualche mese dopo l’insediamento di Musumeci, “al 31 dicembre 2016 (…) la consistenza del debito è pari a 8 miliardi, corrispondente al 53,7% del totale delle passività finanziarie”. Ciò significa che, oltre ai mutui, ci sono altre voci che compongono il debito siciliano (derivati, debiti verso fornitori, anticipazioni di liquidità dallo Stato, ecc.) che oscilla complessivamente intorno ai 15 miliardi. Una cifra da capogiro che pesa come un macigno sui siciliani e che condiziona pesantemente l’operato del governo Musumeci, costretto a fare i conti con il passato.

MAGGIORANZA RISICATA ALL’ARS
“Non so cosa sia la maggioranza, questo governo dal primo giorno non ha maggioranza parlamentare. Abbiamo una coalizione e in questa coalizione chi vuol stare ci sta”: le eloquenti parole del Presidente Musumeci sono la fotografia di una situazione che la XVII Legislatura si porta dietro sin dalla sua nascita. La mancanza di una maggioranza solida a Sala d’Ercole complica non poco il lavoro del governo regionale poiché espone quest’ultimo al rischio di finire sotto i colpi di franchi tiratori e non è una novità il fatto che l’approvazione di una legge si trasformi ogni volta in una sorta di “lotteria”.

PIL SICILIANO INCHIODATO A 87,6 MILIARDI
Tra il 2013 e il 2017, l’Istat certifica che il prodotto interno lordo siciliano è cresciuto di appena 1,3 miliardi, passando da 86,3 a 87,6 miliardi (valori a prezzi correnti). La ricchezza prodotta in Lombardia, invece, nello stesso intervallo di tempo è cresciuta di 37 miliardi. E ancora: nel 2017 il Prodotto interno lordo pro-capite siciliano ha superato di poco i 16 mila euro (precisamente si parla di 16.254 euro), contro i 35.732 della Lombardia.
Un valore, quello dell’Isola, ben al di sotto della media meridionale (17.320 euro ad abitante) e il secondo dato più contenuto in Italia. Un Pil più basso, infatti, lo troviamo solo in Calabria (15.934 euro per cittadino).

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Written by forestalinews

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