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Consorzi forestali contro il bosco che avanza

Trovata una via per frenare lo spopolamento: i consorzi forestali potrebbero salvare il territorio. Da incuria e dall’avanzamento del bosco, quanto meno. È per questo, per vedere da vicino una pratica che potrebbe insegnare e suggerire molto al capoluogo, che nei giorni scorsi rappresentanti dell’Associazione Belluno Alpina, del Comune di Belluno, di Ponte nelle Alpi e Alpago e delle Regole di Chies hanno sconfinato in terra Lombarda.

Grazie ad un’iniziativa organizzata da Coldiretti il gruppo ha visitato Valvestino, nel Bresciano, per conoscere da vicino la realtà dei consorzi forestali. «La Regione Lombardia ha 24 consorzi forestali – spiega l’assessore ai lavori pubblici Biagio Giannone – svolgono un ottimo lavoro di manutenzione del territorio boschivo. Abbiamo voluto partecipare a questo incontro proprio per vedere da vicino le buone pratiche messe in atto da queste realtà». Oltre al locale consorzio forestale, per i partecipanti c’è stata l’opportunità di conoscere anche i consorzi di Edolo e dell’Alta Val Camonica. «Sono stati esempi molto interessanti, soprattutto per la loro forma giuridica: si passa da consorzi totalmente privati a quelli misti pubblico-privati, fino a realtà interamente pubbliche – evidenzia ancora l’assessore – Sono enti che si occupano di manutenzione del territorio boschivo, ma svolgono anche attività di tipo turistico, culturale e di promozione: una soluzione che si potrebbe rivelare interessante per alcune aree del capoluogo, in primis il Nevegal».

In particolare si guarda al progetto per combattere lo spopolamento Ronce 2020 presentato al Comune capoluogo da Belluno Alpina e sul quale pubblico e privati stanno lavorando da circa un anno. Gimmy Dal Farra, presidente e portavoce del gruppo di residenti della zona compresa tra Ronce Piandelmonte e Tassei è entusiasta della possibilità e già guarda avanti. «Sarebbe bello tenere puliti i boschi, tagliare il nostro legno, lavorarlo e portarlo in segheria e creare mobili. Ma chi lo può fare? L’Unione Montana ha già molti compiti, non riesce riflette l’uomo -. Il nostro bosco è poco gestito, non c’è una regia. Potremmo guadagnare 40 50 mila euro l’anno dal taglio delle piante vecchie e in questo modo tenere pulito il territorio e frenare l’avanzata della foresta. Il Consorzio seguirebbero solo il bosco, i sentieri e le silvo pastorali, ne farebbero parte Belluno, Limana e Ponte, sia pubblico che soggetti privati proprietari degli appezzamenti e sarebbe finanziato dai Comuni e dai fondi di confine». L’idea è allo studio, nelle prossime riunioni del tavolo anti spopolamento verrà approfondita.

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Written by forestalinews

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