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Conte si dimette e guarda al ter, ma numeri non ci sono

Ogni giorno ha la sua pena e oggi la pena si incarna nel pallottoliere del Senato e nell’immagine di un Conte ter che stenta a decollare. Con un Matteo Renzi che appare ancora decisivo: per ora resta scritta sulla sabbia la volontà di rendere i suoi numeri ininfluenti. Per tenere in piedi la maggioranza, il senatore di Rignano resta decisivo, una constatazione che rende i nervi fragili dell’intera maggioranza, dal Pd a Leu, passando da M5S allo stesso Conte.Leggi anche

I NUMERI AL SENATO

I numeri a Palazzo Madama sono infatti fermi, sotto quota 10 nonostante il passo indietro del premier Giuseppe Conte, dimissioni che nelle prime ore della giornata avevano portato i ‘pontieri’ a confidare in una svolta, 14 senatori coinvolti nei negoziati. Ma i numeri, in queste ore, vivono sulle montagne russe, così a sera sembrano scendere sotto le due cifre. Tanto che alle 19 di sera a Palazzo Chigi si respira sconforto e pessimismo, il Conte ter appare una mission impossible, le speranze di spuntarla ridotte al lumicino. Rimbalzano le voci di una telefonata tra Conte e Renzi, ma da Palazzo Chigi assicurano che no, non c’è stata nessuna chiamata.

IL PREMIER AL COLLE

Il presidente del Consiglio sale al Colle a mezzogiorno, dopo un colloquio di appena mezz’ora con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, va al Senato e alla Camera, come da prassi. Poi torna a Palazzo Chigi. Lo staff lavora a un suo discorso, un video o un post scritto da pubblicare sui social. L’ipotesi di una conferenza stampa viene seccamente smentita. Ma a sera non vi è nessuna certezza, se Conte parlerà o deciderà di tacere, anche per rispetto istituzionale. Le prossime ore saranno decisive, per ora però la strada si fa strettissima per il presidente del Consiglio. Che arrivato Papa in Cdm, dove Pd, M5S e Leu hanno professato compattezza attorno al suo nome, rischia di uscire cardinale.

IPOTESI E ‘PIANI B’

Tant’è che in maggioranza si fanno spazio già ipotesi di possibili piani B, mentre rimbalza lo scenario di un governo politico guidato da un tecnico, sulla scia del cosiddetto ‘modello Ciampi’, ossia il governo guidato nel 1993 dall’allora Governatore della Banca d’Italia. I nomi che girano sono sempre gli stessi, Carlo Cottarelli, Marta Cartabia e Luciana Lamorgese, con le due donne in pole, mentre l’ipotesi Mario Draghi sembra tramontare: in pochi credono che l’ex numero uno della Bce potrebbe mai accettare.

Appare invece complessa, al momento, la possibilità di sostituire Conte con un politico: per il Pd sarebbe difficile digerire il nome di Luigi Di Maio o Stefano Patuanelli, considerati i ‘papabili’ del Movimento, e ancor più per i grillini metabolizzare un premier dem. Nel toto-nomi entra per forza di cose anche il presidente della Camera Roberto Fico, che tuttavia accetterebbe -è pronto a scommettere chi gli è vicino- solo se il Colle lo mettesse all’angolo. Per ora comunque la maggioranza non si sfalda, fa quadrato attorno a Conte. Compattezza è la parola d’ordine che ripetono i capi delegazione di Pd, M5S e Leu nel corso di un Cdm in cui le parole di Conte suonano quasi come un commiato.

LA POSIZIONE DEL PD

I dem rinviano a domani la direzione. La sensazione, o meglio il timore che aleggia su Palazzo Chigi, è che al Nazareno vogliano tenere le carte coperte. Per ora Conte non appare in discussione, sarà il nome che la delegazione dem farà al Colle per le consultazioni. Mentre Iv non ne farà uno, il partito renziano non sembra intenzionato a mettere veti sul premier dimissionario: un modo -la lettura che viene data- per restare in gioco se Conte dovesse spuntarla e approdare a un ter. Ma la domanda che tutti si pongono è la stessa: è se non dovesse farcela? Perché in pochi al momento credono che l’avvocato di Volturara Appula resti a Palazzo Chigi.

A lasciarlo intendere, tra le righe, è il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci, da molti considerato ancor oggi un renziano di ferro nelle file dem. “Non è Conte premier a tutti i costi – dice incalzato dai cronisti – anche se il buonsenso ci guida in quella direzione”. A stretto giro arriva l’affondo di Matteo Renzi, affidato alla sua Enews. “Dopo giorni di fango contro di noi, tutto è più chiaro. Non è Italia Viva ad aver aperto una crisi: è l’Italia che deve affrontare una crisi da far tremare i polsi”. “Conte si è dimesso perché non aveva i numeri – dice ancora – Ora è possibile un governo serio, di legislatura. Noi andremo al Quirinale senza pregiudizi”.

IL M5S

Il M5S per ora tira dritto, nessuna ombra sul nome del premier. Anzi. “È l’unica persona che in questa fase storica possa rappresentare la sintesi e il collante di questa maggioranza”, sostiene il capo politico, Vito Crimi. Questo “è il momento della verità – gli fa eco Di Maio su Facebook – in queste ore capiremo chi difende e ama la Nazione e chi invece pensa solo al proprio tornaconto”.

Ma stasera, alle 21.30, è in programma un’assemblea congiunta dei parlamentari M5S, la riunione che avrebbe dovuto tenersi ieri, poi saltata per l’accelerazione della crisi e l’annuncio delle imminenti dimissioni del premier. E c’è già chi è pronto a scommettere che voleranno fendenti, che non risparmieranno i vertici del Movimento e la squadra di governo, sotto accusa per la gestione della crisi. E che finiranno per colpire anche il presidente Conte: “non mi immolo per nessuno, tanto meno per lui”, uno dei tanti sms che rimbalza nelle chat del parlamentari in vista della riunione.

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Written by forestalinews

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