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Coronavirus, rientrati 40 italiani da Mauritius: “Trattati come pacchi, è stato un incubo”

“Tutto questo è assurdo”. Massimo Marinoni è uno dei 40 italiani rientrati stanotte dalle Mauritius. Le autorità isolane non li hanno fatti neanche uscire dall’aeroporto per paura che fossero contagiati dal coronavirus: Massimo e gli altri 39 vengono da Lombardia e Veneto. Aeroporto chiuso, respinti alla frontiera, non si esce neanche dall’aereo: l’aut aut è ritornare in Italia o rimanere in quarantena per 14 giorni in un ospedale delle Mauritius.

Addio vacanze, spiaggia e sole: la scelta è obbligata, si torna in Italia. A Fiumicino l’Alitalia Az 773 arriva intorno all’una di notte. I 40, assistiti dal personale di Aeroporti di Roma, escono alla spicciolata. Più che nervosi, sono stanchi dopo diciotto ore di volo e più di tre ore di attesa fra i sedili dell’economy e una sala dell’aeroporto senza neanche passare la frontiera, senza neanche poter andare in bagno. Seduti in terra, al massimo qualche tramezzino e una bottiglia di acqua portata fugacemente da alcuni uomini armati di mascherina.

“Siamo in una specie di incubo, emotivamente siamo distrutti”, spiega Massimo Marinoni. “Se non era per il comandante dell’aereo, l’ospitalità sarebbe stata pari a zero: la Farnesina è stata un’entità astratta”. Sono rimasti ore in aereo in attesa di scendere, racconta Marinoni: “Erano tutti con le mascherine, ci stavano aspettando come fossimo marziani. Non ci hanno fatto scendere e rimbalzavano notizie fra il comandante, un ispettore della salute delle Mauritius e la Farnesina, poi il colpo di scena: scendono tutti ma non chi arriva da Lombardia e Veneto”.

Fuori dal T3 dello scalo di Fiumicino aspettano due pullman che porteranno i 40 in due hotel sull’Aurelia, ma è solo per una doccia e un veloce riposo: in mattinata partiranno tutti per Milano. “Quello che sta succedendo è assurdo”, scuote la testa Marinoni . Dietro lui arriva Luigi Cattaneo. È sconsolato, stanco, non vede l’ora di arrivare a casa. “Non ci hanno neanche controllato alle Mauritius, ora voglio solo tornare a Milano”. Tutti sono d’accordo sul fatto di essere stati discriminati senza neanche un controllo: le autorità delle Mauritius sono risaliti alle città di provenienza da passaporti e carte di imbarco ma gli stessi passeggeri hanno subito detto di arrivare da Lombardia e Veneto. Nessuna tensione al momento dell’alt sull’aereo, solo tanta incredulità.

“Siamo stati tutti insieme fianco a fianco per dieci ore in aereo, è stata un decisione priva di buon senso”, conclude Marinoni. Francesca Rossi viaggia con la madre e annuisce: la psicosi non ha nazionalità. “Uno steward ci ha detto che c’erano altri italiani che dovevano viaggiare sull’aereo di ritorno con noi ma non sono saliti, forse avevano paura di noi – spiega – tutto questo allarmismo mi sembra esagerato. In Brianza è tutto chiuso, mi pare assurdo”. Alla spicciolata escono anche gli altri viaggiatori: partiti giorni fa, sono abbronzati ma increduli di fronte a tutto quello che succedendo. E tutti sono solidali con chi è stato respinto alla frontiera. Anche la solidarietà, di questi tempi, è importante.

REPUBBLICA

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Written by forestalinews

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