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Decreto Conte. Liste di attività o meno

É stato firmato poco dopo le 19 di domenica 22 il decreto che definisce le attività essenziali che potranno continuare a essere aperte (qui l’elenco completo) dopo la nuova stretta del Governo legata all’emergenza coronavirus. Il decreto è in vigore da lunedì 23, le aziende avanno tempo per completare la chiusura fino a mercoledì 25.

Il placet al decreto è arrivato dopo una lunghissima giornata al ministero dello Sviluppo economico per mettere a punto il Dpcm varato sabato notte da Palazzo Chigi. Dopo la comunicazione del premier Conte sono arrivate infatti numerosissime richieste da parte delle aziende, culminate nella lettera aperta al premier Giuseppe Conte inviata dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che aveva chiesto di far proseguire le attività non espressamente contenute nella prima lista, ma funzionali a quelle essenziali. E i correttivi alla nuova stretta per contenere l’epidemia del Coronavirus sono arrivati.

Lista di attività aperte in 80 voci
Il decreto autorizza le attività che erogano servizi di pubblica utilità o servizi essenziali. Un elenco in 80 voci che riguarda le attività che continueranno a rimanere aperte dopo la nuova stretta per contenere l’epidemia del Coronavirus. Consentita anche attività legate alle famiglie, dalle colf e badanti conviventi, ai portieri nei condomini.

Resteranno in funzione l’intera filiera alimentare per bevande e cibo, quella dei dispositivi medico-sanitari e della farmaceutica e, tra i servizi, quelli dei call center. E la lista potrà essere aggiornata tramite decreto del Mise, sentito il Mef.

Aperte le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere autorizzate, previa comunicazione al prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva. Il prefetto può sospendere le attività se reputa non sussistano le condizioni per farle operare. Il decreto specifica che fino al provvedimento di sospensione dell’attività, le imprese possono operare sulla base della comunicazione resa.

Consentite le attività a ciclo continuo, di aerospazio e difesa
Sì alle attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto o un pericolo di incendi.

Il prefetto può sospendere le attività se reputa non sussistano le condizioni per farle operare. Il decreto specifica che fino al provvedimento di sospensione dell’attività, le imprese possono operare sulla base della comunicazione resa. L’attività non è soggetta a comunicazione se finalizzata all’erogazione di un servizio pubblico essenziale. Consentite le attività dell’industria aerospaziale e della difesa e quelle di rilevanza strategica nazionale, previa autorizzazione del prefetto.

Sospensione attività operativa dal 25 marzo
Le imprese le cui attività sono sospese per effetto del decreto avranno tempo fino al 25 marzo 2020 per completare le attività necessarie alla sospensione, «compresa la spedizione della merce in giacenza».

Le attività che, con il provvedimento, vengono sospese, «possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile».

Regole valide fino al 3 aprile
Il Dpcm uniforma la validità dei Dpcm e delle ordinanze finora emanate al 3 aprile. Le disposizioni del decreto producono effetto dal 23 marzo 20 e sono efficaci fino al 3 aprile 20. E si applicano alle scadenze previste dal decreto del presidente del Consiglio 11 marzo 2020 e a quelle previste dall’ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo 2020 i cui termini di efficacia, fissati al 25 marzo 2020, sono prorogati al 3 aprile 2020.

Divieto di trasferimento dal comune in cui si è
Divieto per le persone di trasferirsi o spostarsi in un comune diverso da quello in cui ci si trova. Un divieto – contenuto nel Dpcm, ma entrato in vigore fin da domenica 22 marzo grazie a una ordinanza congiunta Salute-Interno – che vale sia che ci si sposti con mezzi di trasporto pubblico, sia con mezzi privati. Ci si potrà muovere da un comune all’altro, dunque, solo per «comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza» o per «motivi di salute».

Il nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri deciso nella notte di sabato 21 marzo, entrerà in vigore lunedì 23 marzo. Intanto è arrivata la stretta sugli spostamenti anticipata con un’ordinanza che serve a impedire alle persone di trasferirsi dal Nord al Sud, dove il coronavirus sta avanzando più lentamente: l’obiettivo, quindi, è evitare che si formino nuovi focolai generati dai ritorni a casa. «Sono giorni cruciali. Bisogna ridurre al minimo gli spostamenti», ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza. «Chi da domani non andrà più al lavoro è essenziale che resti a casa e aiuti così tutti quelli che devono continuare a lavorare. È fondamentale che ciascuno faccia la propria parte».

La lettera del presidente di Confindustria al premier ConteVISUALIZZA

Restano chiusi scuole e musei
Restano chiusi musei, istituti e luoghi di cultura. Porte sbarrate anche per scuole e università, che potranno proseguire con lezioni a distanza o da remoto.

Aperti supermercati e negozi di prima necessità
Aperti i supermercati, tutti i negozi alimentari e di prima necessità. Ipermercati e supermercati rimarranno aperti, come ribadito dal premier Giuseppe Conte nell’annunciare la nuova stretta. «Le corse agli acquisti e le code», non si giustificano, ha spiegato Conte. Attenzione, però, agli orari e ai giorni di apertura perché, su questo punto, le Regioni si sono mosse, nei giorni scorsi, in ordine sparso e alcune, come Emilia Romagna e Veneto, hanno deciso di chiudere ipermercati e supermercati nei giorni festivi, a partire da domenica 22 marzo.

Negli ipermercati e nei supermercati, va ricordato, è stata transennata in alcuni esercizi la vendita di beni non di prima necessità (per esempio, i capi di abbigliamento).

Banche e assicurazioni
I servizi bancari e assicurativi sono tra le attività che rimarranno aperte. Per i dettagli, è bene contattare telefonicamente la propria banca o consultare il sito web. La regola è limitare l’accesso alle filiali da parte della clientela ai soli casi delle operazioni urgenti non realizzabili attraverso i canali remoti (Internet) e gli sportelli automatici che offrono diversi servizi. Per quanto possibile, quindi, è bene utilizzare i bancomat posti all’esterno delle filiali.

Per le esigenze inderogabili, invece, che richiedono la presenza in banca, si consiglia di telefonare per ricevere tutto il supporto necessario e concordare un eventuale appuntamento, come hanno precisato il presidente dell’Abi Antonio Patuelli e dal direttore Giovanni Sabatini che hanno rivolto un appello agli Italiani affinché «utilizzino al massimo tutti gli strumenti che consentono di svolgere le operazioni bancarie in via remota senza uscire di casa»,

Farmacie e consegna dei farmaci
Consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologie sanitarie e dispositivi medico chirurgici, prodotti agricoli e alimentari. Consentita ogni attività per fronteggiare l’emergenza. Le farmacie e la parafarmacie rimarranno aperte e senza restrizioni di orario. Occorre, però, recarsi in farmacia o parafarmacia solo in caso di effettiva necessità.

In presenza di sintomi da raffreddamento, febbre o difficoltà respiratorie, i pazienti sono invitati a chiamare il medico per consigli: bisogna entrare in farmacia, solo se il medico dice che si potete farlo, coprendovi naso e bocca con una mascherina o, se ne è sprovvisti, con un fazzoletto di carta monouso. Lo stesso vale per i familiari di persone con i sintomi.

Per gli anziani o le persone con difficoltà di movimento, diverse farmacie hanno attivato servizi di consegna a domicilio. L’ingresso può comunque essere limitato per evitare l’eccessiva vicinanza e il farmacista è tenuto a regolare gli afflussi.

Lavoro
Con l’ultima stretta del governo che lascia aperte soltanto le attività produttive ritenute essenziali, la forma ordinaria per il lavoro diventa di fatto lo “smart working” fino alla cessazione dell’emergenza. Le «comprovate esigenze lavorative» rimangono tra i motivi che giustificano lo spostamento rispetto alla residenza o al domicilio.

Studi professionali
Aperti gli studi professionali. Va detto anche che, su questo fronte, alcune Regioni hanno già disposto precise restrizioni. La Lombardia, per esempio, ha decretato la chiusura delle «attività degli studi professionali salvo quelle relative ai servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza».

Baby sitter, badanti e colf
Nessuna stretta sulle prestazioni lavorative di baby sitter, badanti e colf, che potranno continuare a lavorare.

Giornali e tabacchi
In tutta Italia restano aperte le edicole e i tabaccai (al netto delle attività che sono state fermate come quelle dei giochi) e deve essere garantita, come per tutti i servizi non vietati, la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. In alcune regioni, è stato poi previsto l’obbligo di limitare l’accesso all’interno dei locali a un solo componente del nucleo familiare «salvo comprovati motivi di assistenza ad altre persone».

Poste
Le Poste continueranno a operare ma, come comunicato nei giorni scorsi, il servizio è garantito con un numero «omogeneo» di uffici postali, aperti in proporzione agli abitanti di ciascun Comune. Sono state poi contingentate le aperture pomeridiane degli uffici aperti su doppio turno e di quelli aperti solo al mattino. I cittadini possono consultare gli orari tramite avvisi affissi all’esterno. È stato invece sospeso il servizio di prenotazione on line dell’appuntamento (Prenota Ticket).

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