in , , ,

Il giorno dopo le elezioni in Umbria. Cosa è cambiato

Il Pd fa i conti con Renzi, il M5S dice no ad altre alleanze. Salvini ancora non ci crede, Meloni doppia Berlusconi. La battuta di Fiorello su San Francesco.

Il Governo non si tocca. Tutto il resto va rivisto. Ecco che cosa resta nelle macerie del terremoto che ha scosso l’alleanza Pd-Movimento 5 Stelle in Umbria. Il giorno dopo il voto che ha consegnato, dopo 50 anni, Perugia e la sua regione nelle mani del centrodestra, la maggioranza che sostiene l’Esecutivo in carica si lecca le ferite e prende – ciascuno a casa sua – una decisione basata su un dato di fatto: «L’esperimento è fallito, non è meccanicamente ripetibile», dice il commissario umbro del Pd Walter Verini. Parole condivise dai grillini, i cui vertici sono inferociti per il risultato ottenuto ieri (meglio sarebbe dire non ottenuto): «Era meglio perdere da soli che perdere la faccia…», riflette la deputata perugina Tiziana Ciprini. «Il feedback che ricevevo dalla gente – racconta – era sempre lo stesso: non siete più credibili. Purtroppo, iniziare a sperimentare l’alleanza territoriale col Pd proprio in Umbria è stato il colmo».

Il giorno dopo, cos’è cambiato? Guardando verso sinistra, probabilmente il dover prendere atto del fatto che l’alleanza di governo, fatta nel modo in cui è stata costruita, non ha convinto le realtà locali. Abbassa la testa il leader del Movimento, Luigi Di Maio, il grande sconfitto delle elezioni umbre con il suo nemmeno 8% dei consensi, che oggi dice: «Quello tentato in Umbria dalle forze di maggioranza era un esperimento. Non ha funzionato questo esperimento. Tutta la teoria per cui si diceva che se ci fossimo alleati con un’altra forza politica saremmo stati un’alternativa, non ha funzionato. Abbiamo visto che si tratta di una strada non praticabile». Il ministro degli Esteri, capo della diplomazia italiana, insinua poco diplomaticamente che «il M5S va meglio quando va da solo». Il che significa che alle prossime regionali in arrivo, in Calabria ed in Emilia Romagna, ognuno farà il proprio gioco.

Lo stesso dicasi per il Pd. Il segretario Nicola Zingaretti annuncia oggi: «Rifletteremo molto su questo voto e le scelte da fare». Parole che non riguardano soltanto il Movimento 5 Stelle ma quella costola d’Adamo che si è staccata dal corpo del suo partito poche settimane prima del voto in Umbria. Già, quell’Italia Viva di Matteo Renzi che non ha risparmiato polemiche sulla manovra, palesate con la sua assenza all’evento organizzato venerdì da Di Maio in chiusura di campagna elettorale, proprio con la manovra al centro e, attorno, il premier Giuseppe Conte e i leader di tutti i partiti di governo. Tranne, appunto, Renzi. Oggi Zingaretti dice: «Il voto certo non è stato aiutato dal caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica del Governo». Tra gli effetti della disfatta in Umbria, dunque, c’è da mettere in conto l’allontanamento dei due ex compagni di partito. Anche se, candidamente, oggi Renzi promette: «Nessuna crisi, per me la scadenza del Governo è il 2023». Cioè, quella naturale.

Ricapitolando: il giorno dopo le elezioni in Umbria, che cos’è cambiato nella maggioranza di Governo? Tutto e niente. Tutto perché da oggi si guardano con maggiore diffidenza. Niente perché M5S, Pd e renziani continueranno a sostenere l’Esecutivo di Conte.

E dall’altra parte che succede? Smaltita la sbornia, il successo del centrodestra sbatte contro il muro dell’impotenza. Lega e Fratelli d’Italia (visti i suoi numeri, Forza Italia si accoda e ringrazia) sanno (ma non lo dicono, anzi: criticano chi ne parla) di aver preso in mano una regione di 900mila abitanti, rispettabilissima, per carità, ma numericamente molto inferiore ad altre. Tuttavia, sono consapevoli del fatto che per arrivare a Palazzo Chigi tocca aspettare. Tant’è che questa mattina a Rtl 102.5, Giorgia Meloni escludeva l’ipotesi di una mozione di censura contro il Governo: «Tanto – ammetteva Meloni – i numeri in Parlamento ce li hanno loro».

Matteo Salvini non smette di sorridere da ieri sera. Ha preso dei numeri in Umbria che, probabilmente, nemmeno lui stesso si aspettava. In alcuni Paesi ha superato il 60%, in altri ha sfiorato l’80%. Nemmeno a Bergamo ha mai avuto tanti consensi. Ad Assisi, un cittadino su due ha votato Lega. Alla presentazione di Rai Play, Fiorello diceva questa mattina: «Mi sa che San Francesco lacrimava mojito».

Anche se è Giorgia Meloni quella che deve ringraziare il Poverello per il risultato ottenuto. Mai si sarebbe sognata di doppiare il suo mentore, quel Silvio Berlusconi che tempo fa le fece un posto nel suo quarto Governo dandole il ministero della Gioventù e che, dopo la scissione, è stata capace di andare oltre il 10% contro il 5 e poco più dell’ex Cavaliere.

E allora ecco un altro segnale di cambiamento che ci offre il risultato elettorale in Umbria. Se le cose vanno avanti così (ce lo diranno i prossimi test regionali in Calabria ed in Emilia) il centrodestra passerà da essere un trilocale ad un bilocale con stanza per gli ospiti. Cioè per quelli che dopo un po’, si sa, fanno la fine del pesce.

L’AUTORE: 

laleggepertutti

What do you think?

Written by forestalinews

Per contattarci cliccate sulla busta sopra. Saremo lieti di rispondervi :)

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Loading…

0

Comments

0 comments

Sbloccati dalla giunta Regionale i fondi “congelati” per Forestali,pip,Ersu…..

Difesa attiva sugli incendi boschivi. Il cittadino in primo piano